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I concorsi di Rosso Foto

 
 
Concorso fotografico di Rosso Venexiano.
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Nuovi Autori

  • Rinaldo Ambrosia
  • Evelynxd
  • Anto
  • Carmen Gravagna
  • TGHJILK2012

Oggi - Giorno della memoria- 27 gennaio 2012

giorno-della-memoria
Nel giorno della memoria, gli autori di Rosso Venexiano che desiderano,  potranno scrivere i loro brani a tema che saranno raccolti in una pagina a ricordo (o qualcos'altro, vediamo se riusciamo a farvi una sorpresa).
 
Per partecipare, scrivete il vostro testo in un commento a questo post, o pubblicate un post  nel blog, prendete il link del post e incollatelo a commento qui.
 

 #
 
 
Per non dimenticare
 
Dalle ceneri del tempo
sale un ricordo doloroso.
“ARBEIT MACHT FREI: IL LAVORO RENDE LIBERI”.
 
Ma quale libertà
nella schiavitù
nel dolore.
 
Quale vita
uomini non più uomini
spogliati dagli abiti
e dalla dignità
tra fili spinati
dove regna solo il terrore
dell’annientamento dell’umanità
in giorni grigi di tristezza.
 
Ed io oggi proprio lì
io che non ho visto
resto muta ed immobile
le braccia inerti lungo i fianchi
e nei viali di alberi maestosi
che nascondono le fondamenta
della vergogna umana
ascolto
portate da un vento tristo e lontano
echi di lamenti
di carni bruciate
di morte ingiusta
di cadaveri senza identità e dignità
e ombre intrise di lacrime
mi accarezzano silenziose.
 
Sento pesare sul cuore
la vergogna che mi appartiene
e porterò nell’anima
questo terribile ricordo
con rabbia e amore
con sdegno e pietà
sempre…..
per non dimenticare.
 
 

 #
Scivolano parole dalle dita, rotolano nello sguardo
impressione di memoria, facile sospetto dell'inganno
ogni volta riappare, demolitore spietato d'ostacoli
rullo compressore per nuove luminose vie
nuove cavie, nuovi martiri, nuovo sangue
non io, non questa volta, mi volto indietro
c'è ancora gente, scalcio, alzo le mani al cielo
mai più, mai più, mai più
 
 

 #
...
negli occhi bassi
la testa rasata
le labbra livide
e il tatuaggio sulla pelle offesa
nel cuore gelido
ti riconosco
abbracciato al tuo sogno di fuggire
da te stesso
da quel cancello ormai troppo lontano
per le poche osse dolenti
per la tua volontà a brandelli
e il respiro di carne
che macera l'anima
squarta il petto e uccide
prima di abbandonarsi
del tutto
nel cielo
per mano di una mano
uguale alla tua
 
amore ...l'ultimo mio pensiero è tuo
volerò da te ogni notte
e prendendoci per mano sapremo
di non essere stati mai così vicini come ora
anche se non so il tuo destino quale fine ti ha dato
anche se non so quali lacrime hai pianto senza di me
ti lascio il mio respiro in dono
conservalo stretto amore
per quando ne avranno bisogno
ancora domani i nostri figli
ricordandoci
 
 
 

 #
NEL GIORNO DELLA MEMORIA CI SIAMO ANCORA.
 
C'è una ghigliottina sempre pronta all'uso tra le mani dell'uomo,la sua superbia di sentirsi DIO.Padrone della sua follia è quella ragione che vieta l'amore,come principio della parola da coltivare nei nostri cuori.La bugia,la menzogna,la crudeltà,gl'inganni come bene da esercitare per mantenere quel potere sempre e comunque in funzione del sentimento a loro più comune:il male.Nel giorno della memoria ho bisogno di respirare aria pulita,c'è ancora in giro la puzza della menzogna,oggi la chiamano segreto di stato ma sono sempre giochi del potere,di chi ancora alimenta le fornaci della loro lussuria con le braci delle nostre speranze di un mondo migliore.Immobili sentinelle nei nostri cuori è quel respiro che ancora è vita,amore.Nel giorno della memoria siamo ancora una sola voce,una sola luce del nostro cammino di fratellanza,di pace. 
 

