Scritto da © ventodimusica - Ven, 30/10/2009 - 17:19
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Non è che sia sempre stato
scritto il 22/09/2009 alle 08:14 Non è che sia sempre stato, questo spazio così tenuamente sofferto allacciato v'erano grigi e piazze, con scalini ci sono stati Autore » © taglioavvenuto |
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Concorso fotografico di Rosso Venexiano.

qui il suo blog
per anna: Inserito da Manuela il Lun, 23/11/2009 - 14:32.
per manu: et dixit che la scienza non fa ridere, bella topolona #
Un nuovo argomento?
Che ne dite di parlare di distruzione? La fine del mondo sarà un fatto naturale o pensate che l'uomo nella sua sconsideratezza egoistica, stia bellamente ad accumulure rifiuti ed ad avviare, anzi mantenere ben avviato, un processo distruttivo impossibile da recuperare? Cosa si fa e cosa si dovrebbe fare, tutti, per ridurre i danni immani che ci stanno portando alla distruzione del pianeta?
Diceva Kant: Il cielo stellato sopra di me e l'ordine morale dentro di me.
Proprio come il tuo Berlusconi. E fin quando ci saranno tipi come lui, l'ego in persona, il problema non si pone neanche, che se anche si ponesse ci farebbe sopra un altro lodo: Lodo alla scapece. E tutti a battergli le mani, cominciando da Cicchitto, quello della salute.
Proprio come il tuo Berlusconi?
Non so come ti venga in mente possa essere "mio". Nemmeno sono una escort (ne avevo una, ma l'ho rottamata un mese fa per acquistare un Suv). Nemmeno Bossi è mio, che non ti venga voglia di offendermi e darmi della leghista (chi è peggio tra i due? sempre Berlusconi? non li voglio comunque)
«II male è il cielo stellato del bene» rispondeva Kafka
Baci
Meglio, così, allora.
Per tentare una risposta alla tua domanda dobbiamo rifarci alla filosofia orientale, in particolare a quella sulla ciclicità degli eventi e di cui allo yin e allo yang: l'elemento maschile (violenza) e quello femminile (armonia) che caratterizzano, con la prevalenza dell'uno o dell'altro, le varie epoche storiche.
Quella nostra, quella del petrolio, sarebbe un'era maschile, un'era di violenza, rappresentatata, appunto, anche metaforicamente, dalla penetrazione di Gea per la sua estrazione. Dovremmo passare a quella femminile dello yang rappresentata dal passaggio all'energia solare.
Speriamo avvenga presto.
ci ho pensato cara anna, ci ho pensato, ma quasi mi costerebbe di meno il nuovo argomento di manuela
L'arte è un puro piacere, non costa. Ma non so quale è il nuovo argomento di Manuela...
Dio non può essere, per noi, che solo un esercizio. Un esercizio alla verità.Sostituiamo pure la parola dio con verità, ed esercizio con percorso.
Poi: Esiste la verità? Quali strumenti di vita mi aiutano a testimoniare la sua presenza?
Dire di avere cinque dita in ogni mia mano è un fatto vero?
Ma cos'è il dito? riesco a definirlo nella sua totalità?
Questa come esperienza del visibile.
Direi, per continuare in questo impervio sentiero: non possiamo affermare che non esista la verità così come non possiamo affermare che non esista Dio in quanto noi siamo chiamati a vivere un momento storico, un momento finito, non uno infinito, un assoluto; siamo cioè espressione di un divenire, di un processo, di un percorso, di una parte sola.Mentre l'assoluto potrebbe identificarsi con Dio, con l'Infinito, o con un'Idea. Se però è un'Idea, cioé, se l'ho pensata, vuol dire che essa è presente in me, logicamente direi che è un abbozzo di Idea conseguentemente a quanto detto sopra, da sottoporre a sperimentazione durante la mia vita perché potrebbe essere solo un'Idea apparente, acquisita leggendo ad esempio.
Non so pensare ad altro, quali strumenti di vita, che alla ragione, in quanto credo che l'etica sia parte della stessa e la fede sia solo il risvolto della medaglia della medesima ragione: dove non arrivo, con la ragione, a dare una risposta sistematica ai miei pensieri e alle mie opere, mi affido.
Si dice che Einstein avesse sfruttato solo il 14% della sua intelligenza; e per noi Einstein è uno dei più grandi pensatori.
