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Ogni cosa sprigionava una promessa di sesso, di opulenza - Lauren Groff

<< Era inebriato. Da cosa? Da tutto. Dall'appartamento nel West Village col suo giardino perfetto, accudito da quella megera inglese del piano di sopra, le cui grasse cosce, anche adesso, erano tra i gigli tigrati. Una sola camera ma enorme, seminterrata ma ad affitto bloccato. Dalla cucina o dal bagno si vedevano sfilare i piedi dei passanti, calli e caviglie tatuate; ma si era al sicuro sepolti là sotto, nascosti dalle calamità, isolati da uragani e bombe grazie alla terra e a strati di strada. Dopo essere stato un nomade tanto a lungo, si era radicato in questa casa, radicato in questa moglie dai lineamenti graziosi e gli occhi da gatta triste, lentiggini e il corpo alto e allampanato che sapeva di proibito. Che cose terribili che aveva detto sua madre quando l’aveva chiamata per dirle che si era sposato. Cose orribili. Gli veniva da piangere solo a pensarci. Ma oggi perfino la città pareva in bella mostra come un menu di degustazione; si era all’inizio degli scintillanti anni novanta; le ragazze portavano i glitter sugli zigomi; i vestiti erano cangianti, trapuntati con filo d’argento; ogni cosa sprigionava una promessa di sesso, di opulenza. Lotto si sarebbe tracannato tutto. Tutto era bellezza, abbondanza. E lui era Lancelot Satterwhite e aveva un sole ardente dentro di sé. Era questo splendido “tutto” che stava scopando adesso.>>
 
 
(Lauren Groff, "Fato e furia", trad. di Tommaso Pincio, Milano, Bompiani, 2016, p. 55-56)

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