scelti per voi

rosso venexiano
 
 Autore del mese: taglioavvenuto
 
 Perle di Novembre
 
 miglior commento: 

E' nello stornare della risposta che la bocca tace sommersa dai versi.
C'è una trama sottile che induce sulle tua labbra. Estinguere il gesto, ammutolire il verbo, è nella negazione la parola che l'urlo di Munch si rinnova. Ablerò su destini dal suono negato nella notte più fonda della parola, maelstron di tutte le vocali affossate nel gorgo del suono. E già il verso rimarrà muto. Rinaldo Ambrosia 

Login/Registrati

Concorso fotografico “L'estate è dentro di te”

Commenti

Nuovi Autori

  • carezzavolmente
  • Barbara de Haviland
  • Gino Ragusa Di ...
  • Flavio Esposito
  • Marina Oddone

Carnevale in carta crespa

Quand’eravamo  bambine, a me e alla mia cugina rossa di capelli come un elfo irlandese , la sorella minore di mia madre cuciva gli abiti per il Carnevale. Li faceva di carta , quella  crespata  che usano ancor oggi i fioristi per addobbare  i vasi di piante. La Mariucci  - questo il nome di mia zia- trovava questa carta colorata, rosa o azzurra o verdolina, e ci ritagliava e cuciva gli abitini di carta . Un anno, ricordo,  ne inventò  due, da fata: a me toccò quello  rosa, moretta come  ero stavo bene; a mia cugina rossa capitò quello  verde muschio, adattissimo alle sue trecce .
Mariucci  ci fece pure i cappelli a cono, con le stelle dorate. Eravamo graziosissime dentro i nostri  sogni di carta. Dai  cappelli a cono  scendevano dei lunghi nastri di vario colore e noi  scuotevamo le teste per  farli girare attorno a noi. Il primo  giorno  di Carnevale, in cui  indossammo i nostri abiti di carta, splendeva un magnifico sole. Sotto la carta, comunque, le nostre madri ci avevamo  imbottite di maglioni. In campo dei Tolentini io e la cugina ci mescolammo tra gli altri bambini e ci correvamo incontro. Noi due facevamo davvero un figurone, perchè indossavamo abitini da maschera veri e propri, mentre la maggior parte degli altri bambini  si cammuffava con vecchi abiti delle loro madri e dei fratelli maggiori. In campo era una vera  bufera di coriandoli e di stelle  filanti.  Ovvio che qualcuno mi  strappò un poco la gonna, mettendoci il piede sopra e a mia cugina la manica, cosa che la mandò in un pianto dirotto. Ma si riprese subito graffiando come un gatto il possibile autore dello sfregio. Il secondo  giorno , dopo che Mariucci risistemò gli strappi con ago e filo, io e la cugina  fummo sorprese da una  pioggia invidiosa , proprio ai giardini pubblici, e gli abiti non solo si disfarono, ma persero pure il colore e la carta ci macchiò gli abiti  veri. Tenaci e ostinate tornammo da Mariucci  che paziente rattoppò  con altra carta nuova…Ricordo, comunque, che di questi due abitini a me rimase solo la gonna e a mia  cugina il corpetto. Ma eravamo talmente affezionate  che continuammo  a circolare per il campo dei Tolentini, addobbate con questi ultimi  residui cartacei,  anche la settimana successiva al  Carnevale. Dai cappelli a cono  s’erano staccate le stelle dorate  e la punta s'era ammaccata, ma ce ne importava poco. C’eravamo inventate i personaggi delle  fate strassaròle ( straccivendole) e così ci piaceva giocare, ciabattando in giro anche per casa, a me e alla cugina rosso irlandese!
 

Cerca nel sito

Pubblicazioni di Rosso Venexiano

Riflessi di Sara Cristofori
Riflessi di Sara Cristofori

Cerca un autore

Inserire uno o più nomi utenti separati da una virgola

Sono con noi

Ci sono attualmente 11 utenti e 48 visitatori collegati.

Utenti on-line

  • shadow58am
  • luccardin
  • Dylan
  • Marina Oddone
  • erremmeccì
  • Maria Cusumano
  • leopold bloom
  • ComPensAzione
  • Barbara de Haviland
  • alvanicchio_Gir...
  • gatto