 #
Fu rosso il cielo
 
 
Non hanno visto più il sole
dal giorno in cui scelse la fuga
per non affogare
luce e vergogna
Anche dio si negò
per codardia
o per dare un senso all’inferno

Soli
ed innumerevoli
soli e dimenticati

i corpi
sacchi sempre più vuoti  
di strascichi d’anima
spinata
tra fili di ferro e sterpaglie
esangui

…e cadevano
a mucchi le dignità
prese a calci

Era là fuori
l’umanità
sotto un’aria di febbre
attenta a scambiarsi
ancora veleni
aspettando il finale

Incensi rossi
disegnavano i cieli
che respirava
Lei scelse
di credere
alla magia di un tramonto…

 

 #
- 16 Ottobre 1943 -
 
 
Nonostante la guerra e le leggi razziali, Roma conservava la sua bellezza unica e la luce rosata del crepuscolo d'ottobre, calava lentamente sulle colonne della Porta d'Ottavia.
Liliana e Gabriele si amavano come si amano i giovani di ogni tempo e di ogni paese, con la fede nel domani, che dà solo l'amore a vent'anni.
Gabriele quel pomeriggio le aveva regalato un garofano bianco, che lei aveva infilato tra le onde nero-blu dei suoi capelli, dietro l'orecchio.
Percorsero un tratto del Lungotevere de' Cenci e si infilarono furtivamente nell'androne del palazzetto di via Arenula, dove Liliana abitava con la sua famiglia, per un ultimo bacio prima di far ritorno alle loro abitazioni.
Li accolse la semioscurità, in cui si intravvedevano i profili delle foglie scure di aspidistra, che quel giorno sembrava avessero l'odore delle cose in disfacimento.
Liliana si strinse al petto di Gabriele che la baciò con un furore disperato che non c'era mai stato nelle loro effusioni, prima di allora.
''Liliana!'' tuonò la voce di suo padre nella tromba delle scale.
''...si ....babbo....sto salendo.......''
''...devo andare amore mio....''
''...Lili amore.....Liliana.....Lili mia.....''
''...domani....domani ....si, domani....verrò da te....amore....''
''Liliana!''
''..arrivo babbo....arrivo...''
Si staccarono con il cuore stretto in una gelida tenaglia di angoscia, che li paralizzò ancora un istante a fissarsi e a dirsi muti, tutto l'amore che non avevano ancora detto, vissuto.
 
Quella notte il Ghetto ebraico di Roma subì un feroce rastrellamento da parte delle SS di Kappler, addette alla ''Judenoperation'' e le porte delle abitazioni degli ebrei vennero sfondate con i calci dei fucili o divelte con spranghe di ferro, strappando al sonno intere famiglie; non venne fatta nessuna eccezione, né per persone malate o impedite, né per le donne in stato interessante, né per quelle che avevano ancora i bimbi al seno. Per nessuno.
Furono catturate 1259 persone, raccolte provvisoriamente in uno spiazzo che si trova nei pressi del teatro di Marcello e poi trasferite nel massiccio edificio del Collegio Militare in via della Lungara. Tra esse c'erano Liliana e i suoi familiari.
Era il 16 ottobre 1943.
La mattina del 18 ottobre a bordo dei grigi camion tedeschi saranno condotti alla Stazione Tiburtina, da cui inizierà il loro viaggio verso l'orrore ancora sconosciuto di Auschwitz- Birkenau, che raggiungeranno dopo sei giorni e sei notti di viaggio, ammassati come bestie senza bagaglio, senza assistenza, condannati alla promiscuità più offensiva, affamati e assetati.
 
