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Oswald Splengler-Relativismo

L'universalismo di valori dei diritti dell'uomo in generale

Da molto tempo sembrava che la discussione circa le direttive di azioni giuste o sbagliate in via di principio avessero trovato risposta e con ciò fossero state risolte nella maggior parte del mondo. Iniziando con la Magna Charta del 1213, con Bill of Rights 1689, con le costituzioni francesi del 1788 ossia del 1791 la codificazione dell’idea moderna dei valori giusti o ingiusti finivano infine nella Dichiarazione Generale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite. Le idee sui valori citate in detto codice hanno reclamato il diritto di validità universale e illimitato per tutti gli uomini , indipendentemente da tempo e luogo e appartenenza culturale.
 

Uguaglianza di tutti gli individui di fronte alla legge, indipendentemente dalla loro fede, origini etniche , età, colore della pelle e sesso, libertà di riunioni, di parola e di pensiero garantiti dalla costituzione, come pure l’intangibilità della dignità del singolo individuo formavano il pilastro di un canone di valori universale e inseparabile che è stato stabilito il 26 giugno 1945 nella Charta delle Nazioni Unite con un risultato di 48:0 voti a favore. Otto Stati, tuttavia, si sono astenuti dal voto tra i quali l’Unione Sovietica, l’Arabia Saudita e Sudafrica. Riprenderemo l’argomento in seguito. Le fondamenta concettuali più importanti dei diritti umani trovarono le basi nelle idee del filosofo tedesco Immanuel Kant riguardanti il tema se ci fosse una base etica che può avere validità per tutti gli esseri umani in ogni tempo, e in caso affermativo, come deve essere formulata. Come “imperativo categorico” la formulazione di Kant di una tale legge è infine entrata nella Storia del Diritto e dell’Etica dell’umanità. La formula della morale kantiana

“Agisci così ché le massime della tua volontà possano valere sempre e contemporaneamente come principio di una legislatura generale.”

fino a oggi questa forma principalmente le fondamenta di una legge d’azione e di norme delle Nazioni Unite. L’imperativo categorico di Kant è una forma linguisticamente elaborata della locuzione:

“Non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te.”

Secondo questo principio un ladro, per esempio, non potrà volere che un furto diventi un diritto generale e nemmeno l’assassino potrà desiderare che l’assassinio sia considerato lecito. Poiché il ladro non vorrà essere derubato, come l’assassino non vorrà essere ucciso. Ora i critici della dichiarazione dei diritti umani obiettano che questa non si distingue principalmente nel suo diritto di universalità dai totalitarismi statali e religiosi, essendo quindi anch’essa un sistema di valori relativo, perché definito volutamente. Tuttavia, ignorano un piccolo dettaglio che distingue fondamentalmente la dichiarazione generale del diritto dell’uomo dai sistemi totalitari dei valori. E il principio della reciprocità contenuta nell’imperativo categorico di Kant che richiede un allineamento della relativa norma d’azione con tutte le altre cointeressate.

Pertanto questo principio evita che le norme di una singola persona o di una minoranza radicale divenga il principio di una legislatura, se nel contempo non è accettata e voluta dalla comunità. Quindi, mentre i sistemi totalitari pretendono: “pensa e agisci come me – o sei mio nemico”, l’imperativo categorico domanda: “come possiamo, io e tu, portare il nostro pensare e il nostro agire su una base comune che non danneggi ne te ne me e che è voluto da entrambi nella stessa misura.

Quindi i sistemi totalitari impongono all’uomo il loro rispettivo sistema totalitario dei valori, senza domandarsi se si conformano l’uno con l’altro. Al contrario, i sistemi di valore formati secondo l’imperativo categorico sostituiscono nella definizione delle norme dell’agire giusto o ingiusto di ogni singolo individuo la domanda come egli stesso vorrebbe essere trattato (principio della reciprocità) prima che una norma d’azione venga dichiarata un principio generale di diritto. Ciò implica due cose: in primis, di comportarsi nei confronti di un qualsiasi terzo in modo che non gli sia recato alcun danno . Inoltre, comportarsi in maniera come si vorrebbe essere trattati. Quindi, per esempio, chi vuole imporre ad un altro la propria religione deve interrogarsi, se secondo questa formula, gli andrebbe bene invece che l’atro gli imponesse la propria religione. Ragionevolmente la risposta sarebbe negativa. Ciò significa pure che ogni religione o ideologia che prescriva alla sua gente di imporre il proprio sistema di valori è, secondo il senso kantiano, nell’ingiusto. La conclusione logica come contenutistica dell’imperativo categorico è stata accettata a metà del XX secolo, principalmente da gran parte dell’allora comunità mondiale come base di un ethos universale e indivisibile.

elativismo dei valori come reazione politica e religiosa

Nei paesi occidentali i propugnatori del così detto relativismo dei valori lottano proprio contro questo principio di universalità e indivisibilità dei valori che ha trovato in tutto il mondo la validità storica, in primo luogo nella formulazione della dichiarazione generale del diritto dell’uomo delle Nazioni Unite. Per questi si tratta proprio di quella clientela in maggior parte di sinistra che in passato aveva scritto sulle proprie bandiere quei diritti universali inalienabili e nel cui nome non temeva nessuna guerra contro i vecchi sistemi feudali e assolutisti . Sono le stesse forze che nel 1949 durante la votazione provavano sdegno per il diritto di validità generale della Charta delle Nazioni Unite: astenendosi dalla votazione: tutti quanti rappresentanti di dittature totalitarie, composti dagli Stati dell’Unione Sovietica, della fondamental-islamica Arabia Saudita e del regime razzista Apartheid sudafricano.

