Scritto da © Ezio Falcomer - Sab, 07/01/2012 - 12:44
Che le mie ali di angelo demone
ti avvolgano nel profondo
ti abbraccino
scaldandoti il cuore
titillandoti il capezzolo
allertandoti il clitoride
alleviandoti l'anima
rallegrandoti lo spirito
guarendoti il desiderio
aggravandoti il desiderio
viziandoti con verga di padrone maestro
punendoti con verga di padrone maestro
distraendoti con verga di schiavo turistico
avvolgendoti con verga di ospite turco
insidiandoti con mano di camionista lascivo
piuma la punta dell’ala
ti aggravi la psicosi dei sensi
medusa la mia bocca
ti bruci le labbra
mannaro il mio dente
devasti la tua natica
ti intrida il mio veleno salvifico
ti intrida il mio seme analgesico
giorno dopo giorno
negli attimi degli attimi
nei secoli dei secoli
fiori del male
farmaci del bene
pozioni d'amore
oppio fatale
alla tua anima
ormai rinata
alla calda vampiriasi della mia
presenza complice coniuge incestuosa prostituta
per niente amica.
Questo le dissi
varcando la porta
che sinistra morbosa giocosa avvertiva:
“hic sunt leones”.
“hic sunt leones”.
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Inserito da ormedelcaos il Sab, 07/01/2012 - 17:18. #
Ti ringrazio di averci presentato l'Ezio reale, così in carne e ossa.
Ti abbraccio.
walter
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Inserito da ormedelcaos il Sab, 07/01/2012 - 15:41. #
Come se dovessi conservare il tuo ruolo di attore, di lettore e interprete di scritti altrui, anche quando componi. Questa è la mia sensazione quando vado a leggerti, Ezio.
Intendi non sprofondare, quasi a doverti amputare, così castrandoti, della tua profonda cultura e sensibilità. La tua voce la “devi” cogliere solo in superficie, devi solo lasciarla “titillare” tra la lingua e il palato, mai a coglierla nella profondità dello spirito.
E allora divagare in movimenti sillabici, in variazioni dello stesso tema a facce diverse, come facce di altrettanti possibili mondi. Enunciare e poi subito rientrare nel personaggio del dover solo riferire delle vicende altrui, e non della sua propria. Quasi a divenire di te il tuo clown, il tuo clown che ti fa sorridere della vita. E da cui il totale silenzio dopo l’opera. Che è silenzio di artista. Artista che ride al personaggio deridendolo mentre si chiama in gioco e così deridendo se stesso in quel suo profondo disequilibrio rappresentato appunto da quel suo doversi, per gareggiare con se stesso, mantenere solo alla superficie del tema scelto quando gli sarebbe molto più facile, e quindi anche più conveniente, sprofondarvi.
E così vi leggo solo un gioco visivo di specchi. Proprio, secondo me,come l'Artista intendeva presentarlo.
Quasi a non doversi, o potersi, contaminare di sé, del suo “personaggio” di vita e non di scrittura, per poterli rappresentare, così, sul Teatro tutti, grazie alla purezza d'animo di Attore teatrale che ha conservato (castrandosi di sé).
Ti chiederei perciò il perché. O se la mia è solo una falsa rappresentazione che mi giustifica il doverti leggere solo quando potrei cogliere lo spirito del tuo lavoro.
Augurissimi per il nuovo anno.
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Inserito da Ezio Falcomer il Sab, 07/01/2012 - 17:13. #
Carissimo Walter,
come stai? Un saluto affettuoso. Da tantissimo che non ci sentiamo. Anch’io ti faccio i miei migliori auguri per tutto.
Mi conosci da molto tempo. Mi conosci bene. L’Ezio reale (o almeno la sua anima profonda come appare talvolta in internet) si confonde, è vero, sì, sempre, in internet, con tutte le sue proiezioni (e difese, e pudori ecc). E l’Ezio personaggio internettiano, scrittore, attore, parodista, clown di se stesso, satirico del mondo e dell’immaginario letterario, ha una sua vita che, fatalmente, si confonde con l’Ezio “reale”. Ma è un discorso complesso. Poi, in internet (in qualsiasi contesto internettiano) diventiamo un po’ tutti personaggi, avatar ecc. di noi stessi, dopo un po’. L’Ezio personaggio è un po’ “viziato” da se stesso e dagli altri, ha la sua serialità, forse.
