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Gerard Manley Hopkins - Pied Beauty

 
Glory be to God for dappled things-
For skies of couple-colour as a brinded cow;
For rose moles all in stipple upon trout that swim;
Fresh-firecoal chestnut-falls; finches’wings;
Landscape plotted and pieced-fold, fallow, and plough;
And àll trades, their gear and tackle and trim.
 
All things counter, original, spire, strange;
Whatever is fickle, freckled (who knows how?)
With swift, slow; sweet, sour; adàzzle, dìm;
He fathers-forth whose beauty is past change;
                                                    Pràise him.
Gerard Manley Hopkins
Da: La freschezza più cara
Edizioni BUR
Traduzione di Viola Papetti
 
Bellezza screziata
 
Sia gloria a Dio per le cose screziate-
per i cieli di accoppiati colori come vacca pezzata;
per i nei rosa in puntini sulla trota che nuota;
per i crolli di castagne tizzoni ardenti; le ali dei fringuelli;
il passaggio tracciato e spartito-stazzo, maggese, e aratro;
e tutti i mestieri, con livrea e attrezzatura e foggia.
 
Tutte le cose contrarie, originali, impari, strane;
quel ch’è instabile, lentigginoso (chi sa come?)
con lesto, lento; dolce, amaro; abbagliante, torbo;
Egli pro-crea la cui bellezza mai muta;
                                                             lodatelo
 
Scrive Antonio Spadaro nella Prefazione
“leggere un poeta significa assumere il suo sguardo sulle cose, sulla realtà, sulla vita….La potenza dirompente dei versi di Hopkins consiste innanzitutto nella sua capacità di modificare lo sguardo del lettore, nel suo appello a sentire e gustare ogni cosa nella sua assoluta unicità….a ragione egli è considerato uno dei fondatori della poesia inglese moderna…
Egli mirava a estrarre dalle parole il più possibile senza lasciarsi ostacolare dalle regole della grammatica, della sintassi e dell’uso comune. Per descrivere nel dettaglio la rivoluzione hopkinsiana prendiamo in prestito la sintesi che di essa fornisce la poetessa Valduga:-Nessuno ha fatto con la lingua quello che lui è riuscito a fare, l’ha sottoposta a una vera tortura, agglutinando le parole dell’inglese in modi che nemmeno il tedesco potrebbe sopportare, sconnettendole, dislocandole, tormentando la sintassi, sfigurando il lessico, imprigionando il suono in una rete di allitterazioni folgoranti, inventando persino un nuovo ritmo sulla base della metrica classica….
Diciamolo con chiarezza: la complessità, a volte estrema, della sua opera richiederebbe un costante ausilio di note (ndr: fornite principalmente dall’autore?) ed apparati, oltre ad un profondo studio di tutte le connotazioni di ordine estetico, filosofico, teologico che essa custodisce. Tuttavia tutti quanti questi riferimenti non possono che distrarre dalla pura ed esuberante forza espressiva del verso di Hopkins, che invece richiederebbe una lettura”ingenua”…, (al fine di una fruizione immediata e diretta, come per tutti i capolavori)…Poi ci sarà sempre tempo per ricavare nelle trattazioni critiche le notizie…per una comprensione più profonda”.
 
Mi fermo qui per quanto riguarda l’Introduzione di Spadaro, per non togliere agli altri Autori di RossoVenexiano il piacere di indagare a loro volta prima di tentare di per sé stessi una critica della medesima Poesia.
 
Aggiungo di mio solo queste brevi note, desunte dalla lettura della Vita di Gerard Manley Hopkins.
 
Egli studiò ad Oxford, dove si laureò. Prima aderì, poi lasciò la Chiesa anglicana, essendo nata in lui la vocazione sacerdotale e religiosa, sviluppatasi con la sua entrata nella Compagnia di Gesù. Il primo decennio di sacerdozio lo influenzò profondamente, specie l'apprendimento della spiritualità ignaziana e lo studio del pensiero di Duns Scoto.
Da quanto appena detto desumo che fu proprio il concetto filosofico di “Univocità” di Duns che egli cercò di trasporre poi in tutte le sue poesie, insieme alla spiritualità di cui si diceva.
Non posso quindi mancare di porre l’accento, (a chiarimento del mio sguardo e quindi della mia interpretazione, e sensazioni derivanti dalla poesia postata, di ciò che ho considerato il Poeta voglia pertanto trasmetterci) sul concetto filosofico, che mi pare preminente, di detta “Univocità” e conseguentemente del Principio di individuazione dello Scoto, nonché sulla spiritualità ad essa poesia intrinseca, ed all’Autore medesimo.
Così ho interpretato il suo sguardo ed il suo messaggio.
 
Allego, per potere poi ascoltare voci diverse ed eventuali diversi commenti e punti di vista dei nostri Autori di Rossovenexiano, una delle fonti che ho utilizzato per poter arrivare a queste deduzioni:
 
Tralascio appositamente la critica specifica di Pied Beauty in quanto già insita, in generale, nel passo riferito alla Valduga.
 
 
poesia e prefazione dal libro
 
 
 
 
 

 
 
 
 
Ipotetico Paradigma II a cura di taglioavvenuto
voci: Virginia e Rita
video: stepha603

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