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Il fallimento di Puleo, il poeta, l'elefante

Il buio bistratta i mie connettori
e io srubacchio parole dalle
cromature rubizze
d’un’altra notte gelatinosa.
E sono come Mersault
 durante l’ultimo monologo de L’Etranger,
voglio dire schivo,
scaleno ed altezzoso.
Eh si, la mia enfasi se n’è andata,
s’è addormentata nell’au de là
dell’ultimo sorso di vino
e io ho perso tempo
in reticenze palindrome,
in sogni caricaturali.
Quanto vorrei vivere
 una vita mediocre, consueta,
passare le notti
contemplandomi i duroni  con le mani
mentre tutto assume per me
i contorni
dell’assurdo camussiano.
Tranquillità ci pensate,
quietudine nell’inferno,
diventare per una volta
come una rosa che sorride al martirio;
ma il mio essere ansioso mi tallona,
mi ritrovo schiavo del sonno
come uno zombie che s’infarmaca.
Diamine! Come mi sento triste…
questa è la mia Stagione all’inferno,
il fallimento di Puleo, il poeta, l’elefante.
 
*
 
Dietro la mistica della follia,
il taglio, il bugno liquamoso
delle percezioni alterate dai farmaci,
tutto il tintinnare dell’oro dei meandri,
 
e altrove, nell’au de là della notte riflessiva,
la lagrima che serpeggia, sola…
 

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