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"Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5".

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Sara Cristofori [Grizabella1]

La poetica di Sara Cristofori è contrassegna-
ta da componimenti genuini, appassionati, originati dall’aspirazione amorosa.
Il tratto distintivo delle sue liriche, è la ricerca del significato profondo del mistero dell’esistenza.
 
 
di I. Cassalia, M.C. Sanfilippo e  A.De Vivo
 

La pittura visionaria di Marco Venturini [Anubi Lovers]

Marco Venturini è un artista che riesce ad esprimere con chine e inchiostri un immagina-
rio visionario capace di gettare un ponte tra l'esistenza onirica e l'esistenza di un mondo parallelo.
 
 
 

continua qui

di R. Ruju e A. de Vivo

Blog

Sapeva di primavera

 
E a rigirar di nuvole il cielo: hai tu un ripasso, un sibemolle, una camicia il cui quadrone rosso cada oltre l’orizzonte del già perso?
 
E poi assidersi sulla pietra, all’aria di un minuscolo tornaconto, e contare a uno a uno i centesimi di euro rimasti in tasca. Mentre nell’altra mano il fumo.
Fummo così: Giovani!
 
giovani promesse, soldati della patria,
aspiranti a muliebri avvenire.
 
La ragazza, la prima volta,
la prima volta, la presi tra le braccia. E il suo respiro era accanto al mio:
sapeva di primavera, avrei scritto.
 
 
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Respiro

 
L'eterno ritmo
di nevrotiche oscenità
nel finto teatro di un elettroshock
perduto tra fossilizzati neuroni stuprati
Masticando l'incenso devoto
misuro la chimera che non avrò mai
e rido di me...
come amante pazzo e maldestro
di un amore schernito nel delirio della gelosia
Andiamo alberi vuoti di aria marcia...
puliamo il cielo dall'infamia della bestemmia
e diamo vita ad una nuvola che vuol morire
nel ciclico viaggio del giorno!
...Mangiamo frutti insaziabili
e beviamo acque di rose!
 
Stupito -dalla volta del mare d'inverno-
metto occhi nuovi per vedere d'accapo il grido della vita...!
 
Il mio dolce respiro tra le braccia del cielo...
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Granelli di sabbia

Granelli di sabbia dorata
ancora dispersi tra le lenzuola
sfatte da abbracci e carezze
amplessi esasperati e dolcissimi
salmastro sulla mia pelle
arsa dal sole e dai tuoi baci
chiudo gli occhi e ti vedo qui
abbandonato con me tra i cuscini
colorati soffici accoglienti
del nostro amore disperato
e adesso su questo talamo spoglio
cerco risposte ai miei dubbi
e alle mie inquietudini.
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Cose Così [di sangue, direi]

Infilerò l'indice al centro di quest'amore così da vedere il sangue colarmi dal dito al palmo, al polso, e con uno straccio di stoffa sfilettato farò un bracciale unico.
 
Voglio vederlo ansimare, trascinarsi a raggiungere mani, obbligate a raccoglierlo.
 
Rubate le rose,
le spoglio di tutto,
infilo le spine sulle gengive arrese al dolore.
Non parlo, non guardo, mi astengo:

non sento al di fuori di me.

 
Galleggiando, ostile, tra i se e i però, questo malessere mi sa a memoria, che colore avrà?
 
Il tacco dello stivale sembra un ago grosso, serve a ferire. Morire.
 
Abrade ogni memoria delusa, il pensarti. Si ricompone la rosa in una camicia da sbottonare. 
 
Potessi entrarti sotto i denti e farmi masticare, mischiarmi alla saliva e farmi deglutire. 
 
Ah se potessi fare.
                                    Rifare.
 
 
[Vieni qui, piccolina]
Manuela
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Letto

Riposo...riposo...riposo...
Senza voce cullo emozioni vergate
dal sangue di un amore che
ancora deve sbocciare...
Costrizioni ingenue come
sorrisi riluccicano senza  darmi tempo...
e in esse odorano patimenti
strasbordanti di te...
In questo covo  odorante
amo vederti esangue dopo il
mutevole deviatoio di sospiri e
lacrime corpose d'amore...
Resto là, ancora ancorato al silenzio
di un lamento di cui non oso staccarmi...
Deh...Lingua senza decisione mi darà
il tuo bisogno e di nuovo l'incontro
si sancirà del suo intento sul nostro covile...
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Underground