Dal punto di vista dei rappresentanti del relativismo dei valori non potrebbero esistere dei valori assoluti, ma unicamente quelli che siano da definirsi in relazione ad una determinata forma di vita di una società. Si diceva: nessuna cultura avrebbe il diritto di imporre a un’altra cultura i propri valori nel senso di un’obbligatorietà generale. Per quanto, in primo momento questo argomento potesse essere ragionevole, viceversa tanto insidioso risulta, volendolo osservare più attentamente. Questa problematica può essere evidenziata nel seguente esempio costruito intenzionalmente. Se nell’unione delle culture di tutto il mondo ne esistesse una, ove per motivi religiosi fosse prescritto regolarmente il sacrificio umano , in tal caso i propugnatori del relativismo dei valori si troverebbero immediatamente di fronte a un problema irrisolvibile. Secondo il loro principio della relatività dei valori dovrebbero lasciar fare anche questa cultura, esponendosi tuttavia al rimprovero di aver appoggiato una barbarie. Invece, se i relativisti dei valori pretendessero un divieto dei sacrifici umani, infrangerebbero fondamentalmente i loro principi, ammettendo così l’insostenibilità della loro posizione. Per ovvi motivi tuttavia, sarà molto difficile, che una tale discussione possa aver luogo nell’ambiente dei relativisti dei valori. La loro lotta non è tanto di natura filosofica, quanto di natura politica. La loro lotta è destinata principalmente al sistema occidentale che equiparano con capitalismo e colonialismo. Nel corso della rivolta studentesca europea, verso la fine degli anni sessanta del XX secolo, degli intellettuali occidentali, appartenenti prevalentemente alla sinistra e all’estrema sinistra, coniarono in questo nesso lo slogan dell’Eurocentrismo. Con ciò intendevano null’altro che un nuovo, e questa volta, un colonialismo dei valori etici, il quale – secondo il rimprovero che gli è stato fatto – dopo le perdite delle colonie, si prepara a colonizzare il mondo occupato in modo capitalista e egemonico, con il proprio vecchio sistema dei valori . Dietro tutto questo ci sarebbe, come sempre, l’insaziabile capitale occidentale, che di fronte ai mercati ormai sazi dei paesi capitalisti sarebbe costretto a conquistare nuovi mercati nel terzo mondo. Per questo motivo il resto del mondo dovrebbe prima essere conquistato con l’idea di un mercato globale, in cui in tutte le nazioni dovrebbero essere abolite le barriere doganali e commerciali a favore del capitale occidentale, e in primo luogo quelle del capitale statunitense.

La democratizzazione dei paesi del terzo mondo voluta dall’occidente, e quindi dal capitalismo, che è diventato l’adempimento degli standard generali del diritto dell’uomo nelle costituzioni di quei paesi, non è stato visto dai critici come un’opera buona dell’occidente, bensì come un mezzo del capitalismo per mettere i governi e il mercato del terzo mondo per un tempo indeterminato sotto il loro controllo, e questo in modo particolarmente insidioso. Durante questa critica generale è stato messo in discussione e considerato relativo tutto ciò che proveniva dall’occidente. Democrazia e diritti umani si troverebbero solo come modelli equivalenti accanto a altri modelli sociali. A un propugnatore del relativismo dei valori non interessa, se gli altri modelli celino elementi totalitari antidemocratici, o misogini. Le discussioni hanno avuto luogo su un piano puramente formale. I contenuti non sono stati approfonditi più di tanto. Per esempio, non si ha esaminato se nell’esempio Islam esistono punti come tolleranza, uguaglianza di tutti gli esseri umani anche delle donne, o libertà di professare la propria religione. Secondo il pensiero relativista dei valori, domande del genere non sono state degne di discussione, poiché la discussione su tali punti comporterebbe un interferire in affari di altre religioni. E una tale interferenza, secondo le norme del relativismo dei valori, sarebbe indesiderata. Per formularlo in maniera più semplice: I relativisti dei valori hanno invitato un gran numero di persone a

venire in Europa, però si sono rifiutati di controllare il loro bagaglio religioso e filosofico riguardo i contenuti pericolosi, perché avevano altre intenzioni con loro. In un punto molto chiaro del suo libro “Risiko Deutschland”(1994) Joschka Fischer (“io scopro sempre più quanto sono rimasto marxista.
” 1989) rivela l’intenzione politica che si celava dietro la politica dell’immigrazione massiccia:

“La Germania deve essere stretta dall’esterno, e dall’interno deve essere eterogenizzata, quasi “assottigliata”con l’afflusso.”

fonte: Die Welt, Februar 2005

Nel testo il “superverde” si aspettava dal suo popolo tanto scarso spirito che voleva eliminarlo politicamente mediante l’assottigliamento sia demografico sia omeopatico con un’immigrazione massiccia. Un processo presumibilmente unico nella Storia Europea, come pure il fatto che una tale politica non è stata punita dagli elettori, ma nel 1998 è stata addirittura premiata dagli elettori tedeschi con la vittoria della coalizione rosso-verde sotto il marxista Schroeder (si, io sono marxista). Anche Jurgen Trittin, primo ministro verde dell’ambiente, come Schroeder e Fischer, vecchio sessantottino e appartenente alla scuola di Francoforte, rivela durante un’intervista della Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung (2 genn. 2005 pag. 6):

“Non ho mai cantato l’inno nazionale e non lo farò nemmeno come ministro.”

E una nuova elite politica di colore sinistro sembra aver imparato dai loro vecchi quadri che un atteggiamento politico antitedesco eleva la qualificazione. Franziska Drohsel (nov. 2007), presidente parlamentare della Jusos ed ex membro della salvaguardia della costituzione e catalogata come “Rote Hilfe e.V. (trad. soccorso rosso) dell’estrema sinistra ha fornito nell’agosto 1998 davanti alle telecamere il seguente statement politicamente corretto:

“La Nazione tedesca è qualcosa che non ritengo per nulla positivo, anzi che la combatto Persino politicamente!”
fonte Cicero online – agosto 2008

Tutte queste sono delle affermazioni tipiche dei relativisti dei valori che occupano da diverso tempo delle alte posizioni politiche, giuridiche e sociali, che hanno attuato la loro ideologia antitedesca. Con conseguenze fatali per la Germania e per l’Europa.

Scontro delle culture

In un’apertura, storicamente senza precedenti, dei propri confini, in Europa erano tutti benvenuti, indipendentemente dalla loro istruzione, qualificazione professionale o arretratezza della loro cultura e del loro sistema dei valori religiosi che portavano con sé. L’economia fiorente in Europa da un canto e l’arretratezza culturale ed economica dall’altro formavano in definitiva un miscuglio elettrizzante tale che milioni, in particolare immigrati islamici, invasero l’Europa. Molti di loro provenivano da paesi che, nei confronti dell’Europa per quanto riguarda educazione, status della tecnica e della scienza e struttura sociale erano indietro di un millennio.

