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Cane e gatto

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Mannaggia la mi…ao…miao…miseria nera! Ma dico: si può essere più sfortunati di così? Vi racconto: nacqui cane, ma, invece di nascere cane, non potevo nascere umano? Un pargoletto rosa e paffuto coccolato da tutti; pappatoria sei volte al giorno; dormitorio caldo, sicuro e comodo. Che bello sarebbe stato! Invece nacqui come ultimo di sei cagnolini. Non vi dico le zampate per succhiare un grammo di latte! Non vi conto i calci in faccia pe’ ciapà le tette di mamma! Fatto sta che, dopo una vita da cane, uno ambisce a qualcosa di meglio, qualcosa che stia in un gradino superiore. Invece che succede? Dopo quindici anni di onorato servizio di cane di casa, muoio ed indovinate come rinasco? Rinasco gatto!  E nero per giunta!!! Capite che affronto? E che cazzo! Io che ho sempre detestati i gatti, io che li ho sempre inseguiti seppur mai ciapati, mi so reincarnato in un gatto nero. La gente è superstiziosa, poi mi sa che il nero infastidisce particolarmente certi cani che, vitaccia loro, mi corrono dietro. A volte mi dimentico che non sono più un cane e mi metto a scodinzolare e ad abbaiare, ma la coda si mantiene dritta e dalla bocca, invece di un “bau bau”, mi esce un “miao”. Marò che figuraccia! Come cane, spesso anche gli umani che non conoscevo, mi davano un osso. Come gatto, devo dire, che non c’è mai stato neanche un cane che mi abbia dato da mangiare. Meno mle che tuttavia sono riuscito a sistemarmi in una famiglia che mi ha accettato come gatto nero. Vi spiego: da voce di popolo venni a sapere che qui c’era un posto vacante di cane, così mi domandai:
- Accetteranno un ex cane fulvo reincarnato in un gatto nero?-  Mi presentai facendo loro vergognosamente mille fuse e buscandomi una scodellina di latte. Così mi sistemai al posto del cane. E meno male che i miei padroni pensano che io sia la sua reincarnazione! Oddio, sono la reincarnazione di un cane, ma non di quello! Comunque viva me! Qui mi busco latte con biscottini al mattino,  due pasti al giorno, acqua pulita a volontà ed alloggio caldo e comodo.
Tuttavia, me tapino! Sono pur sempre un gatto nero con l’animo di un cane fulvo. Quel che mi vien da ridere è che, quando ero un cane femmina, mi chiamavano Birillo,mo che sono un gatto maschio mi chiamano Principessa.
Da cane abitavo in campagna, mentre ora da gatto abito in città. Da cane i miei padroni erano due contadini, da gatto sono due professori. Da cane vivevo in una cuccia per cani all’aperto, da gatto vivo in casa in una cesta di vimini. Da cane mi incatenavano per paura che fuggissi. Ma che, ero scemo? Fuggire da un pasto sicuro, da un riparo, per andare poi dove? Da cane qualche volta mi han portata in città; da gatto certe volte mi han portato in campagna. In entrambi i casi mi sono sentito smarrito. In città non vi dico le occhiate degli altri cani! Al mio sculettante passaggio; si perché ero una bella cagna e ne la tiravo un po’dai. Come gatto in campagna non vi dico il fuggi fuggi dei topi! Ma per me potevano anche stare tranquilli perché come ex cane i topi mi facevano schifo. Quel che onestamente mi dispiace è che, né come cane, né come gatto non ho avuto…come dire? Si, capitemi…
Insomma  non ho mai avuto un rapporto intimo, quel che voi dite fare l’amore. Si, insomma, non ho mai fatto l’amore. Oddio, non l’ho mai fatto in senso fisico, ma ho amato in senso lato…(senso lato? Non so se si dice cos’, ma mi piace). Ho amato i miei padroni sia come cane che come gatto. Ogni volta che mi separavo da loro è stata una sofferenza. Mi sono sempre sforzato di capire cosa volevano e cosa vogliono da me. Sono stati la mia unica ragione di vita. Comunque mi han trattato, li ho sempre perdonati. Peccato che come cane sia rimasta signorina fino alla morte e come gatto sto praticamente sempre in casa dove di gatte ne passano mica.
La morte? Vorreste sapere com’è? E volete saperlo da me? Da una bestiola?  Non lo so com’è la morte. Credo che l’unico a non sapere che è morto è il morto stesso sia uomo che animale. (Che  bello! Davanti alla morte siamo uguali!) Infatti io non lo sapevo. Giorni prima ebbi dei problemi al cuore, poi ‘na sera mi addormentai e mi son risvegliato gatto nero, mannaggia! Non posso attraversare la strada a nessuno! Ma come si fa non attraversarla a nessuno? Gli uomini lo fanno continuamente! Comunque, chiudo esprimendo un desiderio: nella prossima vita voglio essere un cavallo. Oddio sarebbe meglio essere un cavaliere, ma va ben lo stesso. E se rinasco topo? Marò! E se rinasco scarafaggio? Maròòòò. Forse è meglio dire: - Signore, ti prego, non farmi rinascere più!-
 

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