Però, ti dico, nella realtà “reale”, Ezio fa sempre se stesso e il suo doppio (e i suoi multipli), moltiplica gli specchi e i piani, perché è nella natura del suo essere. Gli amici intimi, la compagna, la figlia, i parenti, gli amici ne sanno qualcosa. Ezio reale in se stesso è già, almeno, un po’ doppio, e spesso anche multiplo. Perché è necessitato ad esserlo dagli effetti dei sintomi della sua malattia, che lo rende spesso irriconoscibile in pochi giorni, in chi lo frequenta assiduamente. L’Ezio reale è sempre pieno di pudore anche nell’intimità con gli altri più vicini, un po’anche per proteggerli (ma soprattutto per proteggere se stesso, prendersi cura di sé) dalla troppa “ombra” o dalla troppa “luce” ; che sono, molto “laicamente” parlando, semplici sintomi cronici da gestire.
Detto questo, il testo sopra è nato poche ore fa, da una raccolta di frasi in chat-video-skype con la mia compagna, alla quale, realmente, nel gioco della seduzione e dello scherzo rivolgevo queste espressioni. Serietà e istantanea parodia. Serietà e metalinguaggio ironico. Prendersi sul serio ed eternamente demolirsi, abbassarsi, recitare.
Il testo poi è stato montato a partire dall’originario, che però ha conservato un fortissima integrità originaria. Pochi tocchi e ritocchi per dare più letterarietà e liricità al testo finale. E l’originale è stato ampiamente apprezzato dalla mia compagna, come “reale” discorso erotico-amoroso, abituata al mio trasformarmi, di volta in volta, in dio Pan, in demone, in Dàimon, in Satana, in angelo-demone, in pagliaccio, in “cachondo”, come dicono in Spagna. Insomma, tutto il gioco di una coppia.
Io non avverto tanto resistenza allo sprofondamento nella mia anima, nel testo sopra. E in genere in ciò che scrivo o in ciò che recito. Quanto… rinvio, evocazione alla/della mia anima reale
Quello che mi ostacola veramente è, a volte, l’eccesso di coscienza metalinguistica, teatrale-attoriale in un caso, letteraria nell’altro. Per cui, giocando, nel senso di “playing”, la pagina o il microfono, mi ritrovo sempre anche spettatore e critico di me stesso. Esposto alla malattia dell’artificium retorico, dell’effetto speciale. ed è un limite certo. Lo confesso. Ma è anche una tentazione continua, un piacere, una forma di libido, una scelta, un difesa.
Certo, poi il risultato può benissimo restare “solo un gioco visivo di specchi”. Ma ti garantisco che questo gioco ha avuto grande effetto su una persona reale in skype-chat. E dunque che dire? La citazione, la citazione della citazione, la finzione, l’ironia, parodia e parodia sulla parodia, esaltazione del suono in sé, in modo continuo possono benissimo essere linguaggio reale per parlarsi tra uomo e donna quando entrambi sentono ormai stantìi registri linguistici e stilistici canonici, classici, tradizionali ecc. (come li vuoi definire, senza per questo intendendo darne un giudizio negativo).
Lo scritto-confessione profonda, il più forte in questo senso è certamente la “Storia di un bipolare”. Mi sono travestito col labilissimo costume del personaggio Alessandro, molto trasparente,, solo perché avevo difficoltà a parlare in prima persona.
L’Ezio alessandrino, l’ Ezio parigino, Ezio bizantino, barocco; e l’Ezio ottentotto, camionista, animale, taglialegna, bulimico, coatto, pornomane, osceno, bukowskiano; (l’Ezio anche cielo limpido, realistico, speculativo ecc.); l’Ezio perennemente alterato nella sua lucidità da un carico eccezionale di psicofarmaci, a volta anche di cibo o alcol (birra, non granché) e nicotina, tanta nicotina… Tutto questo è l’Ezio reale. Semplicemente. Pluralmente reale e profondo. (Ma non lo è anche Mozart, profondissimo, stando sempre sulle spume di onde impossibili? C’è mica solo Beethoven o Bach, no? Scherzo, ti prego di non prendermi così sul serio da accostarmi a questi tizi).
Un affettuoso saluto, carissimo Walter
Ezio
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