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Rock. La musica che mi ha salvato la vita - Wim Wenders

<< Se non fosse stato per Chuck Berry, Gene Vincent, Elvis Presley, gli Everly Brothers o Eddie Cochran, io non avrei mai conosciuto quel gran desiderio di crescere, per poter essere abbastanza grande da riempire da solo quel jukebox. Senza questi primi rock'n'rollers non avrei passato la mia gioventù nelle gelaterie o sui prati e non avrei speso le mie notti ascoltando Radio Luxembourg tenendo una vecchia radio a transistor sotto il mio cuscino. Il Rock'n'Roll mi ha fatto sopravvivere alla dolorosa età della pubertà. Ha dato un punto focale ai miei vaghi ma intensi desideri.
Se non fosse stato per il Golden Gate Quartet e, subito dopo, per John Lee Hooker, io non avrei conosciuto il lato spirituale e le parole del blues. E senza Skip James, Blind Willie Johnson, Son House e Mississippi Fred McDowell, solo per nominare alcuni artisti blues che ho ammirato, avrei perduto un aspetto molto importante e molto diverso dell'America, non così glorioso, ma certamente più vero di tutti gli altri messaggi che ho ricevuto dalla Terra Promessa quando sono cresciuto. "Tempi duri qui e dovunque vai, i tempi sono più duri di quanto non siano stati prima. E la gente si sposta di porta in porta, non trova nessun paradiso e non importa dove vada..."
Se non fosse stato per i Kinks, i Troggs, i Pretty Things, gli Stones, i Beatles, Van Morrison e, più di ogni altro, Bob Dylan, io non avrei mai sfidato il destino mollando i miei studi di medicina, filosofia, storia e arte per basare il mio futuro in quell'incerto territorio chiamato "la mia creatività". La loro musica era contagiosa. Ma non nel senso "Hey, lo posso fare anch'io!", piuttosto un "Se non lo faccio adesso, non lo farò mai".
Se non fosse stato per Jacques Brel, Francoise Hardy, Serge Gainsbourg e Jacques Dutronc, non avrei mai avuto il desiderio di parlare francese e di spostarmi a Parigi. (Inizialmente per diventare un pittore, ma lì la Cinematheque mandò quel piano in pezzi e riempì i miei occhi e il mio cervello con il desiderio di fare film.)
Se non fosse stato per John Mayall e i suoi Bluesbreakers io non avrei mai avuto l'occasione di ascoltare il mio cantante preferito, J. B. Lenoir. "Una macchina ha ucciso un amico, a Chicago a mille miglia da qui. Quando ho letto la notizia, la notte è arrivata nel mio giorno. J. B. Lenoir è morto, e la notizia mi ha colpito come una martellata...".
Se non fosse stato per il rock'n'roll in generale, ma in particolare per una band tedesca prepunk, "Ton, Steine, Scherben", il loro meraviglioso cantante Rio Reiser e l'album "Macht kaputt, was Euch kaputt macht" ("Devi distruggere quello che ti distrugge") io avrei potuto non prendere l'importantissima decisione, allora, di non appartenere al sistema che distruggeva. Finii in prigione nel maggio del 1968, ma nella certezza che fosse il posto giusto dove essere.
Il mio primo film era intitolato "Summer in the city". Il titolo era preso da una canzone dei Lovin' Spoonful. Girammo tutto in inverno, ma non faceva molta differenza. Io dedicai il film ai Kinks. La loro meravigliosa canzone "Days" compariva nel film, sparata da un televisore. Venti anni dopo, Elvis Costello l'ha interpretata per "Fino alla fine del mondo". "Ti ringrazio per i giorni, quei giorni senza fine, quei giorni sacri che mi ha dato...".
E se non fosse stato per i Beach Boyes, i Byrds, Harvey Mandel o i Jefferson Airplane, la West Coast Americana non sarebbe apparsa ai miei occhi come il Paradiso. (E io forse non avrei finito per viverci molti anni della mia vita.)
Senza la chitarra bottleneck di Ry Cooder il mio viaggio nel West Americano sarebbe rimasto sotterrato e Parigi non avrebbe trovato una tale simbiotica unità con il Texas.
Senza i Creedence Clearwater Revival alcune fasi di depressione sarebbero durate molto più a lungo. (Questo posso dirlo per il Rock'n'Roll in generale, di sicuro, ma per i Creedence Clearwater Revival in particolare.)
I Bad Seeds e i Crime and the City Solution di Nick Cave mi hanno fatto vedere Berlino come se fosse il centro del mondo. La musica di quegli australiani incagliati sotto il cielo della mia città divisa definisce, per me, quell'era meglio di chiunque altri.
Se Bob Dylan, Van Morrison, Johnny Cash o Bono non avessero difeso le loro opinioni così apertamente e incondizionatamente, sarebbe stato molto più difficile per me fare altrettanto. Ma loro sono stati dei grandi esempi.
Se non fosse stato per Lou Reed e i Velvet Underground, New York non sarebbe mai apparsa a me come la città definitiva, la città di tutte le città. (E la frase "la mia vita è stata salvata dal Rock'n'Roll è una citazione da una canzone di Lou, comunque.)
Senza le canzoni di Bob Dylan io non avrei mai avuto il coraggio (o diciamo meglio la "hybris") di voler fare dei film. "Allora è meglio che comincio a nuotare, o affonderai come una pietra, perché i tempi stanno cambiando".
Senza Roy Orbison (non mi bastano le parole per descrivere quella perdita...) Senza Gene Clark! Senza Van Morrison!
E soprattutto Senza Bono!
Tirando le somme: Senza rock'n'roll niente sogni.
Senza sogni niente coraggio. Senza coraggio nessuna azione.>>
 
(Wim Wenders, "Vi racconto la musica che ha salvato la mia vita", in “La Repubblica”, 13-04-2004)
 
(da http://www.repubblica.it/2004/d/sezioni/spettacoli_e_cultura/annirock/we..., 04-10-2004, h 04:52)
 
 

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