Cioè in noi c'è sia l'atto in cui formalmente esprimiamo ciò che siamo in grado di comprendere e sia un altro enorme potenziale che non riusciamo ad estrinsecare nell'arco dell'intera vita. Il tutto perché noi siamo, come tu dici, nel tempo. In noi l'atto e la potenza sono separati, appunto, dal tempo, tra il pensare, il comprendere e l'agire.
Si dice anche che nell'eternità il pensare e l'agire siano la stessa cosa, mancando il tempo, o almeno la concezione che noi abbiamo del suo doversi svolgere.
Chi sarà l'uomo più intelligente?
In lui la potenzialità della mente sarà perfettamente pari a ciò che metterà in azione il suo pensiero?
Circa la contraddizione dell'infinito contenuto nel finito è da leggere Il Sofista, in cui Platone affronta tale tema con la diagonale del trinagolo rettangolo che, misurabile empiricamente col centimetro, risulterebbe, aritmeticamente, infinita nella radice quadrata di 2.
ora mi è tutto più chiaro, con la diagonale del triangolo rettangolo che, misurabile empiricamente col centimetro, risulterebbe, aritmeticamente, infinita nella radice quadrata di 2

era la radice quadrata che non capivo
mortacci...
Devi solo cercare un numero che elevato al quadrato dia 2.
Il problema esposto da Platone è la ricerca della diagonale di un quadrato i cui lati siano uguali ad 1.
Il quadrato lo dividi in due seguendo la diagonale, e ottieni così due triangoli rettangoli. Applicando a uno di tali rettangoli il teorema d Pitagora avresti che la diagonale è pari alla radice quadrata della somma dei cateti (lati) al quadrato. Ossia radical 2.
Oppure, se vuoi esercitarti diversamente, diciamo: svagarti, prova a prendere un nastrino di 1 centimetro e a dividerlo sempre, con le forbici, fino alla fine. Avrai l'infinito (dei numeri irrazionali) tutti contenuti in un solo centimetro. E quanta ricchezza, oseremmo dire!
Oppure ancora, e ritornando all'attualità, potresti ritrovarti in qualche buco del formaggio di Cantor, e lì qualcuno, avendo visto la tv, potrebbe esclamarti: Che bella topolona!
Hai una possibilità: affidarti all'arte.
ierisera, 27.11, era in programmazione sugli schermi televisivi il film di eastwood e spielberg flags of our fathers, un film di guerra, mito, potere. un ottimo spaccato di verità umane. chi l'ha visto?
non visto :)
Supposto che la verità sia femmina, ebbene non è forse fondato il sospetto che tutti i filosofi, in quanto furono maschi e dogmatici, s’intendessero poco delle donne? Che la loro spaventevole serietà, l’indiscrezione indelicata con cui affrontavano la verità non erano che dei mezzi grossolani e poco adatti, per cattivarsi una femmina?
E non è fondato il sospetto che conclusioni medesime, ferme le varianti analogiche, possano dirsi relativamente all’"inesorabile principio del piacere", nei confronti di dio?
Nietzscheamezz'++
- 1) Dio non può essere, per noi, che solo un esercizio. Un esercizio alla verità
- 2) Ma tale diplomazia verso l'esterno potrebbe incrinare la nostra interiorità e far sì che potremmo, smarrendo l'esercizio alla verità, diventare diplomatici anche con la nostra stessa coscienza?
E, in tal caso, il prossimo (quell'ama il prossimo tuo come te stesso) ci sarebbe di aiuto o di danno in questo tentativo di incontro con la verità, che poi sarebbe, per noi utenti: Dio?"
- 3) riciclaggio spurio: di dove veniamo, chi siamo, dove andiamo?
solo così anche salomè
mi piace questa serie di interventi capitali dove ci si interroga: 1) dando già un giudizio sintetico a priori, che dio comunque esista ; 2) cosa significhi addirittura esercizio; 3) che fa presente che prima ancora di parlare di dio sia necessario chiedersi chi siamo, e pertanto se il primo assunto possa o non possa costituire la premessa
Il problema dell'esistenza di dio è un problema umano. Un problema che parte dall'uomo e che ritorna all'uomo, Come ogni problema deve partire da una premessa per poterne poi disiplinare anche il percorso. E' così, dunque, diventa anche un esercizio di logica.