Liliana avrebbe compiuto diciannove anni di lì a poco: non sopravvisse alla follia degli esperimenti del dottor Mengele, nè sua sorella Maria, sedicenne; suo fratello Davide di otto anni, sua madre Ester e suo padre Elia, furono mandati a morire  nelle camere a gas dopo pochi giorni il loro arrivo ad Auschwitz.
Degli ebrei romani deportati in quell'occasione, sopravvissero solo in sedici, tra essi, una sola donna, che riuscì a salvarsi grazie alla pietà di un'infermiera.
 
 
Gabriele si salvò dalla deportazione aiutato da una famiglia non ebrea che riuscì a confonderlo tra i pazienti ricoverati all'ospedale Fatebenefratelli, sull'isola tiberina.
Dalla fine della guerra dedicò il resto della sua vita a cercare notizie di Liliana.
Nel 1987 ebbe la certezza che la sua Lili era morta seviziata dagli esperimenti di Mengele ad Auschwitz. 
 
 
La fede nell'amore non potè nulla sulla pazzia che albergò le menti degli uomini.
 
 

 #
IL FANTASMA
 
Freddo. La lurida coperta nella quale sono avvolta - uno straccio maleodorante pieno di buchi e troppo corta- non mi copre nemmeno le ginocchia.
Freddo intenso... Sotto la pelle, sotto la carne... Fin nelle ossa. Tremo anche se non vorrei. I denti serrati. La lingua incollata al palato. Tutti i muscoli tesi. Gli occhi chiusi... Sulla notte, sull'orrore; in attesa di un'alba d'acciaio in quest'inferno, in questo baratro nero nel quale precipiterò... Nel quale precipiteremo tutti.
 
Mi ricordo che da bambina la cosa che mi piaceva di più era il bacio della buonanotte di mio padre. Già a letto, al caldo sotto le coperte nella mia stanza che profumava di mele e cannella, lo aspettavo con gli occhi chiusi. Fingevo di dormire, mentre trepidavo nell'attesa che lui arrivasse. E puntuale ogni sera infatti mio padre arrivava, annunciato da quell'odore di muschio e corteccia del tabacco della sua inseparabile pipa. Leggero si avvicinava il suo passo, poi si sedeva sul bordo del letto. E delicate le sue labbra mi sfioravano la fronte... Un'onda tiepida e azzurra allora riempiva la mia mente, avvolgeva i miei pensieri. Il mio respiro faceva incetta dell'odore di mio padre... E mi abbandonavo nel sonno, sicura che i sogni non avrebbero tardato ad arrivare.
Ma qui ora non è così. Qui è solo gelo e terrore. Qui è odore di sangue, piscio e paura... Qui non ci sono baci... Solo pianto e lamenti. Sempre più stanchi, sempre più lunghi... E il sonno si è consumato come le suole delle mie scarpe bucate; nessun sogno mi accompagnerà in questa notte che è un buco nero e assorbe avido come una spugna ogni speranza...
Si trascinano così le ore, si inginocchiano in questa mattina di vetro graffiato dal dolore.
 