 

Gli immigrati in Europa trovavano una cultura didattica e scientifica verso la quale, in quanto molti di loro analfabeti, si sentivano perdutamente inadeguati. Il pensiero analitico occidentale, la tolleranza religiosa, un diffuso ateismo e agnosticismo, criticismo e scetticismo: tutto questo era totalmente estraneo alla maggior parte degli immigrati, come se fossero stati catapultati su un altro pianeta. Al posto della loro sicurezza nel seno delle loro grandi famiglie e nei loro clan familiari trovavano in Europa prevalentemente delle piccole o minifamiglie e milioni di single, forme di vita che nei loro paesi sarebbero state impensabili. Gran parte di loro non hanno mai sentito parlare di uguaglianza di sessi, di accettazione di legami diversi, anche tra partner omosessuali, e il loro sistema dei valori, di regola, stava in netto contrasto con ciò che hanno trovato in Europa. Soprattutto per i musulmani l’Europa è stato uno shock culturale: le persone che si abbracciano e si baciano in pubblico, donne mezze nude, presentazioni pubbliche della pubblicità, mostrati in TV e nelle medie con contenuti spinti.

Impotenza dell’Europa contro la sua crescente islamizzazione

Durante l’immigrazione ininterrotta a partire dagli anni sessanta del XX secolo in poi ogni anno arriva in Europa un altro milione di migranti musulmani, che impongono sempre di più i loro usi e costumi portatesi dietro dai loro paesi d’origine. In particolare gli immigranti provenienti dalla cultura islamica portano con sé l’arcaico modello patriarcale del pensiero e sociale, secondo i quali le loro donne vengono picchiate più sovente che nel resto dell’Europa.. Nelle case di rifugio delle donne delle metropoli europee il numero delle donne immigrate in cerca di protezione si aggira al 40-80% contro il 3-10 % di quelle dei paesi europei. Poligamia e il velo caratterizzano sempre più l’aspetto dell’ambiente nelle metropoli europee. Migliaia di moschee spuntano dal suolo come funghi. Interi quartieri cittadini hanno perduto il loro aspetto originario europeo. Ovunque si formano società parallele in cui vige la loro legge. Solo in Francia esistono centinaia di così dette “no-go-areas”, quartieri in cui nessun francese indigeno oserebbe entrare e in molto casi persino i pompieri non intervengono senza la protezione della polizia.In Olanda,in Danimarca, in Svezia e Norvegia le condizioni non sono molto differenti. Detti paesi registrano un’ondata di stupri, che nella loro Storia non si sono mai verificati. Le vittime sono per lo più le bambine e le giovani donne autoctone e gli autori sono in prevalenza immigrati musulmani. Le medie si attengono sempre più alla loro censura autoimposta e menzionano tali violazioni con l’espressione “sfondo migratorio”- politicamente corretto – solo in una forma con clausole, affinché il lettore non possa ottenere nessuna informazione sull’appartenenza etnica e religiosa degli autori. Gli intellettuali europei i quali, come consueto e senza pietà, mettono alla berlina ogni atto che lede il diritto dell’uomo che viene commesso dagli occidentali, si mostrano ciechi e comprensivi di fronte alle infrazioni quotidiane contro il diritto dell’uomo, commessi dagli immigrati.

Se queste infrazioni sono coperte o appoggiate da parte della religione, allora tali cose sono tollerate e comprese come “politicamente corrette” per la loro apparenza alla “libertà di religione”.Inoltre esistono chiare indicazioni inerenti al fatto che i delitti criminali commessi da immigrati come conseguenza di autocensura delle medie sono menzionate sempre nelle ultime pagine o addirittura omesse. L’argomento principale da parte della redazione è che si vuole proteggere gli immigrati dall’ira popolare – un argomento che si mostra discutibile e nello stesso tempo menzognero, discutibile perché lede il principio centrale del dovere d’informazione di una stampa libera. Menzognero, perché la motivazione è di natura palesemente selettiva: per quanto si voglia scrivere senza tabù sulla propria società, tanto comprensive e superficiali sono le notizie che riguardano i paesi e le religioni, che si crede di dover proteggere. Come nel passato, molte medie avevano glorificato le figure culturali di sinistra, Stalin, Mao, Che Guevara e Fidel Castro, minimizzando il loro operato assassino, oggi lo fanno con l’Islam. Soltanto la figura di Maometto offrirebbe abbastanza motivo per abbondanti notizie critiche-analitiche. Il suo rapporto con le donne, il suo contatto sessuale con bambine, i suoi ordini di uccidere critici e apostati dell’Islam, le sue guerre contro gli “infedeli”. Materia sufficiente per decenni. Il comportamento dei media che riguarda la loro informazione eufemizzante e scandalosamente lontana dalla realtà sull’Islam, la loro incapacità di riconoscere questa religione totalitaria che disprezza l’uomo e che intende conquistare il mondo. La maggior parte delle medie rifiuta ogni novità. Il relativismo dei valori, a cui, come sotto l’effetto della droga, numerosi giornalisti, politici e buonisti si sono votati consciamente o inconsciamente, sembra aver paralizzato la loro capacità di pensare a riguardo dell’Islam. In una mescolanza di ignoranza, vigliaccheria e una simpatia latente per la religione che è antioccidentale, antiamericana, antiisraeliana, lavorano – volenti o nolenti – come complici graditi all’Islam – alla demolizione della propria società. L’Islam – il vincitore del relativismo dei valori occidentale Confrontandosi con milioni di immigranti, i quali, contrariamente alle aspettative, non possono e spesso non vogliono integrarsi, l’Europa si mostra impotente e paralizzata. Invece di esigere dagli immigrati adattamento alle leggi europee come “conditio sine qua non”, le società occidentali si sono adeguate successivamente alle pretese e alle idee degli immigranti musulmani in un atto di obbedienza collettiva e precipitosa, che ricorda sorprendentemente la “Appeasementpolitic”di Chamberlain nei confronti di Hitler, un trend che persiste fino ad oggi , aumentando ulteriormente. Già da parecchio tempo nei paesi europei vengono pronunciate delle sentenze giudiziarie conformi alla Sharia. In molti casi le ragazze musulmane non devono partecipare alle lezioni di sport e possono - politicamente corretto - assentarsi da lezioni di biologia e sessuologia. Gli scolari – sempre garantiti legalmente – non partecipano alle gite scolastiche. I loro genitori disperati obiettano che non ci si può aspettare dai loro figli di frequentare senza controllo una maggioranza di “miscredenti”.

