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L'incontro

La concessione, cedere per estrema volontà, arrendersi a un qualche tipo di evidenza, sapere che il desiderio è un amplificatore, che se esiste un limite lo si andrà a trovare, tremore e colore vermiglio, speranza e paura, se lui la desidera quanto lei spera...
La curiosità è un tarlo, il desiderio è un cattivo consigliere, queste cose lei le sa, conosce la via di fuga, ma usarla vorrebbe dire perderlo, perdersi, ancora niente è accaduto, ma c'è già tutto quello che serve, le sue gambe cedono, le ginocchia toccano il pavimento.
La preghiera su quelle ginocchia è ambigua, parla di timore e speranza, il timore è per la speranza, la speranza è un buco nero che tutto inghiotte, le mani di lui sulla sua testa sono assoluzione e penitenza, lui aspetta ancora a chiedere “cosa vuoi?” lei vorrebbe la prudenza, ma non può esserci prudenza, sarebbe l'inizio della fine, nemmeno la bugia aiuta, chiedere oltre il lecito e poi fermarsi, non è così che funziona.
Che poi al termine tutti e due si chiederanno cos'era quel tutto che si sono giocati con le parole, al termine sarà sempre qualcosa, molto o poco, ma non tutto, la prima menzogna è stata detta, ma è ancora vera, fino a quando seguiranno filo di questa conseguenza, equilibrio, le braccia mimano il bilanciere, i piedi uno davanti all'altro, esercizio di stile, un locale frequentato poco e bene.
Lei è quella che resiste, che oppone, lui è il porco che fa leva sui suoi piedi per scardinare, poeta libertino, insinua nei suoi discorsi desideri subliminali, lei ha l'anima scaltra, sarà una lunga attesa, la resa sarà data a Pirro, brevi manu, una scrollatina all'ego del Casanova triste, pive nel sacco, ma questo è dopo, al momento lui è un semidio che si trasforma a parole in ogni desiderio di lei, gioco di egoismi, pesate concessioni, dubbi e remore.
La stanza è un quadrato, il libero arbitrio saltella in torno ai contundenti, non ci devono essere colpi bassi, tutti e due tengono scoperto il lato più debole, per far credere che sia l'altro quello da cercare, basterebbe un po' di sana ignoranza per vincere, invece l'incontro è all'ultimo esangue, smorto di paura, parla la volontà alla carne, vende illusioni a pacchetti, tutto compresso, il sesso è costretto ai ripari, conchiglie dove si sente il mare dentro, tempeste di colpi, corpi tempestati, pace e poi di nuovo guerra. Quello che fa da collante è la vanità, esaudire appieno per far vedere la capacità, la portanza dell'atto, magnanimo, possessivo, quasi svilente, nel rosario sgranato di parole, prolungare il tempo.
Così un momento dopo è lui con le ginocchia molli, che sentono avvicinarsi il patimento, lei la dea, che tocca il cielo con un dito, sarà così finché dura o arriva una specie di amore a spiegare la strada, per adesso la stanza è ancora un quadrato.

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