Esco dalla mia tana di legno marcito, sono fantasma tra altri fantasmi di ossa e di stracci. Cammino sospinta dall'odore nel vento, nelle orecchie rimbombano le voci. Quelle voci... Impossibile non udirle... Impossibile non impazzire. Oggi toccherà a me, lo so. Oggi sarò io la voce che urla. La voce che scuote, la voce che paralizza le gambe, che secca la gola... La voce che pugnala nel petto, che spezza il respiro.
Oggi sarò io quell'odore nel vento... sarò fumo che soffoca i sogni, che spegne i pensieri... Sarò cenere che impasta la bocca, che cancella ogni passo.
Tremano le gambe mentre procedo sospinta da mani che non sono più mani, da braccia che non sono più braccia, rami secchi di alberi sradicati; siamo macchie grigie e stinte tra milioni di altre macchie che impregnano questa distesa di dolore che tutti gli orizzonti oscura.
Un canto di morte riecheggia nell’aria e riempie un silenzio fatto di uomini e donne privati di tutto: della dignità, del nome… sacchi di pelle e ossa, una lunga fila che ordinata procede dove non sa. E non importa verso che cosa… basta che tutto finisca.
E la fine sarà. Liberi finalmente di volare via.
Ma il mio sguardo s’allunga d’un tratto, a rincorrere l’eco di un pianto che giunge al mio orecchio.
Chi sei tu fotografi tutto qui dentro? …Perché ti stupisci?
Chi sei tu che versi lacrime appoggiato a quel muro? …Perché tieni basso lo sguardo?
Chi sei tu che ora stringi le mani su questo filo spinato? …Perché la vergogna ti affoga?
Chi sei tu che scuoti la testa e sospiri? …Perché le tue mani tremano?
Esco dal cammino tracciato da migliaia di numeri deambulanti nel fango e sposto i miei passi perché incontrino i tuoi.
Eccoti qui, di fronte a me… I miei occhi nei tuoi occhi, le bocche serrate a far parlare un silenzio colmo di errori e di orrori che non si possono raccontare… Perché non esiste parola che possa rendere ciò che è stato. Ciò che ancora è e che forse sarà.
Sollevi la mano, pelle liscia che profuma di lavanda, cerchi la mia. Le tue dita intrecciate alle mie, rami secchi e grigi che tremano al vento. Ed ecco che sgorgano quelle immagini che nessuno avrebbe voluto vedere. Una cascata di pietre e di ghiaccio. Ecco che esplodono quelle voci che nessuno avrebbe voluto ascoltare. Un’eruzione di dolore, scorre inarrestabile a coprire ogni parola…
 
…Devo andare. Mi stanno aspettando.
 
Ti regalo tutto quello che ho, perché tutti possano sapere. Perché tutti possano ricordare… Perché nessuno possa dimenticare. Un baule pieno di dolore e orrore, ma anche di sogni e speranze. Non gettare via nulla… Appendi su tutti i muri gli incubi, libera in volo le lucciole.
Un’ombra scura macchia la pagina azzurra del cielo.
Fa freddo… Ti avvolgi in una coperta di cenere. Inspiri l’odore nel vento.
Riavvolgi i tuoi passi… Ritorni da dove sei arrivato, il cerchio si chiude… Ma non sarà più la stessa cosa ora.
 MAI PIU’.
 
 
 
 

 #
sinceramente, ti lascio la mia più grande ammirazione per la bravura con cui hai saputo costruire tecnicamente ed emozionalmente, la struttura di questo testo.
Veramente da applauso.
 

 #
@Stefania Stravato: ti ringrazio davvero! 
 

 #
Treblinka
 
Mancava poco, mia futura consorte!
Ti avevo già intrecciato una livrea ghirlanda
Ma poi ti fu pestata dinnanzi al tuo sorriso.
 
A Treblinka ci strapparono
E poi in quel forno d’inferno ci ritrovammo
M’a un dolce venticello ci aggrappammo,
 
e in quel giardin di pesco
che tanto ti piaceva
lo stesso vento ci sposerà.
 
 

 #
 
 
ad abbagliare
non è il bianco dei campi d’inverno
ma le ossa sfarinate tra le fosse
 
se guardi
le vedi
 
se taci
senti vibrarne il nerbo
a sferzare il tempo
di Dolore ancora stupito
 
.
 
il mio nervo alla paralisi
ho nausea
questa sigaretta dopo i forni
è un capogiro che mi fa sedere
ma non voglio scappare da qui
dove il vero diventa Vero
e mi chiedo se in ognuno di noi
possa germinare il seme maligno
se bastino i ‘Giusti’
a meritare all’uomo di esistere ancora
 
                             (Mauthausen 1997)
 
 
 

 #
Stupenda :-) Bacio cara :-)
 

 #
DOPO LA LETTURA DEL DIARIO DI ANNA.
 
Chino la testa
Non v'è lacrima
che mi redìma
non v'è cenere
sparsa sul capo
che basti
per una impossibile
espiazione.
 