Se all' incognita "dio" sostituisco la parola "verità", posso ottenere una variante analogica del problema. In tal caso posso sostituire all'incognita dell'esistenza di dio quella dell'esistenza della verità.
Esiste la verità? Quali strumenti di vita mi aiutano a testimoniare la sua presenza?
Dire di avere cinque dita in ogni mia mano è un fatto vero?
Ma cos'è il dito? riesco a definirlo nella sua totalità?
Questa come esperienza del visibile.
riciclaggio spurio: di dove veniamo, chi siamo, dove andiamo?
solo così anche salomè
booh!
"Ma tale diplomazia verso l'esterno potrebbe incrinare la nostra interiorità e far sì che potremmo, smarrendo l'esercizio alla verità, diventare diplomatici anche con la nostra stessa coscienza?
E, in tal caso, il prossimo (quell'ama il prossimo tuo come te stesso) ci sarebbe di aiuto o di danno in questo tentativo di incontro con la verità, che poi sarebbe, per noi utenti: Dio?"
Credo che riusciamo ad attuare molte diplomazie verso l'esterno, a seconda delle circostanze e in modo particolare delle convenienze. Un po' come dire "Il fine giustifica i mezzi", credo che questo accada a tutte le persone come parte della nostra vita.
Però, considerato quanto sopra un atto di volontà razionale finalizzato a degli scopi, vorrei scindere da questo la coscienza anche se sono strettamente collegati. Penso che la coscienza, o pensiero etico-morale, o principio più o meno (in)conscio rimanga lì, quasi ad osservare il nostro agire in queste circostanze che ci portano ad agire per convenienza. Vorrei attribuirle una forza e una volontà, così come un'autonomia tale da ... sapersi risvegliare, magari nell'incontro con il prossimo da amare. Sappimo però che questo è solamente un aspetto dei molteplici che conduco alla scoperta della verità di Dio (perchè essa non è scontata nè innata, ma ha bisogno di crescere assieme a noi) perchè ad esempio l'incontro col prossimo potrebbe manifestarsi come Amore ma anche come Odio.
Ecco che a quel punto tutto torna al punto di partenza con la domanda: qual è la verità? La mia , quella che segue miei istinti e convenienze?o quella che suggerisce Dio?
Per la verità di Dio non riesco a vedere una forma geometrica, nè la linea della semplicità,nè il cerchio della ciclicità, forse intravedo un diagramma di flusso ad albero, dove tutti i rami compartecipano all'azione comune e tendono a fini comuni, perchè condivisi e ritenuti validi.
L'eterno ritorno, e di cui il far sì che resti ha ispirato tutta l'opera di Nietzsche, presuppone una ciclicità degli eventi. L'esercizio ad esser veri è, invece, un problema di linearità, di semplificazione. Di semplicità. Esser veri, sinceri, non costa fatica se non in quei termini di con-venienza dei rapporti umani, che vengono spesso, così, sacrificati, per un vivere più sereno, o quieto, ad una più o meno prudente diplomazia.
Ma tale diplomazia verso l'esterno potrebbe incrinare la nostra interiorità e far sì che potremmo, smarrendo l'esercizio alla verità, diventare diplomatici anche con la nostra stessa coscienza?
E, in tal caso, il prossimo (quell'ama il prossimo tuo come te stesso) ci sarebbe di aiuto o di danno in questo tentativo di incontro con la verità, che poi sarebbe, per noi utenti: Dio?
vedo vedo vedo, una spirale, no, anzi, un serpente che si arrotola su se stesso, che spalanca le fauci: teoria del riciclo, dell'eterno ritorno, della continuità della vita?
rispondete, ete..ete...et.....e
Sintetizzo quanto detto in quelle domande precedenti, con pensieri miei.
Se la più alta espressione dell'uomo sta nella ragione, e nella conoscenza dei limiti di essa, tutto il pensiero filosofico fino ad oggi sviluppato dimostra che non è stato possibile, mediante la stessa, pervenire a concepire compiutamente Dio.
L'amore per Dio e l'agire conseguente è l'unico sentiero per concepirlo. Averroe ed Ockham evidenziarono questo.
Poi, da parte di Manuela sarebbe necessario un segno, prima di iniziare a lustrare a modo gli occhioni dell'odalisca.
Salomè? Odalisca? ohh no, ella fece tagliare la testa al profeta! dei piedi, dei veli, delle morbide giunture, dei fianchi ... ecc.
