Attento, arriva l' «imbecille» | Lingua italiana | Fausto Raso | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Attento, arriva l' «imbecille»

 «Ciao, imbecille – lo apostrofò con entusiasmo Paolo – vedo finalmente che sei completamente guarito». Giovanni – suscitando la meraviglia dei presenti – anziché risentirsi gli corse incontro e lo abbracciò calorosamente.
I due erano amici per la pelle da vecchia data; potevano permettersi reciprocamente di prendersi a “male parole”, anche se, per la verità, l’intenzione di Paolo non era questa. Voleva semplicemente “sfoggiare” la sua passione per l’etimologia: Giovanni era stato vittima di un incidente stradale in seguito al quale era stato costretto a portare il bastone per un lungo periodo. Ora, perfettamente guarito, era un autentico “imbecille”.
Sí, dal punto di vista etimologico l’imbecille è colui che è senza bastone (dal latino “in-bacillum”). Giovanni, quindi, non piú claudicante era la perfetta immagine dell’imbecille. La questione, però, è controversa; non tutti gli autori concordano su questa spiegazione, la riportiamo perché ci sembra interessante e piú “veritiera”. Ma andiamo con ordine.
I Greci da “bàk”, una radice comune a moltissime parole, coniarono il termine “bàktron” (bastone) e il suo diminutivo “bàkterion” (bastoncino). Il nostro “batterio”, quel microrganismo che insidia la nostra salute non è, infatti, un “bastoncino”? I Romani, a loro volta, dal greco “bàk” ‘costruirono’ “baculum” con il medesimo significato del greco “bàkterion”, e il suo diminutivo “bacillum”. Il nostro “bacillo” non vi dice nulla?
Giunti a questo punto, cosa ti inventarono i discendenti di Romolo per dare il concetto di una persona debole, fiacca? Ricorsero all’immagine di una persona priva di sostegno, di appoggio, cioè “senza bastone”. Al termine “bacillum” applicarono il prefisso negativo “in-” (senza) e nacque, cosí, “in-bacillum” (senza bastone) che attraverso varie “leggi grammaticali” si tramutò in “imbecillum”. In senso traslato, quindi, l’imbecille è una persona fiacca di mente, un insulso, un idiota, insomma un buono a nulla.
Si presti attenzione, però, a proposito dell’ ‘in’ di imbecille, non sempre è un prefisso negativo come nel caso di imbecille, appunto; può anche avere un valore rafforzativo o intensivo: immettere; infiammare; imbattere, ecc. Occorre anche ricordare che il prefisso “in-” segue rigorosamente la “legge linguistica” dell’assimilazione davanti alle consonanti “l”, “m” ed “r”.
Tornando all’imbecille, cioè alla persona debole di mente, sciocca, ci piace riportare un pensiero di Léon Bloy, tratto dal “Mendicante ingrato”: non esiste il caso, perché il caso è la Provvidenza degli imbecilli, e la Giustizia vuole che gli imbecilli non abbiano Provvidenza.
 
Fausto Raso
 

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