Su me -Uomo-
grava la vergogna
d'aver portato violenza
ad altro Uomo
 
Fame nei campi
sete e torture
osceno esperimento
gas letali e sterminio
e urla
e pianti
che ancora 
urtano il cielo.
 
Non v'è Inferno
che possa accogliere
quest' Uomo
carnefice del Fratello
osceno fantoccio di pietra
reo e cieco
maldestro strumento
di rabbia omicida
ottuso potere.
 
Non v'è preghiera
che mi riscatti
non perdono che m'assolva!
 
Vago
in una città
che non più
è la mia
tra non eguali
"sudici accattoni" e "prostitute"
"parìa" ed "omossessuali"
"uomini di colore"
e "rifiuti
d'una società insana".
 
Ed a me è già condanna.
 
 
 

 #
- Quel sangue che non ebbe colpe -
 
mi hai sputato
la tua follia, in bocca
e ho ingoiato
il più immondo dei fiati
 
dell'intimo biancore delle mie ossa
ne hai fatto orrore, innalzato
a guglie, svettanti nel peggiore cielo
 
di me, che sono stato e
che mai più potrò, ti sia
ghiaccio, tornito in chiodi
alla memoria e
turbine che annienti, l'ardire
vivo, dei rovi che ancora
spregiano quel sangue
che non ebbe, colpe.
 
 
 
 
 
 

 #
neanche più il
sangue mi rimane
sotto questo cielo di
fumo nero
nel sapore delle
mandorle malsane
trasportato come tutti
gli altri nel vento
gelido di un ghiaccio
che taglia come lama
nei giorni della
più semplice paura di
un insieme di nulla
feriti d’umiliazione nei
destini di mille popoli
condannati dalla
diffusione di
una abituale pazzia alla
finalità della fine e
corro adesso ch’è ora
nelle grida strozzate dei
bambini
verso la negazione di
ogni speranza
verso la mia personale
maledizione
con l’energia delle
sole ossa scarne
vestito della seta di
una leggera pelle
verso l’ultimo urlo di
sirena
affidandomi al
dolore della Storia
respirando qui il
fluido della sconfitta
senza conoscere la
forza della Tua vendetta
sfidando tutto il
mio futuro
per non morire ancora
senza almeno una
ragione
...
 
 
 
 
 

 #
Pretesa viltà
 
Chiunque è morto
come si sa, è morto.
Se la morte non ha occhi
che pretende di vedere il morto?
Se non distingue suoni
che chiede di sentire?
 
Chiunque muore senza morire
è lì a memoria
un nome, a volte,
una presenza equa
nell’urlo ancora.
 
Sia resa a tutti i morti oscuri
la chiarezza della nostra viltà. 
 
 
 

 #
Olocausto... Variazioni sul tema.
 
 
1.

543297.
"Avanti il prossimo!"
... Quello che fu.

2.

"Mamma,  ma perché il babbo non torna? Aveva detto che sarebbe stato con noi... Dov'è? Perché non è qui con noi?"
"SH... Figlio mio, 'sta zitto..."
...SHOA.
... Quello che fu.

3.

Fumo... L'odore nel vento...
...Stracci luridi a mucchi.

Fumo...
Il pianto nell'eco...
...Cataste di ossa.

Fumo...
I treni fantasma...
...Le fosse stracolme.

Fumo...
"ah... Era ora!! Finalmente una doccia!"
...La cenere in terra.

Fumo...
Le case svuotate...
...I campi negati.
 

 
 

 #
Immemore cancello
 
il ricordo è un serto spinoso
che lacera il farisaico velo
involucro ipocrita dell’anima
emerso dal nulla della memoria
 
è dolore che buca lo stomaco
ricordare l’infamia degli uomini
alleviare la falsa dimenticanza
con alibi d’ignobile comodo
 
oltre l’acciaio vagano anime perse
in un girone lastricato d’odio
arse nel fumo acre di camini accesi
rinchiuse nel ventre della storia
 
la memoria non ha cancelli
 
 

 #
 
Resto
 
 
Il silenzio
ha un odore pesante
di polvere e sangue
e la mia gamba è di marmo..
Vedo stelle come spilli
che bucano gli occhi.
Resto..
tra il muro e la porta
ma la morte mi cerca
ed io cerco un pensiero pulito.
Si! ..la mia casa
il suo dolce tepore
...un abbraccio!
 
