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La scelta

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Il foglio atterra con un morbido svolazzo sul pavimento tirato a cera. Il Segretario Particolare lo osserva attonito. È stato lui, pochi minuti prima, a metterlo nelle mani di Francesco. E ora è lì, per terra.
Il papa lo guarda diritto negli occhi, quasi a volerlo sfidare. A chiedergli di rimproverarlo per quel gesto deciso, quasi di stizza, con cui l’ha fatto volare dalla scrivania. Il Segretario non si permette, è ovvio, di aprire bocca; neppure di mostrare una qualche reazione. Sta fermo e aspetta.
Eppure quel foglio, nei minuti in cui è stato nelle mani del Pontefice, è stato oggetto di un esame attento. Piegato in avanti, Bergoglio ha letto i tre nomi scritti dai cardinali della C.E.I.
Su ognuno ha puntato il dito, come a soppesarne il valore. Più volte ha alzato lo sguardo, ora a incrociare quello del Segretario, ora rivolgendolo allo scorcio di cielo che fa capolino dalla finestra di fronte. La scelta del presidente della Conferenza Episcopale Italiana non è un affare da poco. Ha letto e riletto. Poi l’ha buttato per terra.
Sembra quasi divertito: se ne sta seduto, con le mani appoggiate al bordo della scrivania mentre il povero cristo che gli sta di fronte è sulla graticola. Alla fine, Francesco ne ha pietà. Allora afferra un foglio bianco e, di getto, ci scrive sopra qualcosa. Poi si allunga sopra la scrivania per porgerlo al sottoposto.
Il Segretario Particolare ci dà un’occhiata e quasi si strozza. Le frasi gli muoiono in gola. Sa, per lunga familiarità con il Santo Padre, che è del tutto inutile provare a parlare. “Ma non è nell’elenco”, “Non c’è nessun Cardinale con questo nome”. Cerca disperatamente di riflettere. Sa che Bergoglio non ama i commenti banali e le domande inutili. Quando ha un interlocutore davanti lo incita, con una semplice espressione del viso, a mostrare tutta la propria intelligenza, a non svilirla con parole vane.
Per quanti sforzi faccia, il Segretario non può evitare di guardarlo con aria smarrita. Poi riesce a trovare nella mente la domanda che Francesco si aspetta:
- Proprio quel Rocco S.?
Lo sguardo beato del papa gli dà la risposta.
 
Ed è così che in capo a un paio di giorni Rocco Siffredi, impacchettato in un sobrio completo scuro, varca la soglia di quella stanza. Il suo fisico asciutto fa risaltare l’eleganza dell’abito, ma lui, per la prima volta in vita sua, si sente nudo.
Attore di consumata esperienza, abituato alle situazioni più scabrose, mai si sarebbe immaginato di poter provare vergogna. Eppure si sente come Adamo al momento dell’uscita dal Paradiso Terrestre. Di colpo ha perso ogni sicurezza e sa, con dolorosa consapevolezza, che nessuna maschera può proteggerlo. Non lì, non in questo momento. Non si può nascondere: il suo passato è con lui e lotta con un presente che stenta a comprendere. Vorrebbe scappare, con la testa chiusa fra le mani e, nello stesso tempo, è morbosamente attratto da quello che il fato ha in serbo per lui.
Il fato? Non ne è più così sicuro. La sua vita ha avuto una scossa così violenta e inaspettata che la testa gli si confonde. Una sola cosa sa con certezza: che da questo momento tutto sarà diverso.
 
Quasi senza accorgersene si ritrova in ginocchio davanti al Santo Padre. Francesco lo invita a rialzarsi e ad accomodarsi davanti a lui. Rocco esita, poi prorompe:
- Ma, Padre, ne sarò all’altezza?
Bergoglio si alza di scatto e gli si avvicina vagamente minaccioso:
- E lo dici a me?
Prende fiato.
- Proprio a me, che me lo chiedo tutti i santi giorni? Ti ho chiesto di fare il Presidente della CEI, non il papa!
Poi si ricompone.
- Scusa – dice strascicando la seconda esse – anche per me non è così semplice. Ma ti capisco, diciamo che se ti ho chiamato devi essere sicuro di te.
- Ma perché proprio io…
- Perché no?
Ora gli occhi chiari di Francesco ridono. Si diverte a stuzzicarlo.
- Io… non sono nemmeno un prete.
Bergoglio fa una smorfia:
- Non serve essere prete per fare il Cardinale.
Rocco deglutisce a stento.
- Quindi…
Il papa lo guarda a lungo, senza rispondere. Poi lo fa alzare e lo abbraccia.
- Quindi sarai un buon Presidente della CEI.
- Con … con quello che ho fatto?
- Beh, sai una cosa?
- ?
- Proprio per quello!
Francesco ride.
- Proprio tu, sì! Perché non hai vissuto nel chiuso delle stanze, perché il contatto della carne è quanto di più avvicina un essere umano all’altro. Perché, in fondo, ti sei sporcato le mani. Ma, se lo vuoi sapere, la ragione vera è un’altra.
Pausa.
- Quello che interessa a quei signori che andrai a presiedere è il potere. Solo quello. E ci sono due modi per raggiungere il potere: i soldi e il sesso.
Batte con forza le mani sulle spalle del pornoattore.
- E cosa c’è di meglio di uno che conosce bene il sesso per dirigere chi sa tutto dei soldi?
 

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