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sempre Orione si svela

che cosa innaturale il tuo occhio d’oro dentro lo sconvolgimento della nascita;
il tuo occhio d’oro che, come l’invalidante atonia del nero, stanzia
nella ristrettezza di un tempio di dolore; come per l’immobile assassina nostalgia
del fuoco, il tuo occhio d’oro che ti spiega il mistero.
e tra gli aghi ti muovi, ignaro d’allori e cristalli, chiuso in una sensazione
di pochezza, stuprando le pareti, fingendo la vita.
oh quanta vita hai visto scorrere in una schermo di computer, le prigioni reali
del dentro che ti hanno sverginato ad essa; ma, non è forse il nostro vagare,
il nostro percorrere il sentiero, una pura-forza-astratta?
è la mente a conoscere la Conoscenza e il corpo un intralcio?
e nei sogni di Parigi cose piccole come contrazioni – involontari spasimi, tendenze al fremito-
vestono la tua rabbia con abiti da bardo, la poesia violenta che canta la violenza,
le mani rosa, segnate dalle risse, segnate da visioni carnali, picchiano
come picchi di fuoco dal dolore di fuoco su tastiere visioniche che vagliano l’invagliabile.
la scrittura non ti appartiene, è al di fuori di te, e il tuo medium ti guida
nelle macerie d’Efeso, dentro il Tempio d’Artemide, a immolare agnelli-d’-anima
in un altare tutto d’oro come il miraggio.
e come non pensare al manicomio, agli elettroshock di combinazioni chimiche,
smarrendoti e non ritrovandoti, tornando, morendo senza regolarità,
pause tra la morte e la vita, tra una vecchia morte e una nuova morte,
il presagio di T.S.O, le mattonelle verdi incrostate d’anima nel tuo cervello,
sempre nel tuo cervello.
quanto brucia il sale della vita dentro le ferite, dimmi ferdinando, che se mai
una fantasia d’Orione ti venga nella mente, dimmi, tu potresti soddisfarla?
ma dopo il pianto dell’usignolo ferito e l’occhio mutato che cerca la chiave
come una luce d’Alba che penetra forte nella finestra dell’Universo
sempre Orione si svela.     

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