Secondo me non è la ragione la più alta espressione delle facoltà umane, ma è la fede.
Fra di esse ci può essere un oceano di distanza oppure un quasi perfetto intersecarsi. Dio non è conoscibile attraverso la ragione ma soltanto attraverso la fede.
Forse una nostra grande difficoltà è il pensare all'inizio che ci possa essere unione tra ragionevolezza e fede. E' soltando dopo aver aderito al progetto di Dio per l'Umanità, ritenendolo indispensabile, che si intersecheranno Ragione e Fede e allora i frutti sia della Ragione che della fede saranno buoni e visibili a tutti. Il pensiero illuminista ha messo al centro l'uomo e la sua ragione, anche Dio lo ha fatto, ma volendo indirizzare la ragione dell'uomo verso percorsi ben delineati, strade percorribili e attuabili.
Da qui l'esercizio per raggiungere la verità di Dio, che non è altro che la nostra più grande Verità.
"E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi" Ecco Dio stesso si mette in esercizio per venirci incontro e per non lasciarci "uomini soli al centro del nostro mondo, come pensavano fossimo gli Illuministi". E così l'uomo non è solo, se vuole non lo sarà.
Ogni giorno è un esercizio verso la verità di dio.
Vi abbraccio con la mente e il cuore, con la ragione e la fede che ho in Voi
Prenderei spunto da Princess: "un esercizio affinchè (il problema) transiti attraverso di noi, si depositi e poi si manifesti come dati di acquisizione".
Acquisizione (di dati), transito e deposito (di verità) a ché si manifesti (dall'interno) come (nostra) verità.
Non andrei a cercare sui libri, Taglio, ma solo in quell'esercitarsi ad essere veri, ossia sinceri.
Se mi incammino verso la sincerità posso anche cercare, e trovare, chi è più sincero di me.
interpreto bene quando mi chiedo se il tuo "Dio non può essere, per noi, che solo un esercizio. Un esercizio alla verità." vuoi dare un'impronta etica, nel senso che affidi di nuovo alla conoscenza umana, alla metafisica, la scoperta di Dio?
Non sarebbe meglio ripartire da Averroè e da Gugliemo da Ockam? O forse è questo che vuoi significare?
quella sotto chi è, Salomé?
quella appena sotto è Princess, la nostra Princess
"Dio non può essere, per noi, che solo un esercizio. Un esercizio alla verità."
Verrebbe da pensare e chiedersi allora cosa sia un esercizio. Quante volte ho detto ai miei alunni "Bambini, i compiti non sono un castigo, un modo per impedirvi di giocare, una perdita di tempo, bensì un esercizio affinchè quanto è stato proposto e spiegato transiti attraverso di voi, si depositi e poi si manifesti come dati di acquisizione" (Per dire ciò con loro uso ovviamente un linguaggio semplice e porto esempi)
Esercitare sì la nostra mente-volontà allo spazio siderale metafisico, affermando la presenza di Dio che prende corpo con la crescita della spiritualità che tende fondamentalmente al raggiungimento della verità.
Ma da qui deriva un altro pensiero: A quale verità fare affidamento?Possono esserci più verità oppure è una sola? E anche: la verità può essere suscettibile di cambiamento in base alla vita e ai modi di pensare degli individui che la ricercano oppure la verità è una sola, è quella, chiara e praticabile?
credo che solo dopo essersi posto queste domande e aver risposto, si potrebbe concludere che Dio per noi è un esercizio alla verità.
Un caro saluto a tutti
Vi punzecchierei su un altro argomento che sembrerebbe a prima vista un argomento a sé, ma che, per me, li comprende tutti. Partirei da un mio assunto:
Dio non può essere, per noi, che solo un esercizio. Un esercizio alla verità.
nuovo argomento su cui dibattere
Sapete che non amo restare fuori da queste discussioni ma questa volta vi ho tracurato un pò, non sembra riusciate a fermarvi per un caffè e prima di portarvelo vi chiedo il permesso. Ora andare a rileggere tutto quanto avete scritto, francamente alla mia età è pretendere troppo. Vi ho lasciati, con un mio piccolo intervento, sull'amicizia, siete poi passati all'amore collegato all'amicizia. Ora vi lascio un pensiero sull'amicizia trovato scritto in un mio vecchio quaderno (sapete quelli con la copertina nera) e non ricordo se era un mio pensiero o letto da qualche parte "L'amicizia non biasima nel momento della difficoltà, non dice con fredda ragionevolezza: se tu avessi fatto così o così... Apre semplicemente il cuore e dice: non voglio sapere, non giudico...quì c'è un cuore dove puoi riposare"

Ora vi presento un giardino dove poter passeggiare filosofando
Un abbraccio a tutti Maria
Sono d'accordo sul senso dell'amicizia da te espresso, Maria. Tempo fa scrissi queste parole su tale sentimento.