 
 
 

 #
Il fumo sale sempre (Zyklon B)
 
Danza la falena
ignara del destino,
e l’alogena sollecita
l’istinto naturale.
 
Disegna una spirale
ormai sempre più stretta,
siamo al gran finale,
con il fumo che si alza.
 
Subito è assorbito
dal soffitto un po’ annerito:
lui è ormai abituato,
io mi turo il naso.
 
Una foto in bianco e nero
mi azzarda a un parallelo:
son corpi seminudi
con poca voglia di danzare.
 
- pure loro ignari del destino -
 
Stanche le piedate
creano linee nella neve,
convergono diritte,
verso un punto.
 
Blocco docce :
la soluzione finale,
là,colonna eterea
che s’alza al cielo.
 
Un cielo che assorbe
anime e fumo,
e che s'è abituato
col passare del tempo,
 
...noi,quaggiù ,un po' meno.
 
 
 

 #
AnimaAuschwitz
 
Dopo i pochi anni
che non sono tornata.
Ripercorro con gli occhi come una trina sottile la vita
fatta di punta all’uncinetto.
Quella luce,
quello sguardo del soldato alla porta
e una bambola di pezza dentro al vuoto in soffitta
che mia madre cercava.
Mi vien fatto di pensare
di non esser salita anch’io su quel treno
forse di non volerlo nemmeno sapere
- con quel freddo
e quella mano che non mollavo mai
nel ricordarla. Avevan deportato
i tedeschi anche l’anima.

E la mia famiglia in Polonia.
E questa bambola di pezza qui sul mio letto
divorata dai ragni.

 
 
Da: Lerri Baldo, Se tu fossi più bella ancora, Edizione Tracce, 2006
 

 #
IL BOIA
Eccoti qui
con la tua faccia coperta di fango
con le tue mani sporche di colpe
col tuo bagaglio pieno di morte.
Eccoti qui
con la tua bocca mai sazia di inganni
col tuo vestito decorato dall'odio
con la tua ombra macchiata di sangue.
Ascolta nel silenzio le voci
di quelli che c'erano 
di quelli che avevano un nome
di quelli che non erano cose.
Respira l'odore
di quelli innocenti
di quelli che avevano un corpo
di quelli che non avevan le ali.
Per volare lontani.
Per ritornare a riempire
il vuoto colmo di orrore.
 
 

 #
Il rumore della polvere
 
Non c'è che il rumore della polvere
in questa strada bianca
decorata da croci accecate 
da polline astratto, rosso scarlatto.
Poco il sole che si concede
agli occhi danzanti del destino.
E' l'azzurro a storcere le labbra
e a stringere a sé il vuoto.
Questa terra porta l'amaro
di docili fiati d'ebrei che si svuotano
tra capricci d'arie spinate,
questa terra somiglia
alle vene di un tramonto
costretto a brindare col male
e a tingersi il volto di nebbia.
Rastrellano carni e ghiaie
i gas alle baracche,
numeri in stoffe zebrate
si abituano in fretta 
a profili di lager.
Salive adulte e bambine
inciampano rapide in uno sparo.
Non c'è più tempo per esistere.
Nudi orrori dormono in fila
accanto alla neve.
 
 
 

 #
NON SOLO PAROLE
 
Molti non conoscono
molti non sanno
molti continuano a tacere
ma io non posso dar voce
solo alle parole
devo far mio anche il tuo dolore
le tue lacrime
se voglio che il giorno del ricordo
sia un nuovo fiore
da piantare nell'anima
che sia parte di me
di te di noi
che ci parli
solo con la voce dell'amore.
 

