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La vera storia di "Totonno 'e Quagliarella"

Totonno 'e Quagliarella
“Ce steve ‘nu scarparo puveriello…
 
‘A ciorta se magnaie ‘o pancariello”(1)
 
 
 
 
 Spesso, specialmente le persone più anziane, hanno sentito parlare di questo fantomatico personaggio, per altro celebrato in una famosa canzone d’epoca. Ma chi era costui? E’ realmente esistito o è uno delle tante figure scaturite dalla fervida fantasia di un Giovan Battista Basile, di un Salvatore Di Giacomo o di un Raffaele Viviani? Ebbene un  detto “Quagliarella” pare che sia realmente esistito intorno alla fine del 1700 in piena epoca vicereale. Abitava in Vico Bonafficiata nella Pignasecca ed era così soprannominato perché ritenuto un uomo di poco conto, senza parola e senza onore.  in realtà non si chiamava Totonno, ma Francesco, e campava di stenti, unitamente alla sorella Rachele con quel poco che riusciva a guadagnare col suo mestiere di farmacista. La storia reale dice molto poco di lui, ma la leggenda e la tradizione popolare ci parlano ampiamente di questo personaggio che pare ad un certo momento,avesse acquisito il particolare potere della preveggenza. Una sorta di mago, dunque. Non un alchimista, non un indovino, ma un visionario. Pare, infatti, che il buon Mastro Francesco, non si sa bene come o quando abbia avuto un dono particolare: quello di vedere la Morte accanto all’individuo che di lì a poco sarebbe passato a miglior vita.  Infatti, ogni volta che veniva chiamato per preparare intrugli e decotti per un ammalato, egli si guardava intorno e se non vedeva comparire l’orrenda signora con la falce, allora diagnosticava per il paziente una pronta guarigione con i suoi preparati farmaceutici. Per questo diventò famoso. Un giorno fu convocato dal Vicerè che era preoccupato per la cagionevole salute della moglie, al letto della quale si erano alternati, e inutilmente prodigati, tutti i medici di corte. Francesco, entrando al cospetto con l’illustre ammalata, non vide la Morte in giro per la stanza, così, facendo bere alla donna un semplice bicchiere d’acqua, la guarì. Il Vicerè per questo lo riempì d’oro e Mastro Francesco, o meglio Totonno, divenne ricco sfondato. Verso la fine dell’ottocento il personaggio di Totonno ’e Quagliarella ricompare. Questa volta è un ciabattino, ugualmente povero e “sfasolato”. E’ talmente povero che ha bisogno di vendersi il “pancariello”. Infine, nel ’900 Totonno è un guappo d’onore, un uomo “atteso”, rispettato, in antitesi con il suo soprannome.
 
Il personaggio di Totonno ‘e Quagliarella è stato celebrato in diverse epoche. In alto a destra vedete Totonno in un dipinto ad olio che lo raffigura in stile guappesco o camorristico in un epoca a cavallo tra le due guerre mondiali. Ma allora in che epoca è realmente esistito Totonno? Si tratta evidentemente di una leggenda, come una sorta di maschera napoletana simile a Pulcinella o a Tartaglia che non ha tempo. E cosa faceva come mestiere? Il mestiere cambia secondo le epoche, prima è  un sarto rivoluzionario frequentatore di taverne, poi farmacista, poi ciabattino, poi ancora nullafacente e camorrista, infine addirittura avvocato e filosofo.
 
Note
1)    C’era un ciabattino tanto poverino che la sorte si mangiò il banchetto.
 
 
 

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