A dei poliziotti belgi è stato impartito l’ordine di non fumare durante il mese del Ramadan, per non scandalizzare i fedeli musulmani. Dalle Banche britanniche sono stati banditi i porcellini salvadanaio, perché la loro vista potrebbe offendere i musulmani fedeli. Durante il Cricket gli inglesi non possono più cantare una canzone tradizionale, in cui si esalta “l’isola verde e il suo prato verde”. Questo potrebbe essere interpretato come profanazione indelicata nei confronti del profeta. In molte regioni della Francia gli Imam hanno già più autorità rispetto

alla polizia. E l’Olanda riflette seriamente di dichiarare l’arabo come lingua ufficiale. Dove in Europa vige il divieto della poligamia, gli uomini musulmani possono vivere legalmente con quattro donne. Dove in Europa è proibito picchiare i bambini come mezzo di educazione, i padri musulmani possono maltrattare e percuotere le loro figlie, se queste si sono integrate troppo (Italia). Dove l’inviolabilità della dignità di ogni essere umano è la suprema norma costituzionale e giuridica, gli stessi giudici , i quali procedono contro tali violazioni commessi da indigeni europei, permettono che molte musulmane coperte con veli, shador e con burka ,in costante aumento, si possono muovere in pubblico. Molti immigranti provengono pure da paesi dove esiste l’uso della mutilazione di genitali di bambine e giovani donne – tuttora definito come eufemismo - da molti giornalisti circoncisione femminile, come se la procedura avesse a che fare con la circoncisione maschile. In Olanda, per esempio, ogni anno numerose figlie di famiglie provenienti dalla Somalia e dall’Etiopia vengono sottoposte a questa tremenda procedura. Anche se da parte dei musulmani viene precisato che l’usanza dell’infibulazione, come questa mutilazione viene chiamata in termini medici, non è di origini islamiche, così nascondono che le infibulazioni praticate in tutto il mondo sono praticate nei paesi islamici. Molto spesso si appellano a un brano della Hadith, secondo la quale Maometto aveva impartito ad una donna che pratica l’infibulazione la seguente istruzione:
“Taglia un pezzo, ma non esagerare. Questo è meglio per la donna ed è preferito dall’uomo.”

fonte: Hadith ohne weitere Angabe zitiert bei www.wadinet.de/projekte/frauen/fgm/studie.htm

Anche qui la giustizia europea non interviene. In Olanda non è noto nessun caso, in cui i genitori che hanno ordinato l’infibulazione della propria figlia, siano stati condannati per lesioni gravi. Al contrario: quando nel paese circolavano voci, che richiedevano dei regolari controlli medici di ragazze musulmane, i relativisti dei valori ribattevano con il rimprovero di una “Lex Islam”: se esiste una tale legge, allora questa dovrebbe valere ,conforme alla legge d’ uguaglianza, per tutte le fanciulle in Olanda.

“Grazie alle vostre leggi democratiche noi vi sopraffaremo, grazie alle vostre leggi religiose noi vi domineremo”

Imam di Izmir, 1999 fonte: Hans-Peter Raddaz, Von Gott zu Allah 1° edizione, Monaco 2001, pag. e49

Ci si deve domandare, come è possibile tutto questo. Come può essere che l’Islam riesca a minare in questa maniera il sistema giuridico europeo?

Come può essere che può ribaltare persino i diritti fondamentali, per il cui cambiamento ci vuole, di regola, la maggioranza di due terzi del parlamento europeo? La risposta è: non è solo l’Islam che ha fatto tutto questo. Il lavoro principale è stato svolto dai suoi complici tra le società occidentali, i buonisti, i relativisti dei valori, coloro che, nonostante i fatti opposti, sono fissati alla loro convinzione, che tutte le culture e tutte le religioni abbiano lo stesso valore, quindi possono reclamare per se gli stessi diritti. Tuttavia, i relativisti dei valori hanno versato da tempo il bimbo assieme all’acqua del bagno. Alle ragazze europee non vengono tagliate ne ninfa ne clitoride e la loro vagina non viene suturata lasciando solo un minuscolo orifizio. Le donne europee non sono soggette all’imposizione dell’abbigliamento. Ne agli uomini europei è permesso, sia secondo il cristianesimo sia dalla legge, di picchiare la propria consorte, come all’uomo musulmano viene consigliato da Allah in persona con la sura 4 del Corano. I delitti d’onore, la vigliacca uccisione delle figlie, che conducono una vita illecita, commessi dalla famiglia sono sconosciute in Europa, come pure gli stupri di massa ai danni degli infedeli. Inoltre, ai cristiani, ebrei e buddisti è estraneo il comandamento dello sterminio di tutti i non-cristiani, non-ebrei o non-buddisti, come il Corano e la Hadith ordinano ai loro fedeli in 2000 punti. E alle altre grandi religioni è pure estraneo di assassinare i credenti, perché abbandonano la propria religione, sia per convertirsi in un’altra religione, o per vivere senza religione.

“Uccidete ognuno che cambia religione”

ordina Maometto esplicitamente ai suoi fedeli, come pure ordina di combattere e uccidere coloro che non credono o non si fanno convertire all’Islam. Si citano qui solo tre dei più di 200 punti del Corano (e 2000 punti della Hadith) di come l’Islam educa sistematicamente i propri fedeli all’uccisione di appartenenti ad altre religioni.

Sure 47, 4-5:
“E quando incontrate gli infedeli, allora giù con il capo, fino a che avrete cagionato tra di loro un macello; poi date fuoco alla banda!”

Sura 8, verso 39:
“E combattete contro loro, fino a che ci sarà una guerra civile in più, e fino a che tutti crederanno in Allah…”
Sura 2, verso 191: “
E ammazzateli (gli infedeli), ovunque li incontriate e cacciateli, da dove essi vi hanno cacciato, perché indurre alla miscredenza e peggio dell’uccisione.”