 #
Spine della memoria, per non dimenticare
 
appese al recinto di filo spinato brandelli di carne
come ombre dimenticate da Dio reclamano un perché
nel campo carri bestiame vomitano nella polvere
nuove vittime sacrificali da incenerire sull’ara dell’odio
 
salgono al cielo disperdendosi nell’acre odore di fumo
urla e simulacri di parole come bestemmie di dolore
canti di bimbi che perforano le coscienze dei giusti
e sguardi spenti di vecchi che recitano rassegnazione
 
da stracci e mucchietti d’ossa rannicchiati tra la polvere
s’alzano nenie alienanti di madri dai seni rinsecchiti
mentre allattano straziate un fiore nato già morto
con lacrime di un sangue odiato come la corona di Cristo
 
Shoah, una spina nella coscienza degli uomini
 
 
 

 #
CENERI FUMANTI
 
Accatastati uno sopra all'altro
imbiancati nel colore della morte
bruciamo in questa fornace
tra le fiamme dell'odio e del male
siamo fumo veso il cielo
cenere deposta su l'altare dei ricordi
anime innocenti che ritornano a parlare
con la voce del perdono
nel silenzio delle coscienze.
 

 #
NON ABBASSAR LO SGUARDO
 
 
guardami, vivo,
e se oserai volger lo sguardo
altrove,
tu sia maledetto
per i tuoi giorni,
non ti doni l'eterno
quel che a me fu negato
quando,
giocando impavido sul pezzo
di terra smosso al vento,
non ho incontrato che  cenere
ammutolita dei comignoli,
riversarsi cruda
tra le foglie imbiancate
della neve fioca
pianger di dolore.
 

 #
L'impotenza della memoria
 
 
                                A Primo Levi
 
Ho la tristezza della storia dimenticata
affogata nell'indifferenza e nello scandalo.
 
Quello che è stato, è perso
eppure fu:
un non uomo
una pietra poggiata sulla tomba di dio
i testimoni.
 
Non c'è kaddish, non c'è preghiera dei defunti
che misuri il dolore
 
Non sono stata capace
non sono stata capace:
niente è stato niente, tutto
è uguale
la parola strappata al silenzio tace
di nuovo.
 
Daremo in pasto giorni bui al futuro,
nell'impotenza della memoria
 
 
 
N.B.: la parola "strappata al silenzio" è una espressione di Paul Celan, nella poesia "Argumentum e silentio", dedicata al poeta-partigiano René Char
 
 
 

 #
Accade
di sgranare ricordi
e come pietre
accatastarli
tentando un accenno 
di poesia
ma non nelle parole
sole
di quel tanto che resta
di un'anima smarrita......
è nel tempo
nelle memorie nude
nelle cose
nel pianto
del passato i ventagli
assopiti
della speranza
l'inganno della morte
e noi seduti
sopra l'argine del mondo
già sconfitti
senza nome nè memoria
e sia come sia......
 
 

 #
Una pazzia d'efficenza
la catena di smontaggio
il prodotto ecologico
 
bllu...le mille bolle blu
 
 

 #
Raccolta Orme lontane 

Pietà

La guerra è la follia d’una tragedia stanca,
vagante in terra nuda di veli e di speranza.

Con la sconfitta cuce lo strappo d’una veste,
e lacera senza quiete il cuor dell’anima terrestre.
 
Con un rammendo pazzo, il filo della guerra,
rotola l’umanità al fango d’una perduta terra.
Logora, sporca, con il sedere in fasce,
emana aria putrida nell’attimo in cui nasce.
 
Annega l’uomo e il bene col fare d’un momento
e con fasulla forza violenta il mondo al suo tormento.
Affila i lunghi artigli della caparbietà,
e poi comincia a uccidere priva di pietà.
 
Stermina corpi per non guarir la peste,
per non fissare in volto il lordo di cui veste.
 