Amicizia
Dolce parola
dai contorni facili.
Avida di contenuti sempre oscuri.
Profonda nelle asciutte
acque
di chi non sente
quando ti pronunzia.
Quanto nascosta stai
in chi sente, e
non dice, non osa, non
vede, ma
ascolta e scruta
quando è sera,
e ride contento
quando è primavera.
Molto bella Orme, la copio per tenerla tra i pensieri che raccolgo. Grazie dell'attenzione sei sempre una bella persona. Un saluto Maria
offrire omaggi alle signore: come una sorpresaaa, come all'inixio, nella casa bella, vorrei anch'io, non sentirmi solo, pur esser di contorno, se non parte, ad una o più olorosa.
L'amore, il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita. Lasciamo anche che la governino.
Wilhelm Reich
Bella anche questa citazione. La accetto come omaggio insieme alle altre signore del salotto, fantastico ricevere tali regali! E tu, taglio, mica sei di contorno, direi più una pietanza sostanziosa, di carne magari.
Omaggio a Ventodimusica.
"Ogni via è soltanto una via. Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore.
Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall'ambizione.
Osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario. Poi rivolgete una domanda a voi stessi.
Questa strada ha un cuore?
Tutte le strade sono eguali. Non conducono in nessun posto.
Questa strada ha un cuore?
E' l'unico interrogativo che conta.
Se ce l'ha allora è una buona strada. Se non ce l'ha, è da scartare".
Castaneda, Don Juan - Indiani Yaqui
Sì, è l'unico interrogativo che conta: sembra difficile rispondere a questa domanda, invece è facilissimo. Ognuno di noi ha la risposta a portata di mano, non c'è bisogno di ragionarci, basta riconoscerla. Come vedere il sole: se lo vedi te ne accorgi, inutile chiederti se lo stai vedendo.
Grazie Walter! Un passo fantastico di Castaneda , che ho sottolineato e anche riletto da poco!!
Il tuo omaggio mi emoziona.
Anna
si si, il chirurgo. grazie
era un boomerang questo, anna, non una freccia. chissà, forse perché quelle strade me le vedo troppo distanti da quando, praticando un dhanurâsana, mi sono procurato un'ernia inguinale.
Poverino, mi spiace! Non ho mai praticato questo tipo di yoga, credo che ci sia molta confusione su questo argomento. La ginnastica e le torture fisiche nulla hanno a che vedere con le filosofie orientali. Ma poi sei guarito??
pinches tiranos o meditazioni orientali cara Anna? no, grazie, anche se sono certo, ma ciò è un po' più supportato, almeno da quanto ho letto e provato finora, che la conoscenza o cansapevolezza, nell'uomo, abbia allo stato dell'arte ancora bassi livelli.
Ciao, Gabri
Si cresce, si cresce (dopo il taglioavvenuto), anche se non vogliamo...non è mica una scelta! Auguri a te, caro Gabri, per la tua freccia, scagliata con particolare vigore.
belle le osservazioni ultime delle due padrone di casa. le quali sembrano trovare infine una sintonia. ma la conclusione di anna, a parere mio, lascia un po' a desiderare, in quanto tenderebbe ad uno stato quale la bellezza statica, classica, senza tutte quelle pulsioni che rendono la nostra vita tesa, perciò viva. allora, dove troviamo la bellezza?
