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In viaggio / 1

 

IN VIAGGIO

 

- 1

 

Le mie giornate sono così lunghe e vuote: è ironico come con l'età si riduca il tempo del sonno così che ci si ritrova ad avere molto tempo in più da riempire quando invece sarebbe stato necessario possederlo in altri momenti della vita. E' anche vero che essere anziani vuol dire avere ritmi diversi, più lenti : ma per quanto io faccia le cose lentamente, me ne rimane pur sempre di vuoto . Allora mi metto alla finestra a guardare la vita che passa e costruisco storie sulle persone che vedo . E mi piace siano sempre storie a lieto fine: se devo immaginare qualcosa voglio che sia bello.

 

 

Marzo : il mese della rinascita. Già sui rami le gemme gonfie pronte ad esplodere in fiori o in tenere foglie dal verde rinnovato, il cielo terso, appena qualche nuvola frastagliata dal vento leggero: nell'aria appena frizzante del primo mattino si respira l'annuncio di un sole più caldo, e la voglia di spogliarsi si stiracchia nei nostri pensieri .

 

-che strano : in autunno gli alberi si spogliano e noi ci vestiamo, in primavera loro si vestono e noi ci spogliamo -

 

Cammina lungo il marciapiede del viale figura lontana nera filiforme appena ondeggiante: la camminata assomiglia ad un passo di danza, leggera ma fiera .

In una mano, il braccio allungato lungo il fianco, dondola un casco da moto che batte leggero sulla gamba. Pantaloni neri attillati, giacca nera cernierata non completamente chiusa : nell'apertura il bianco di una camicia e al collo una collana che sembra una catena a scivolare nella scollatura .

Il manico di una borsa a tracolla attraversa in diagonale dalla spalla al fianco. Stivaletti neri alla caviglia e alti tacchi che rintonano ritmici sul selciato ad ogni passo.

A metà viale si ferma -proprio di fronte alla mia finestra- sembra indecisa, guarda l'orologio al polso, fissa lo sguardo sulla strada deserta e infine si siede su un muretto, le lunghe gambe aperte, poggia il casco accanto a lei, sfila la borsa e estrae un paio di guanti . Lentamente, quasi assorta, chiude completamente la cerniera della giacca, sistema la borsa da moto come era prima alle spalle, un lungo sospiro alza lo sguardo e incontra i miei occhi, e sorride.

Si sente il rumore di un motore e lei si alza, si infila il casco e, continuando a fissare la strada, infila lentamente i guanti .

Una moto scura si accosta e il guidatore, spento il motore, accenna a togliersi il casco, ma lei fa un cenno rotolando lentamente la mano - dopo, più avanti - . Il motore ruggisce nuovamente e lei sale, le braccia si stringono al guidatore e partono, unita figura scura lungo il viale vuoto.

I numeri della targa mi rimangono impressi, li scrivo frettolosa su un foglietto, poi mi chiedo -perché mai?- lo accortoccio e lo getto.

 

Mattina particolare : ho i brividi nonostante non sia freddo. Il casco mi batte sulla gamba mentre cammino, e la catena dello strangolo - non più fredda come appena indossata - mi dondola tra i seni dandomi una strana sensazione . Il viale è silenzioso e vuoto: l'unico il rumore dei miei passi che mi rintona quasi come una ripetuta domanda - che stai facendo, che stai facendo? Ignoro la domanda - in verità non ho risposte - so solo che mi sento bene come da tanto non mi accadeva. Sono arrivata al posto dell'incontro - perfetto orario - mi siedo e appoggio il casco accanto a me. Ricordati i guanti - li tiro fuori dalla borsa . Manca poco, poco, poco. Inizia l'agitazione : chiudo la giacca e faccio un lungo respiro per riprendere il controllo : alzo gli occhi e alla finestra di fronte noto una donnina che mi fissa - chissà che penserà di me - e sorrido. Sento il rumore del motore e lo vedo in fondo al viale : non sono ancora pronta, non lo sono - infilo il casco - l'ultima barriera ancora per un po', e i guanti - che mani gelide, gelide, accidenti -. Si ferma davanti a me e, lo so, vorrebbe vedermi, ma non sono ancora pronta - il cuore è a mille e riconosco i suoi occhi - gli faccio un gesto con la mano - dopo, dopo . Sento le mie mani che tremano : il rumore del motore riavviato è come un richiamo e nonostante abbia la sensazione che le gambe non mi reggano, che sverrò sicuramente, salgo alle sue spalle e -finalmente- lo stringo . Effetto singolare : essere nel posto giusto al momento giusto - mi sento nuovamente bene mentre mi porta via con se'.

 

Il viaggio è stato lungo e ho avuto il tempo di pensare : è una follia? Anche se lo fosse non ci vorrei rinunciare . Pensare e desiderare : desiderare che quello che sento non sia solo illusione, che tutta questa attesa abbia finalmente la giusta ricompensa. Cosa mi attendo ? Di ricevere la felicità che ha promesso, la serenità discreta del suo sorriso : anche solo baciarla per essere entrata nella mia vita . Come sarà la mia reazione, come sarà la sua reazione? Quello che ci si immagina degli incontri non è mai quello che poi veramente accade : c'è sempre l'incognita in agguato, il piccolo dubbio - chi te lo fa fare-

Se andrà male - pazienza - è stata comunque una piacevole conoscenza, una presenza : e se andrà bene ? Soffrirò ? Soffrirà ?

Se le nostre braccia, le nostre labbra, i nostri corpi si riconosceranno come conosciuti da sempre, come faremo, poi, a tornare indietro?

Gustiamo il momento : ecco, questa è la strada . Vedo la sua figura scura - l'unica, non può essere che lei - mi manca una attimo il respiro . Mi fermo : ha già il casco, speravo in un bacio, in un abbraccio ... Mi fa cenno dopo : rimetto in moto e lei sale, sento le sue braccia che mi stringono e le sue gambe sfiorano le mie ... una bella sensazione ... e parto.

 

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