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La bambola

“Iginia dove vai con la tua bambolina?”
Chiede la mamma che la vede sola “Vado a giocare sulla verandina: troverò Ola che mi aspetta ancora.” “Ola? È forse una compagna?” Risponde Iginia: “No, soltanto Iolanda.” Ola non c'è e forse se ne andata... Così pensando, discende le scale. È primavera, ed il giardino odora di acacie e rose. “Ola son qui: ti voglio far vedere la bambola che beve e fa pipì. Ma dove sei? Ola, ma ci sei ancora?” “Iginia sono qui: guarda fra i rami.” Iginia guarda in alto, e vede un fiore che, in trasparenza, mostra i suoi colori.
Discosta dal petto,
la bambola rosa;
è bella, sognante,
dagli occhi di cielo
 
ed alla sua amica
la porge radiosa
e poi le domanda:
“È bella? Non trovi?”
 
Iolanda l'accosta
al tenero cuore
e poi le risponde:
“Bellissima, un fiore”
 
E guarda la rosa,
che, dopo la pioggia
nel pallido azzurro
distende i colori
 
“Bellissima,” dice...
S'avveri il tuo sogno
e possa il Signore,
concederci
un giorno...
 
La voce si perde
nel limpido azzurro,
Iginia
non pone domande:
 
“È stato il nonnino
a farmi felice
non ti sembrerebbe
ma mi sa capire
e mi regala,
costi quel che costi,
mi regala le bambole
che sanno aprire gli occhi
 
sol nelle vesti
sono un po' diverse...
Questa che vedi, bruna di capelli,
assomiglia alla mamma.”
“Come si chiama la tua bambolina?”
Risponde Iginia:
“Si chiama Stellina”
e pensa
a gli occhi belli della mamma.
Risponde Iolanda: “Stellina è un nome certamente bello e mi ricorda il secondo nome della mia mamma... Ma se Dio vuole, quando sarai grande, potresti avere anche, un figlioletto; come lo chiameresti?” Risponde Iginia: “Non te ne ho parlato? Ho pensato... Al suo nome: mi piace Sigismondo, Alberto ed anche Piero... Ma non so dirti, in vero come lo chiamerò.” Iolanda le propone: “Avviati all'androne: la mamma c'è che cuce... Le dici...” Iginia la precede: “Le dico per favore se, mi può dare i nomi, riposti nell'armadio.”
La mamma che la vede, entrare di soppiatto... “Dove sei stata?” Chiede: “Ti ho chiamato tanto...” Risponde Iginia: “O mamma, ero in giardino, con Ola... E si parlava tanto, di un bambino... Forse si accende la mia fantasia... Forse Ola è un'amica immaginaria ma noi sedute, sulla scalinata, parlavamo del nome di un neonato.” La stringe a sé la mamma che dischiude l'armadio, mentre pensa alla sua bimba: “O infanzia, dolce infanzia, sei proprio pazzerella.”

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