Underground... una calca impressionante! Una popolazione multietnica, variopinta, veloce, sfrecciante, ma nel suo insieme apatica. Il mio olfatto stuzzicato da un’infinità di odori gradevoli e meno. Si può riuscire a delineare com’è una persona anche da questo semplice movimento di inspirazione dell’aria e di decodifica degli odori. Così a breve ti appare il tipo o la tipa, la qualità del profumo o la dozzinalità del deodorante più economico, l’olezzo della pelle non lavata, la stiratura del colletto della camicia, il colore della stoffa del cappotto o dei giacconi. E non è tanto ricercare una corrispondenza fra odori, colori e censo di appartenenza, ma è un voler indagare più che altro sul “come” quella persona si presenti al nuovo giorno e ai contatti che si susseguiranno. Mi piace questo gioco di specchi, che faccio, ma tengo per me.

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I buchi

 
E poi di sera alcuni verbi:
Il vivere, il ciondolar d’altrui,
il rinnegare.
Muove la mano, dalla tavola, 
il formaggio: lo muove dai suoi,
assi fatti, buchi.
Ah, potessi di sera, potessi di giorno.
 
 
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Carezza

Quanto male può fare una carezza
se non è data con amore.
Graffi indelebili lascia sulla pelle

e ferite profonde sul cuore.

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La falena

tic toc tac
la notturna bussa batte
contro il vetro
rapida intorno vola e
tac toc tic
riprova l'altro lato
senza tema
non si posa che scotta
toc toc toc
di nuovo ancora scende
invano sale e riprova
nel vorticar dell'ale
tic tic tic
più sottile il paralume
più brillante la luce
più caldo bruciante
tac...
brusco un lampo
attraversa la fiammella
tic
batte sul piede del lume
stecchita.
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Vedrò la luce

Ho digiunato
nel momento in cui ho cominciato a saziarmi,
ho visto
nel momento in cui diventavo cieco,
ho ascoltato
nel momento in cui perdevo l'udito,
vedrò la luce quando tutto sarà buio!
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La mamma

e il latte che si scalda
lo sguardo vacuo, una carezza retrattile
le medicine, il piccolo mondo antico
La sovrasto, eppure vorrei prenderla e alzarla
che indossasse un abito da sera
e un luccichio che salta, negli occhi
Ma la mamma ha il latte che si scalda
 
 
vivere non a colori
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Inizio di giornata

Come al solito arrivavano insieme. Prendevano lo stesso treno alle 7,22  alla stazione  di … tutti i lunedì e giovedì. Gli altri giorni ognuna completava l’orario in scuole differenti.
Per quell’anno nel medesimo corso, una insegnava italiano, l’altra storia e geografia, alla stesse classi.
Alle otto meno dieci,  in un copione abusato, Lidia e Sara entravano nel cortile dell’Istituto Professionale Thomas A. Edison, fra due ali di allievi. Lidia, cinquantenne molto curata nell’aspetto e molto imbarazzata, cercava di camminare meno rigida, senza muovere troppo le spalle, sentendosi osservata da cento occhi, pensando se la sua capigliatura fosse OK.
Sì,  pensava proprio: “OK”  perché era moderna e simpatica e spiegava la letteratura italiana come se gli autori fossero stati vivi, lì, a portata di mano, coi loro difetti e pettegolezzi.  
L’altra aveva dieci anni di meno. Della stessa altezza, ma un po’ più tozza. Indossava mocassini bassi e aveva capelli neri e mossi. Non era antipatica e possedeva una certa ironia. Con lei la storia era una fiaba e nel contempo un’interessante disamina dei fatti; per lei non era necessaria una data precisa, bastava l’individuazione del periodo storico (decennio più, decennio meno). La geografia che spiegava era come un viaggio affascinante attraverso i continenti su di una nave affollata di emigranti. Sul ponte c’erano tutti gli allievi urlanti che salutavano quelli che erano rimasti a terra,  col fazzoletto al vento. Ma ai ragazzi dai quindici ai diciannove anni, già uomini e donne, con le loro piccole felicità e i loro molti problemi, interessavano le prof per quello che erano non per quello che spiegavano.
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Solo...arte

 
 
Danzare vuol dire rendere il proprio corpo...un'opera d'arte.
L'arte, assidua ricerca dell'essere interiore ed esteriore.
Continua domanda-risposta
Chi sono io
 
Essere proiettati in una dimensione aliena
Di cui il vocabolario umano
Non da nome
 
E conoscere il Mondo
Per quello che non è...
È una cosa magica.
 
Apparentemente giudicata
Triste,
ma se conosciuta diventa
solo...Arte.
 