Una camicia bianca e la cravatta blu,
sono i cenci d’una schiavitù,
di corpi esuli d’anime e d’amore,
coprenti il volto all’ombra d’un dolore.
 
Feroci al mondo, indifferenti al dono,
a Dio non chiedon mai perdono.
 
Chiedete voi,
oh angeli terrestri,
al sangue candido delle vostre vesti,
d’aver pietà della pazzia demente,
che sempre cresce
quando l’anima diserta la mente.
 
 
 

(Marilina Frasci) 
 

 #
Cercare DIO
 
Ogni giorno c'è uno sguardo
che non incontro più
ma non ho paura di morire
che cosa sia poi la morte
se già vivo nell'inferno
Le sofferenze dell'anima
in questa miseria umana
cercano risposte
ma DIO non ascolta
non sente non prova pietà
o sono io lontano da lui
io che ho perso l'amore
che non ho più luce
per giungere tra le sue braccia.
 

 #
Quell'oscuro nascondiglio
 
Cercarono un groviglio in cui nascondere la coscienza.
Come chiamarla se no la conta di numeri attenta agli stracci.
Ci fu un bisogno estremo di mani, di occhi, di menti
per come attorcigliare binari ad una sfera
e non perdere nemmeno uno dei denti alla pesca col filo spinato.
Di quello che era stato prima, se mai ci fu un istante di sole
fu presa la cenere per coprire le nubi di tenebre.

Nemmeno Dio riuscì a penetrare col suo occhio quel muro
solo le braccia si moltiplicarono nel campo
avvitando le spalle ed i piedi alle croci.
Sapevano che per nascondiglio
Non c’era di meglio che il cuore di un uomo.

 

 

 #
Un garofano  in memoria  della vita per quello che era  giusto che fosse e non per quello che è stato.
Una rosa  per ricordare la bellezza e non solo l’orrore.
Un giacinto  per ricordare che  violenza e barbarie non hanno bandiere
Un giglio  per ricordare che il male si risolve col bene
 

 #
Olocausto
 
Su quel carro bestiame
urlavo il mio terrore
piangevo i miei cari.
Non sapevo né come
o perché.
Mi aspettavano torture e forni
e le ingiurie più bieche.
La morte da tutto questo
immenso dolore
finalmente mi venne
a liberare.
 
 

 #
 
27 gennaio
 
Nella nebbia e nella neve
di là dal filo spinato
anime volano in fumo.
Non è tanto la morte
che mette paura
ma il pensiero di chi ami
che non puoi più
salvare.
 
Occorrerà agli uomini
un nuovo battesimo
a cancellazione
di tanta vergogna.
 
 

 #
Pianure infinite
 
Si staglia da lontano
nella foschia del giorno
la sagoma innaturale
della crudeltà umana
Non varcherò l'ingresso
non potrei
dove l'inganno apre la sua bocca
non ho il coraggio
di piangere su queste pietre
ma la mia anima è già in viaggio
verso la sterminata pianura
dei papaveri rossi
di ogni fiore conosco il nome
amore e poi ancora amore
rossi come il cuore
e leggeri al soffio del vento
la loro libertà respiro
nel volo infinito.
 

 #
--L'ultimo respiro della speranza--
Sguardi di memorie fermate dal tempo,
anime disperse senza respiro
logore di ricordi senza fine,
senza futuro.
Storie di nomi sconosciuti
di dolori segnati dalle lame,
lacrime arrese alla morte
di speranze ancora vive.
Sentiero misterioso,
orizzonti senza fine
senza domande,
senza un perché.
Luci spente offuscano ricordi,
amori infiniti rimasti uniti
in cerca di risposte
che non avranno mai.
Cappotto rosso,
spensierata giovinezza
compagna di giochi
ignara del passato
Anima remota della Vita
sguardo incredulo e attonito
un ultimo giorno senza ritorno
un ultimo pensiero senza memoria
una gloria infinita per la Tua anima,
un ultima speranza,
un amore eterno nel tuo ricordo.
 
 

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