Scritto da © redazione - Ven, 27/01/2012 - 12:36
Nel giorno della memoria, gli autori di Rosso Venexiano che desiderano, potranno scrivere i loro brani a tema che saranno raccolti in una pagina a ricordo (o qualcos'altro, vediamo se riusciamo a farvi una sorpresa).
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Concorso fotografico di Rosso Venexiano.
qui il suo blog
la testa rasata
le labbra livide
e il tatuaggio sulla pelle offesa
nel cuore gelido
ti riconosco
abbracciato al tuo sogno di fuggire
da te stesso
da quel cancello ormai troppo lontano
per le poche osse dolenti
per la tua volontà a brandelli
e il respiro di carne
che macera l'anima
squarta il petto e uccide
prima di abbandonarsi
del tutto
nel cielo
per mano di una mano
uguale alla tua
volerò da te ogni notte
e prendendoci per mano sapremo
di non essere stati mai così vicini come ora
anche se non so il tuo destino quale fine ti ha dato
anche se non so quali lacrime hai pianto senza di me
ti lascio il mio respiro in dono
conservalo stretto amore
per quando ne avranno bisogno
ancora domani i nostri figli
ricordandoci
dal giorno in cui scelse la fuga
per non affogare
luce e vergogna
Anche dio si negò
per codardia
o per dare un senso all’inferno
Soli
ed innumerevoli
soli e dimenticati
i corpi
sacchi sempre più vuoti
di strascichi d’anima
spinata
tra fili di ferro e sterpaglie
esangui
…e cadevano
a mucchi le dignità
prese a calci
Era là fuori
l’umanità
sotto un’aria di febbre
attenta a scambiarsi
ancora veleni
aspettando il finale
Incensi rossi
disegnavano i cieli
che respirava
Lei scelse
di credere
alla magia di un tramonto…
Freddo intenso... Sotto la pelle, sotto la carne... Fin nelle ossa. Tremo anche se non vorrei. I denti serrati. La lingua incollata al palato. Tutti i muscoli tesi. Gli occhi chiusi... Sulla notte, sull'orrore; in attesa di un'alba d'acciaio in quest'inferno, in questo baratro nero nel quale precipiterò... Nel quale precipiteremo tutti.
Ma qui ora non è così. Qui è solo gelo e terrore. Qui è odore di sangue, piscio e paura... Qui non ci sono baci... Solo pianto e lamenti. Sempre più stanchi, sempre più lunghi... E il sonno si è consumato come le suole delle mie scarpe bucate; nessun sogno mi accompagnerà in questa notte che è un buco nero e assorbe avido come una spugna ogni speranza...
Si trascinano così le ore, si inginocchiano in questa mattina di vetro graffiato dal dolore.
Oggi sarò io quell'odore nel vento... sarò fumo che soffoca i sogni, che spegne i pensieri... Sarò cenere che impasta la bocca, che cancella ogni passo.
Tremano le gambe mentre procedo sospinta da mani che non sono più mani, da braccia che non sono più braccia, rami secchi di alberi sradicati; siamo macchie grigie e stinte tra milioni di altre macchie che impregnano questa distesa di dolore che tutti gli orizzonti oscura.
"Avanti il prossimo!"
... Quello che fu.
2.
"SH... Figlio mio, 'sta zitto..."
...SHOA.
... Quello che fu.
3.
...Stracci luridi a mucchi.
Fumo...
Il pianto nell'eco...
...Cataste di ossa.
Fumo...
I treni fantasma...
...Le fosse stracolme.
Fumo...
"ah... Era ora!! Finalmente una doccia!"
...La cenere in terra.
Fumo...
Le case svuotate...
...I campi negati.
che non sono tornata.
Ripercorro con gli occhi come una trina sottile la vita
fatta di punta all’uncinetto.
Quella luce,
quello sguardo del soldato alla porta
e una bambola di pezza dentro al vuoto in soffitta
che mia madre cercava.
Mi vien fatto di pensare
di non esser salita anch’io su quel treno
forse di non volerlo nemmeno sapere
- con quel freddo
e quella mano che non mollavo mai
nel ricordarla. Avevan deportato
i tedeschi anche l’anima.
E la mia famiglia in Polonia.
E questa bambola di pezza qui sul mio letto
divorata dai ragni.
con la tua faccia coperta di fango
con le tue mani sporche di colpe
col tuo bagaglio pieno di morte.
Eccoti qui
con la tua bocca mai sazia di inganni
col tuo vestito decorato dall'odio
con la tua ombra macchiata di sangue.
Ascolta nel silenzio le voci
di quelli che c'erano
di quelli che avevano un nome
di quelli che non erano cose.
Respira l'odore
di quelli innocenti
di quelli che avevano un corpo
di quelli che non avevan le ali.
Per volare lontani.
Per ritornare a riempire
il vuoto colmo di orrore.
la catena di smontaggio
il prodotto ecologico
bllu...le mille bolle blu
Pietà
La guerra è la follia d’una tragedia stanca,
vagante in terra nuda di veli e di speranza.
e lacera senza quiete il cuor dell’anima terrestre.
rotola l’umanità al fango d’una perduta terra.
Logora, sporca, con il sedere in fasce,
emana aria putrida nell’attimo in cui nasce.
e con fasulla forza violenta il mondo al suo tormento.
Affila i lunghi artigli della caparbietà,
e poi comincia a uccidere priva di pietà.
per non fissare in volto il lordo di cui veste.
sono i cenci d’una schiavitù,
di corpi esuli d’anime e d’amore,
coprenti il volto all’ombra d’un dolore.
a Dio non chiedon mai perdono.
oh angeli terrestri,
al sangue candido delle vostre vesti,
d’aver pietà della pazzia demente,
che sempre cresce
quando l’anima diserta la mente.
(Marilina Frasci)
Come chiamarla se no la conta di numeri attenta agli stracci.
Ci fu un bisogno estremo di mani, di occhi, di menti
per come attorcigliare binari ad una sfera
e non perdere nemmeno uno dei denti alla pesca col filo spinato.
Di quello che era stato prima, se mai ci fu un istante di sole
fu presa la cenere per coprire le nubi di tenebre.
Nemmeno Dio riuscì a penetrare col suo occhio quel muro
solo le braccia si moltiplicarono nel campo
avvitando le spalle ed i piedi alle croci.
Sapevano che per nascondiglio
Non c’era di meglio che il cuore di un uomo.
Una rosa per ricordare la bellezza e non solo l’orrore.
Un giacinto per ricordare che violenza e barbarie non hanno bandiere
Un giglio per ricordare che il male si risolve col bene