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 Autore del mese: Fausto Raso
 
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<<immagini saldate nella temporaneità della mente>>
lo ha scritto qui   Max Ruvini
 
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Storia di Klaus, venuto da Amburgo

Può sembrare troppo  disinvolto ,lo so…non è facile  superare la  ritrosia negativa di parlare al prossimo, allo sconosciuto. Mentre tu cammini  veloce con i tuoi pensieri, con la  tua borsa carica  di " pensieri"  e di problemi cacciati dentro a forza assieme alla penna  biro e all'agenda, perché mai ti  dovresti fermare a  parlare  con un  uomo  che ,proprio a quell’ora  del mattino, sembra  fare assolutamente nulla , se non  respirare  quella stessa aria gelida che respiri tu? Magari  avverti pure che il primo caffè della mattina  ti sta disturbando lo stomaco,  e  che non  era buono come  immaginavi,
Io invece ho cominciato a fare questa cosa:  mi fermo a parlare con chi  incontro appoggiato ad un muro, in attesa di una sigaretta o di una moneta.Si possono  fare scoperte  sensazionali circa l’ Altro.  A volte dalla bocca di costoro  si espandono  storie insicure e  dolorose. Emerge un’umanità molto lontana dalla nostra; gente  che vive in modo  del tutto diverso e avverso. La storia di una persona merita sempre di essere ascoltata.  Con  una domanda si avvia l'occasione per ripetere a volte un j'accuse, o forse cercare una  giustificazione a come la  vita ha dipanato la matassa degli eventi contrarii, quelli che hanno costretto alla partenza e alla strada. Chi aveva una casa, l'ha perduta. Chi una famiglia, l'ha lasciata. Mi rendo conto, e ciò mi appare stupefacente, come queste persone rispondano sempre senza reticenze,  mentre chi cammina svelto  verso il suo lavoro – quale esso sia – non sa fare domande, proprio non  gli  interessa   porre  domande. Che mi  importa di questo poveraccio?  Gli dò un euro  e va bene così.
Potrei  allora parlarvi di Klaus.  Da quest’estate  tutte le mattine , davanti al cinema Corso, sta seduto un uomo dai tratti  aristocratici, appoggiato ad uno zaino  sfondato, di vecchio cuoio ingrassato.  Ad osservarlo  bene , sembra un nordico. Non ha l’aria del mendicante , anche se calza grosse  scarpe con la suola  chiodata  e indossa  abiti  dai colori imprecisi, ma non  rotti  né sporchi. Da un  berrettone di lana scendono lunghe ciocche di capelli  biondi, ispidi , che si confondono  dentro una  barba lunga e appuntita, rossiccia e striata di bianco. Il naso aquilino discendente  è pronunciato per la magrezza del viso. Ha occhi azzurrissimi, un poco  rotondi.
Così  oggi decido di  rivolgergli la parola. Non gli porgo più la solita moneta, voglio conoscere la sua storia. Come  si attacca discorso con un  uomo così? Quale può essere  il suo primo problema sulla strada, a gennaio? O la fame o il freddo. Ed infatti  gli chiedo come se la passa.
L’uomo sorride, ha tutti i suoi denti, non è vecchio anche se la vita scomoda gli ha inciso le rughe  e inasprito la pelle.
In un italiano  duro ed impreciso mi spiega  che è un cittadino  tedesco di Amburgo, per l’esattezza.
Ha lavorato trentacinque  anni in  Germania, mi dice anche il nome della ditta, forse un’industria, ma non  capisco bene. “ Che ci fa qua, allora?  A passare le  mattine  sul Corso? “. “ Raccolgo monete per mio  compagno. Così lui manciare”. Adesso mi accorgo che parla come il Papa, stessa pronuncia.  Mi precisa  che  il suo compagno è un cane pastore tedesco, che vive con lui in un caravan, alla periferia della  città, vicino all’antico forte austriaco dismesso.
“ Ma che ci fa lei qua, dalla  Germania? “ insisto.
“ Giustizia  tedesca mi  ha rubato tutto”, risponde lui con il viso molto  grave e sistemandosi meglio sopra lo  zaino.
Vengo così a  sapere che a seguito di una causa di divorzio, lui è stato condannato a lasciare la casa e parecchi denari alla moglie. Mi racconta la storia e mi  guarda da sotto in su, cercando di capire se io “ ho capito”.
“ Mi rendo  conto – aggiungo – ma non le era possibile restare in Germania ugualmente?”
“Nein , assolutamente, io via  da quel paese terribile”. Provo una grande meraviglia: è il primo tedesco ,veramente tedesco, che mi parla così della  Germania. “ In Cermania – aggiunge – non c’è cuore, solo lavoro lavoro lavoro , ordine e lavoro…”  scuote la testa e si guarda le scarpe da  montagna. Osservo che indossa  due paia di calze per piede.
“ E dopo la  giornata qui sul Corso – chiedo- cosa fa?”
“ Vado a casa, al forte. Preparo cibo per mio compagno. Vuoi vedere lui? “ mi domanda con un vago sorriso.
Certo che lo  voglio  vedere e faccio sì con il capo. L’uomo si fruga in una tascona laterale gonfia di cento cose che non posso  sapere e ne  trae una foto a colori, fatta alle macchinette della stazione.
L’immagine mostra lui  con la testa appoggiata al testone di un cane lupo. L’animale è un bell’esemplare della sua razza, con gli orecchi diritti e la  lingua ben in vista. “ Buonissimo ”-commenta l’uomo e lo sguardo gli si intenerisce.
Il resto della giornata, mi spiega, lui lo passa aiutando quelli del canile  municipale, a  rassettare e pulire i cani.Qualche  volta mangia  anche assieme  agli operai, nella  cucinetta del  vecchio forte. Mi immagino la  scena: scodellano assieme  una buona pasta fumante e tagliano qualche  fetta di salame. Lui parlerà dei suoi  grigi  cieli tedeschi,gli altri  dei  fatti loro.
La sera, nel caravan,  l’uomo dice di non aver freddo. Mi informa di avere coperte ed un fornello a  gas. “ Ascolto musica  da mia  radio ”   precisa. Ovviamente un tedesco, un vero tedesco , ama la musica. " Parlo con mio compagno".
Mi  accorgo che l’uomo, mentre mi  ha spiegato la sua storia,  non  ha  mai  definito “ cane”  l’animale con cui  vive. Il pastore  è il suo “ compagno”.
“ E la gente come  è, qua in Italia?”  domando.
“ Voi  avete altro  cuore “ risponde mettendo via la foto, nella sua profonda tasca “ mai  avuto  fastidi con polizei . Ho documenta, patente,  tutto a posto. I carabinieri passano , battono alla porta di  caravan e chiedono  tutto bene? “
Direi che dovrei sentirmi al  settimo cielo per questa  versione di Italia positiva ed accogliente, anche se so che non  è così.
Prima  di salutarlo e di lasciarlo  accucciato sopra lo zaino, gli chiedo quale sia il suo nome. Lui mi  risponde  “ Klaus”. A me scioccamente viene in mente Sankta Klaus  e sorrido. Cerco  nella  borsa,  tra agenda  carte  e cellulare. Trovo  cinque euro. Lo so possono sembrare troppi, ma un  grosso  cane pastore , vero compagno di un  uomo solo , in giro per il mondo, cacciato dalla giustizia di  Amburgo,  mangia parecchio e di certo merita  un buon pasto.
 
 
 
 
 

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