 
*scultura di Nicola Manfrini
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Alla festa del mare

I muri, le gru di fianco
 
sembrano sposi
alla festa del mare
 
nella sera di vele, su alberi loro
a librarsi i gabbiani
 
la schiuma, sulla rena
di chi è già passato
 
I capelli
 
scompigliati dall'Ostro
a darsi ad un raggio
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Mare di silenzio

Stella perduta
fra galassie fluttuanti
in un mare di silenzio,
cala la notte
sulla laguna
di acque stagnanti
mentre vai lontano
dalla foce del fiume,
chi disseta
ora la tua bocca
avida e vorace?
Sei con me ancora,
non puoi andare via
senza che io lo voglia,
che ne farei delle tue parole
tatuate sulla mia pelle
se non posso cancellarle
nè rispedirle al mittente.
 
 
 
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Musica

Sensuale questa musica
mi spoglia dei vestiti
accende la mia carne
in cerca di un sapore.
 
Disegnami sul corpo
arabeschi d'argento.
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Sole d'inverno

Come la terra
ho bisogno di essere amata
per dare frutti,
desideri e passioni si alternano
come il giorno e la notte,
un sole d'inverno non scalda
... troppo lontano,
giro e mi rigiro...
ma non posso farne a meno,
mi accontento
della sua tiepida luce
ma ho bisogno anche
di pioggia e di vento
per dissetare l'arsura
carezzare il mio corpo
e calmare il tormento.
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Eccoci tutti quelli degli avamposti.

Al limitare ultimo: una ciocca
e, appena sotto, la residenza di torpori;
eterni non saremo - per il continuo procurare corsa -
ma certo durerà quest’ansia a crescere speranze
dispersi nel ghibli di tutte le stanchezze, che ci spostano i passi fino a confondere le suole
e il sole.
 
Dateci un mattino di caravelle
andremo sulle vele maestre a fare vento di scoperte
andremo sulle tolde a queste nuvole di pioggia
che non lasciano i moli delle vette:
non trapassano; non si dissilvono
come pulsioni eterodosse
nelle carene dell’amore.
 
Non createci, vi prego, il dubbio della rotta.
 
E prego voi che foste i porti, e coloro che armeggiano nei seni
della costa,
ad aprire il ventre delle latitudini
ai nuovi sbarchi, alle piccole isole del cuore.
 
Perché, poi, dovremmo essere solo uomini e non già
un tufo, un mais, un gufo?
Non ho durezza anch’io dall’età?
Non ho forse le mie radici?
E gli occhi, non sono forse avvezzi alle nott’insonni?
 
Abbiamo lame in bocca che l’anima non tocca, ma la lingua,
la lingua è un perfetto lanciatore.
Le voci sono siepi articolate: un conto è fiorire, altro sarà
comprenderne la potatura.
 
Toccano echi le mani: si toccano sì parlandosi.
Tocchiamo le vocali, dai, cambiamo i rumori in spiccioli sonanti
e a i lumini diamo fiamme adatte a pensarsi faro
sulle scogliere perse
per le onde che sulle dita stanno come fedi:
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Goder d'amore

questa che vivo, vita non mi pare
batte gelido il cuore a malapena
nel fondo l'anima perde la carena
fremiti non mi corrono la pelle
gli occhi non bevono più le stelle.
questa brezza lieve calma piatta
avvolge tutto come fosse ovatta
il tempo dei rintocchi è fatto lento
non vedo colori ne odori sento
seppure indubbiamente campo.
sorgi fenice vienimi a pigliare
aprimi il petto fallo sanguinare
che duolo ansie e gran tormento
vengono poscia un grande godimento.
 
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il domatore delle ombre

...paragrafo quattro. luce che si adagia sul libro. pagine a metà tra la chiarezza e l'ignoto. rumori per strada. vanno e vengono delle idee frammentate che non riescono a fare presa. la mente corre dietro a quel puntino nero. poi lo lascia e si sposta , dietro a quella riga che sembra disegnare qualcosa. c'è un quadro storto (forse facendo le polveri?) e non me ne ero accorta. dovrei alzarmi e rimetterlo a posto, ma non ne ho voglia. lo fisso, forse si sposterà da solo, forse si rimetterà dritto, senza la mia mano. di nuovo quei rumori là fuori. la strada è un circo pieno di acrobati, tutti in giro avanti e indietro per farsi notare. io sono il migliore! io, io, ioooooooooovruuum.  spariscono tutti al di qua e al di là del viale. e il domatore delle ombre resta a guardare....
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