Solo questo verdetto, nel corso della Storia dell’espansione dell’Islam, “dell’eterna Dscihad”, ha fatto milioni di vittime umane; “miscredenti” come pure critici dall’interno dell’Islam. L’orientalista e autore tedesco “dell’Enciclopedia Internazionale dell’Islam”, Hans-Peter Raddaz, riassume sull’Islam:

“In nessun’altra religione si trova la legittimazione sacralizzata della violenza per volontà di Dio, nei confronti di appartenenti ad altre religioni, come l’Islam lo codifica nel Corano come parte componente della sua ideologia e lo ha confermato nella pratica storica. Non per ultimo, non si trova nessun fondatore di una religione, il cui effetto d’immagine non si estenda, come nel caso di Maometto, soltanto nel condurre guerre, ma anche nell’annientamento degli avversari mediante assassinio ordinato”
. fonte: Hans-Peter Raddaz: Da Allah al terrore?, pagina 71

Chi crede che Raddaz si sbagli nella sua valutazione, oppure che la sua teoria riguardi solo l’Islam storico, legga le parole dell’attuale Ayatollah iraniano Ali Chamenei sul tema tolleranza e nonviolenza dell’Islam. O-Ton Chamenei:

“Getta via il tuo filatterio e comprati un fucile. Poiché i filatteri ti rendono silenzioso, mentre i fucili fanno tacere i nemici dell’Islam! Non conosciamo altri valori assoluti eccetto la totale sottomissione alla volontà dell’onnipotente Allah. I cristiani e gli ebrei dicono: non uccidere! Mentre noi diciamo: che l’uccisione equivale al concetto della preghiera quando è necessaria. Inganno, perfidia, congiura, tradimento, furto e uccidere sono null’altro che il mezzo per la causa di Allah!”
fonte: citazione di uno dei suoi discorsi dell’anno 2004

170 milioni di donne, prevalentemente musulmane, di tutto il mondo sono colpite da torture e mutilazioni mediante l’infibulazione. Ogni giorno 6000 bambine e giovani donne vengono mutilate nei loro genitali con coltelli senza filo, forbici arrugginite, lamette da barba sfibrate, senza alcuna anestesia. Una su tre bambine muore giorno per giorno in seguito a questa mutilazione, per dissanguamento, infezioni e shock. Ciò risulta da un rapporto delle Nazioni Unite circa lo status quo della donna dell’anno 2005. Per questa usanza 2000 fanciulle musulmane delle zone dell’Islam devono pagare, giorno per giorno, con la loro vita sotto indicibili torture. Strano, tuttavia: non si ode nessun pianto, nessun lamento da parte della comunità musulmana mondiale meglio organizzata , nessun urlo delle donne palestinesi che si lamentano battendosi il petto, nessuna notizia diffusa da Al-Dshazira, nessuna dimostrazione per la pace in Europa, nessuna dimostrazione negli stessi paesi islamici. Come in tutte le infamie comesse dagli islamici, come in tutti gli atti terroristici islamici, come in tutti i conflitti interni e guerre tra fratelli, la comunità mondiale musulmana ,l’umma, è molto unita, nonostante tutte le inimicizie interne. Le critiche entro l’Islam sono tabù sino ai tempi di Maometto. Tanto più invece possono essere criticati, oltraggiati e denunciati gli “infedeli” del mondo – e se è necessario possono essere anche uccisi. Pochi sanno che solo in Germania vivono già 35.000 donne immigrate infibulate e ogni giorno saranno di più. Tollerando silenziosamente questa procedura nei loro paesi europei, quei relativisti culturali si sono già resi colpevoli in modo particolare. Le loro mani sono sporche del sangue di donne mutilate, del sangue di centinaia di vittime innocenti dei “delitti d’onore” in Europa, del sangue degli apostati assassinati e di musulmani picchiati a morte. Ciò nonostante i relativisti culturali lavano le loro mani nell’innocenza. L’aiuto omesso rende il mancato soccorritore , per quanto questo si possa contorcere, colpevole quanto l’autore. Il relativismo culturale europeo ha poco a che fare con folclore à la Claudia Roth (e compagni) e tanto meno con i principi di informazione di unità e di uguaglianza, quando di fronte ai contenuti etnici e giuridici questo si dimostra cieco davanti a ciò che secondo lui sarebbe degno di protezione. Da un lato i relativisti culturali si presentano, loro stessi, come custodi dei diritti dell’uomo ( il che non è esatto), mentre (nel caso dell’Islam) bollano i suoi critici regolarmente come razzisti e xenofobi. In cieca tolleranza orientata solo secondo punti di vista formali di uguaglianza e libertà di religione, senza considerare i contenuti concreti, per esempio nel caso dell’Islam, sono proprio quei relativisti culturali i becchini di quei valori che loro vogliono far credere di proteggere. Per dirlo con le parole di Thomas Mann – “la tolleranza diventa un delitto quando è destinata al male”.(Thomas Mann in La Montagna Incantata)

I musulmani che picchiano le loro donne potendosi riferire alla sura 4 (sura della bastonatura) se la cavano di fronte ai tribunali europei spesso con delle pene relativamente miti. Le famiglie musulmane che uccidono le loro figlie, perché queste avrebbero offeso il loro onore, possono sperare pure in una comprensione culturale da parte di qualche giudice occidentale; come anche i predicatori di odio che istigano nelle loro moschee d’Europa alla lotta contro l‘occidente “miscredente” e “decadente”. Tanta comprensione, quindi, per fatti che se fossero commessi da europei indigeni sarebbero perseguitati senza pietà. Di fronte all’invasione islamica l’Europa istruita ha eseguito da tempo un dietro front ideologico e politico: ciò che riguarda l’Islam, sembra che sotto il principio della “libertà di religione” si rompano tutti gli argini. Il diritto di religione motivato dalla sharia rompe sempre più i diritti fondamentali garantiti dalla costituzione.

