Scritto da © ferdigiordano - Mar, 17/01/2012 - 17:28
Colti nudi come sponde
pensiamo, forse, a quanto scorre lenta
la legnosità del tempo
la nervatura dell’ora. Contorti,
nella torre dello scambio, e con
piccoli seni.
La corolla della stanza chiusa,
il fiore del soffitto appena maculato dall’umido
la diffusione dei respiri dai balconi
il vuoto, nel punto comprenso del busto
- un deserto a volte
con l’insopprimibile duna del corpo
mossa
per rimuovere le notti.
Dal ventre lanci come una barbarie
di picche.
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Inserito da Manuela Verbasi il Dom, 05/02/2012 - 17:30. #
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