E' giusto, ciò che dici, taglio, se si trattasse di staticità l'amore di cui parlo.E' al contrario l'esatto opposto, è lo stato in cui c'è bellezza pura da tutte le parti, perchè si è immersi totalmente nel fluire della vita, essendone parte integrante, senza più prevenzioni e pregiudizi, senza rigidità, insomma si raggiunge la vera libertà, la stabilità dell'instabilità. Lucida follia. Direi che l'amore per l'amato si trasforma in amore totale, che nulla esclude, ma non è più l' "amore" di cui comunemente si parla. Che sia migliore o peggiore di certo nessuno può dirlo. Semplicemente accade così, quando sono state fatte le esperienze più importanti, pienamente. La vita con accanto la morte, perchè sai che tutto può finire da un momento all'altro. Chi lo conosce lo sa. Si potrebbero trovare spunti interesssanti in Carlos Castaneda (letto mai?) se non ci si vuole scomodare più in là, sempre verso le "filosofie" orientali... Ciao Gabriele, non ti spaventare se ti succede...c'è tutto da guadagnare...in emozione, nulla sarà cambiato e nulla sarà come prima...
a manu: 'a guera è guera
con fusa_mente
Come si vede è solo questione di permeabilità e di impermeabilità agli eventi. E dovremmo così chiederci se questi sentimenti presuppongono l'evento (a venire), ossia il tempo, per il loro dispiegarsi oppure potrebbero esistere anche a prescinderne.
Infatti è proprio questo che tu dici, l'oggetto dell'indagine: se, stante la molteplicità del dispiegarsi in varie forme dei due sentire che trattiamo, possano riscontrarsi nelle varie forme alcune prerogative unificanti, di modo che al termine della nottata si possa perlomeno dire: in qualunque evento abbiamo sottoposto all'analisi abbiamo visto il dispiegarsi di tali caratteri, che per ciò stesso possiamo definire comuni, mentre altri non lo sono.
col che, a mio parere, adottare preferibilmente prima un metodo deduttivo e poi induttivo, spaziando, se possibile, anche nelle neuroscienze, in quanto sono le stesse, oggi, le maggiormente incaricate di studiare l' "a prescinderne".
E' che se diciamo che l'amore, come l'amicizia, sono sentimenti in-finiti, potremmo mai confinarli in una definizione?
Ogni tentatativo rappresenterebbe solo una parte di ciò che questi valori, queste verità, potrebbero essere. Se volessimo proprio cercare per loro una descrizione non potremmo operare che per sottrazione, magari scrivendo: Amare non è lasciare la persona amata, quando piove, senza un ombrello. Ma anche qui si potrebbe obbiettare che lei ha il suo impermeabile.
Come si vede è solo questione di permeabilità e di impermeabilità agli eventi. E dovremmo così chiederci se questi sentimenti presuppongono l'evento (a venire), ossia il tempo, per il loro dispiegarsi oppure potrebbero esistere anche a prescinderne.
Vorrei così riportare un passo che ci fa capire cosa sia la poesia, oltre che l'amicizia, un passo di Nietzsche:
"Eravamo amici e ci siamo diventati estranei. Ma è giusto così e non vogliamo dissimularci e mettere in ombra questo come se dovessimo vergognarcene. Noi siamo due navi, ognuna delle quali ha la sua meta e la sua strada; possiamo benissimo incrociarci e celebrare una festa tra di noi, come abbiamo fatto: allora i due bravi vascelli se ne stavano così placidamente all’àncora in uno stesso porto e sotto uno stesso sole, che avevano tutta l’aria di essere già alla meta, una meta che era stata la stessa per tutti e due. Ma proprio allora l’onnipossente violenza del nostro compito ci spinge di nuovo l’uno lontano dall’altro, in diversi mari e zone di sole forse non ci rivedremo mai – forse potrà anche darsi che ci si veda, ma senza riconoscersi: i diversi mari e soli ci hanno mutati!"
Nietzsche, La Gaia Scienza
Fantastico brano, caro caos, che ci fa capire cosa sia l'amicizia, se parliamo dell'amicizia, l'amore se parliamo dell'amore, la poesia se vogliamo parlare di poesia, perchè esprime mirabilmente cos'è la vita, un grande caos, direbbe qualcuno. Frecce lanciate verso l'ignoto, direbbe qualcun altro. Un blog di Manu, diremmo noi, pieno di bella gente.
mi piacerebbe poter dire io sono amico dell'umanità, in quanto io do amicizia. "mi pongo" cioè nei confronti di chiunque come amico, e se comprendo che colui che mi sta di fronte ha necessità di qualcosa, mi attivo nell'ambito delle mie possibilità adoperandomi nei suoi confronti.
voglio dire, che al di là delle molteplici sfaccettature da voi enucleate, l'amicizia è generosità, un modo di voler essere.
forse per questo l'amicizia è quanto di più assomiglia all'amore.
tremenda, la patronessa