L’Islam, al quale manca ogni informazione sulle idee di Kant e di Voltaire, ha fatto precipitare l’Europa nella sua crisi d’identità più profonda da parecchi secoli. L’Europa sembra aver rimosse o parzialmente dimenticate le proprie radici greche e cristiane. Il vecchio continente ha spalancato ciecamente e quasi privo di protezione le porte all’Islam, da secoli il suo nemico più acerrimo. L’Europa colta non necessita altro che di una nuova ondata di illuminismo, imposto proprio da un sistema che bolla l’informazione e i diritti dell’uomo come un “branco di abracadabra di figli di satana” (Ayatollah Ali Chamenei). Con la pretesa di tolleranza nei confronti di dissenzienti ed eterodossi è stata creata una seconda barriera quasi insuperabile nei confronti di qualsiasi critica all’Islam. La tolleranza trova le proprie radici nel Cristianesimo e nell’Illuminismo Europeo, mentre non si trova da nessuna parte nell’Islam disinformato che nutre dei sentimenti ostili nei confronti dei dissenzienti ed eterodossi. Confrontandosi con la critica in Europa i musulmani esigono un atteggiamento, che sia nel corso della Storia sia nel presente, non avevano mai adottato nei paesi da loro dominati – nonostante tutte le chiacchiere relative alla tolleranza dell’Islam di Cordoba. Osservando meglio, questo si rivela tanto meno tollerante quanto ostile. I massacri e i pogromi eseguiti nell’ Andalusia islamica ai danni di cristiani e ebrei sono noti a tutti coloro che si sono occupati di questa parte della Storia. Come si sa, i miti sono tenaci. Così anche il mito dell’Islam di Cordoba, presumibilmente pacifico e tollerante, è difficilissimo di togliere dalle teste degli amici dell’Islam e dei buonisti occidentali. I postulati della tolleranza assoluta e incondizionata nei confronti degli eterodossi e dei dissenzienti come i continui avvertimenti inerenti al diritto “di libertà di religione” hanno, risalendo la Storia, un secondo motivo.

Furono la risposta dell’Europa alla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale. La causa di questa catastrofe fu attribuita all’intolleranza folle e esagerata riservata agli ebrei e ad altre razze non-ariane, che sfociava nello slogan “mai più guerra” dei movimenti europei e in particolare tedeschi. Tuttavia analizzandoli accuratamente, entrambi gli slogans – “mai più intolleranza” e“mai più guerra” si dimostrano assolutamente errati e sono le due cause centrali per quanto riguarda la cecità dell’Europa nell’aprire illimitatamente le porte agli immigranti che portano con sé un’ideologia totalitaria come l’Islam. Contrariamente a come questi postulati ci vogliono far credere, l’ascesa di Hitler e di Mussolini non si deve ad una scarsa tolleranza bensì al contrario: alla tolleranza di Weimar nei confronti di ogni forma di ideologia destra o sinistra. Tra l’altro fu quella indifferenza di fronte ai valori democratici della Repubblica di Weimar, che infine, aveva appianato la via al fascismo hitleriano. Come allora anche oggi il relativismo dei valori si dimostra troppo debole nel tenere a bada i nemici della libertà e della democrazia, oppure nel combatterli con successo. Allora la direzione dell’urto e le intenzioni politiche dei nemici della Repubblica di Weimar furono ben noti.

“Noi entriamo nel parlamento per servirci dell’arsenale della democrazia, delle loro stesse armi. Diventeremo deputati del parlamento per paralizzare la mentalità di Weimar con i loro stessi mezzi. Se la democrazia è così stupida di fornirci gratuitamente questo servigio , sono affari loro…!”

se nel 1928 Joseph Goebbels, lo stratega principale della presa del potere dei nazional-socialisti si espresse chiaramente sul rapporto del suo partito con la democrazia (1928 in “L’Attacco”), 70 anni dopo apprendiamo dalle labbra dell’ex sindaco di Istambul , l’attuale presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, un discorso con il medesimo senso pronunciato pubblicamente:

“La democrazia è solo il treno, su cui montiamo, fino a che giungeremo alla meta. Le moschee sono le nostre caserme, i minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri elmi e i fedeli i nostri soldati!”
fonti: in occasione di una campagna elettorale del 6 dicembre 1997, citato in “Die Welt”, 22 settembre 2004, “Recep Tayyip Erdogan: l’islamista come modernizzatore”

Allora le espressioni di Goebbels nei confronti della democrazia sono state ignorate, così come anche oggi le asserzioni di Erdogan sono ignorate dalle “elite” europee - secondo me - allo stesso modo persino scandaloso. La Storia si ripete evidentemente, e dalla storia palesemente non sempre si impara. Quindi, il risultato del terrore del Terzo Reich non può essere la tolleranza praticata incondizionatamente dall’occidente nei confronti di tutti e di tutto, bensì può dire:

Mai più tolleranza nei confronti dell’ intolleranza!

Poiché non solo l’ascesa di Hitler nella Repubblica di Weimar ha dimostrato che ovunque tolleranza radicale e cieca incontra intolleranza, l’intolleranza in ultimo risulterà per forza vincitrice. Nella Storia questa tesi si è mostrata vera come una legge della natura. Lo storico Karl Dietrich Bracher descrive il risultato di ricerche scientifiche inerenti al tema, perché Hitler è riuscito a giungere al potere con le seguenti parole:

“La paralisi e la decadenza di uno Stato liberale furono, non in ultimo, la conseguenza di misure confuse della disponibilità indebolita a difendersi e di una falsa illusione della tolleranza nei confronti dei nemici della democrazia.”
Fonte: Karl Dietrich Bracher in: Il Disfacimento della Reppublica di Weimar, Villingen 1955

L’analisi non si adatta solo alla Repubblica di Weimar, ma descrive con una frase l’attuale fallimento dell’Europa di fronte alla minaccia di un totalitarismo teocratico, che si mimetizza e che è in procinto a prendersi l’Europa. L’imperativo politico del “mai- più- guerra” si mostra infine impotente di fronte alla provocazione da parte di un avversario che da 1400 anni si è mostrato deciso fino all’estremo di ricorrere alle armi e alla forza.

Nessuna tolleranza davanti all’ intolleranza

Karl Popper: la società aperta

Chi si dimostra tollerante nei confronti di un avversario intollerante ha già perduto. Ciò è accaduto alla giovane Repubblica di Weimar con Hitler ed era successo pure a tutti i comuni e a tutte le regioni cristiane ed ebree, le quali si videro esposte alla volontà di conquista dell’Islam. Il Medio Oriente ne è un esempio come una zona nella quale in origine vivevano prevalentemente cristiani e ebrei, e che nel corso di 50 anni fu quasi completamente islamizzata, evento programmato sistematicamente con un’energia aggressiva a sfondo religioso.Nel gennaio 1980 la “Conferenza Panislamica” ha emanato a Lahore (Pakistan) una decisione segreta con il seguente contenuto:

“L’intera zona (Medio Oriente) deve essere islamizzata completamente fino all’anno 2000 e precisamente in maniera ché tutti i non musulmani – i cristiani copti in Egitto, i cristiani in Iraq, Iran, in Turchia, nel Libanon e in Siria… e in particolare gli israeliani, siano totalmente cancellati.”

