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Dammi la mano, nel giardino antico

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Dedicata a nonno Luigi
 
Tu mi vieni incontro,
nonno, e, sorridendo,
ora, mi dici:
“Scrivimi più spesso.”
 
O caro nonno...
ma ti penso sempre!
E ben ricordo i tuoi momenti belli,
insieme a noi.
 
Tu mi hai cresciuta
con le coccinelle (1),
le dolci ciambelline,
le paste di frollini,
biscotti al burro.
Ed hai sorriso,
per le bionde o brune, castane
bamboline, occhi di sogno,
recate in dono.
E, tuttavia,
qualche difetto, buono,
parve alla bimba ravvisarti:
“Ma perché?!
Ma perché suol parlare di cucina?
Esige sempre cibi elaborati,
non offenderti nonno,
se sto pensando, solo
che sei come suol dirsi,
una buona forchetta.”
 
Rispondi: “Nipote,
sappi una cosa:
fu il pranzo luculliano
cui tu alludi, di certo la mia forza;
ma, anche, sappi,
l'unica mia farsa.
 
Pur, se innaffiavo i fiori,
ero giulivo. Tu, compiaciuta
insieme ai genitori.”
 
Nonno,
soltanto ora,
guardando le tue foto,
sta sgorgando una lacrima
che dice:
“Come eri sofferente!
Ti è daccanto
la mamma, pallide e triste.
 
Nonno,
dammi la mano...
Portami ancora nel giardino
antico
con le tue rose.
C'era una strada...
Un bel nastro d'argento
del quale, non mi è concesso
toccare il marciapiede,
né con le ruote,
il suolo.
C'era la casa e pure,
quel villino, che, oggi, volteggia
nell'immensità.
 
Dammi la mano,
nonno,
nel tuo giardino antico.”
 
(1) Coccinelle a molla, balocco speciale.

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