Una decisione con conseguenze di ampia portata: Così la popolazione ebraica negli Stati arabi diminuì, nel periodo 1948-2001, precisamente del 91% dai precedenti 855.000 abitanti di fede ebraica fino a arrivare al numero restante di 7.800. Una forma del tutto attuale e religiosamente determinata di “ethnic cleansing”, che finora è stata o non avvertita dalla stampa occidentale, o è volutamente e politicamente e islamicamente taciuta. Ad eccezione di Israele, fino ad oggi gli ebrei e cristiani residenti nel Medio Oriente non hanno nulla di equivalente da contrapporre alla determinata e aggressiva politica d’espansione e di islamizzazione. Abbiamo un’altra prova: quando la tolleranza incontra l’intolleranza, vince l’intolleranza.

Un altro esempio dell’aggressività e della volontà di conquistare il mondo dell’Islam è l’India. Quando all’inizio del VIII secolo gli eserciti arabi con la loro tecnica militare superiore si accinsero a islamizzare con la forza l’India, le prime vittime furono i buddisti. Nessuna religione respinge di più la violenza ed è più pacifica e tollerante del buddismo. E proprio questa tolleranza radicale ha condotto, entro brevissimo tempo, alla sua estinzione sul Subcontinente indiano, dove per più di 13 secoli formava, accanto agli indù, la sola comunità religiosa. Quando i musulmani invasero i villaggi buddisti e bruciarono i templi buddisti, a loro meraviglia non incontrarono nessuna resistenza notevole. Migliaia di pacifici buddisti furono uccisi. Potevano salvare la propria vita solo convertendosi all’Islam, ciò che molti hanno fatto. Oggi il buddismo è quasi sparito in India. A differenza dei buddisti, gli indù si difesero accanitamente dagli invasori musulmani. La conseguenza della dshihad in India furono milioni di morti, così che alla fine i musulmani potevano imporsi in India solo in parte, e questo grazie alla resistenza induista. Tuttavia, come in tutti gli Stati, dove arrivava l’Islam e diventava una non trascurabile minoranza (Serbia, Bosnia-Herzegowina, Cipro, (Sud-) Tailandia, Kosovo, Libano), l’islamizzazione parziale dell’India ha scatenato delle continue e violente tensioni tra le religioni. Ciò condusse alla fine alla spaccatura del Subcontinente in due Stati puramente islamici, Pakistan e Bangladesh, come nello Stato religioso misto . (In misura ridotta questa politica di separazione eseguita dai musulmani si può notare attualmente nell’esempio Kosovo e Serbia. Tuttavia, la parte dei musulmani indiani comporta solo il 13,4 % della popolazione indiana, ma con un numero totale di 137 milioni di musulmani, l’India, dopo l’Indonesia e il Pakistan, è come grandezza il terzo contingente della popolazione di tutti gli Stati islamici. E il confronto violento tra il Pakistan islamico e l’India induista perdura fino ai giorni nostri. Il Pakistan che dispone di armi nucleari è considerato da molti osservatori politici la regione più pericolosa del mondo. E’ immaginabile cosa potrebbe succedere, se i taleban o i fondamentalisti musulmani pakistani, i quali recentemente sono riusciti a separare parti del Pakistan del nord dal restante paese, venissero in possesso di queste armi. Se l’Induismo fosse radicalmente tollerante come l’Ebraismo e il Cristianesimo - (ripeto: distinguo nettamente tra Religione e Chiesa, che nel medioevo si è allontanata dalle radici religiose) – oltre il Buddismo sarebbe sparito anche l’Induismo. Tuttavia, contrariamente a tutti i fatti storici descritti che provano il contrario, l’Islam continua a mostrare verso l’esterno l’immagine di una religione la quale si è diffusa esclusivamente in maniera pacifica.

Il motto “Islam-significa-pace”diffuso dagli studiosi dell’Islam è un altro mito che è creduto non solo dai buonisti occidentali e dai relativisti della cultura, bensì pure dalla maggioranza dei musulmani pacifici e ignari, poiché come gli altri miti di questa “religione della pace” ha un ruolo importante sia nella la struttura generale all’interno della ricerca d’identità islamica, sia nel processo persistente dell’unione della comunità religiosa islamica di tutto il mondo, l’umma.

L’islamizzazione dell’Europa

Torniamo all’Europa. L’Islam si prepara a conquistare l’Europa servendosi delle sue stesse leggi. Chi lo obietta, viene incolpato di islamofobia, un concetto che è stato coniato nei thinkdanks dei fratelli musulmani, e che è usato volentieri, e con successo, pure dai relativisti della cultura. Il fatto che con l’accusa dell’islamofobia ogni critica all’Islam viene definita patologica, non è solo mostruoso, ma nello stesso tempo indicativo, poiché i sistemi totalitari ricorrono nei confronti dei loro critici, volentieri ai mezzi di stigmatizzazione psichiatrica. Nei tempi sovietici chi criticava il sistema e lo Stato è stato rinchiuso nelle strutture psichiatriche, dove veniva sottoposto a torture disumane, per esempio essere immerso per ore e ore nell’acqua gelata, o gli venivano iniettate delle sostanze dolorose. E in parecchi paesi islamici i critici dell’Islam vengono rinchiusi a vita nelle psichiatrie, se non vengono ammazzati prima.

Dove l’accusa di islamofobia non fa effetto, si ricorre a mezzi più drastici. Ogni critico dell’Islam deve far conto di essere bollato come razzista o xenofobo, un argomento d’annientamento che solo pochi possono affrontare e che si dimostra particolarmente efficace nel soffocare sul nascere ulteriori critiche alla religione della pace. Questo succede attualmente al politologo e giornalista tedesco Udo Ulfkotte, il quale, al contrario dei suoi colleghi che scrivono sull’Islam, ha conosciuto l’Islam da vicino, infatti è vissuto per 12 anni in diversi paesi islamici del Medio Oriente.

Ulfkotte: “Ho assistito a esecuzioni in Arabia Saudita e ho visto nello Jemen come le mani recise venivano esposte sulla porta della città. Ho visto lapidazioni di donne e ho visto la suddivisione di persone in diverse classi e ho vissuto l’immagine del mondo musulmano che disprezza la dignità dell’uomo.”

I suoi avversari buonisti dello spettro della sinistra, i quali come contenuto gli hanno poco da contrapporre, lo pongono nell’angolo razzista della destra. Un mezzo, in Germania particolarmente efficace, per rendere inoffensivo l’avversario politico. O-Tone Ulfkotte:'

“Se come giornalista si scrive sulle guerre civili e sui conflitti etnici nel Medio Oriente, in Germania si è considerati esperti. Se si scrive su conflitti etnici tra tedeschi e stranieri in Germania si è considerati “estremisti di destra.”
Udo Ulfkotte, Berliner Kolleg inizio luglio 2007

Serap Cileli, una scrittrice tedesco-turca (“Noi siamo le vostre figlie, non il vostro onore!”) puntualizza l’atmosfera apatica e il blocco mentale in Europa di fronte alla minaccia dell’Islam:

“Chi s’ impegna a favore dei diritti delle donne musulmane turche, chi indaga sulla posizione della donna nell’Islam, chi si esprime contrario ai matrimoni forzati, ai delitti d’onore, all’imposizione del velo, al negato diritto di parola delle donne isolate, corre il pericolo di essere bollato come xenofobo. Un concetto mal interpretato di tolleranza e una certa paura di essere stigmatizzati “razzisti o xenofobi”, impedisce a molte persone in Germania di criticare le tradizioni ingiuste contro la donna, che ledono il diritto dell’uomo, e di lottare per l’ eliminazione di questa ingiustizia.”

Avvalendosi sempre della tolleranza e della libertà di religione – valori a lui stesso sconosciuti – l’Islam si è allargato in Europa con una velocità mai esistita nella Storia. Se nell’anno 1945 vivevano in Europa 600.000 musulmani , oggi sono già 20 milioni – tendenti ad aumentare. E ogni anno se ne aggiungono altri milioni di immigranti musulmani, spesso entrando direttamente nei sistemi sociali dei rispettivi paesi. A Bruxelles, Milano, Oslo, “Mohammed” è il nome più diffuso tra i neonati maschili, e l’Inghilterra è il primo paese d’Europa ove “Mohammed” è diventato il nome più diffuso in assoluto tra i nomi dei neonati. Nelle grandi città dell’Olanda nel 2004 il 56 % di tutti i bambini e adolescenti erano stranieri, tra questi la maggioranza è di musulmani. Per la Svizzera le statistiche prevedono per il 2040 una maggioranza del 76% di musulmani se nella politica della Repubblica alpina non ci dovessero essere dei cambiamenti. Secondo uno studio austriaco nell’anno 2051 uno su tre scolari in Austria sarà un musulmano. E uno studio dell’Islam-Archiv in Soest (2006) per l’incremento della popolazione in Germania pronostica per l’anno 2045 un numero di 51,72 milioni di musulmani viventi in Germania. Dati che i rappresentanti autorevoli musulmani tengono già in conto. Il presidente della comunità islamica in Germania, Ibrahim El-Zayat, ex segretario generale dell’associazione “Concilio Islamico” ed ex presidente federale dell’Unione Studentesca Musulmana della Germania e.V.” (MSV), al quale si attribuiscono stretti legami con la fratellanza musulmana, ha la seguente visione per il futuro dei musulmani in Germania:

“In Germania vivono oggi circa 2,5 milioni di musulmani: Per grazia di Allah viviamo in uno dei paesi più ricchi della terra…Il futuro dell’Islam in questo nostro paese, in Germania lo creiamo noi; noi che siamo nati e cresciuti qui, noi che parliamo la lingua tedesca e conosciamo la mentalità di questo popolo. … Io non credo che sia impossibile che nell’anno 2020 il Cancelliere sarà un musulmano nato e cresciuto in Germania, che nella Corte costituzionale federale ci sarà un giudice musulmano… Questo paese è il nostro paese, ed è nostro dovere cambiarlo positivamente. Con l’aiuto di Allah faremo di esso il nostro paradiso terrestre, per metterlo a disposizione all’ummah islamica e a tutta l’umanità.”
Fonte: Ibrahim El-Zayat nel islamischen Jugend-Magazin „TNT“, 1/1996

Anche il predecessore di Erdogan, l’ex primo ministro turco Necmettin Erbakan, usava un simile linguaggio quando annunciava:

“Il nostro obiettivo è di mettere le nostre radici nel Continente Europeo e di vivere lì in pace e conforme alle nostre leggi, così che forse un bel giorno tutta l’Europa sarà musulmana.”

Il tedesco-turco Vural Oger (Oger-Tours), membro del Partito Socialista Tedesco, che occupa un posto nel Parlamento Europeo, durante un pranzo con i suoi amici turchi, ha dichiarato al maggiore quotidiano turco “Hurriyet”:

“Ciò che il Sultano Suleyman ha iniziato con l’assedio di Vienna nel 1683, noi oggi lo realizzeremo sugli abitanti con i nostri uomini virili e le nostre donne sane.”

L’unione turca “Milli Gorus” che conta 300.000 membri europei, e che in Germania, accanto a “Tuerkisch-Islamische Union der Anstalt fuer Religion”, è l’unione islamica più importante, vede il suo compito principale nell’ostacolare i musulmani nell’integrazione in Germania e in Europa, O-Ton Milli Gorus:

“Milli Gorus” è uno scudo che protegge i nostri concittadini dall’assimilazione nell’Europa barbarica.”
Fonte: citazione in una nota della salvaguardia della costituzione NRW 1996

Il giornale “Milli Gamete” ha definito la Repubblica Federale Tedesca “il paese della bassezza e della miscredenza, e gli europei

“idolatri, imperialisti, capitalisti, comunisti e strozzini”.

Non diversa è la situazione “rispetto” riservato ai non-musulmani in altre parti islamiche del mondo. Ciò che il musulmano pretende per sé, non concede a terzi. Il capo dello Stato shiita della repubblica islamica Iran, Ayatollah Khomeini, non lasciò alcun dubbio, su come definire i non-musulmani:

“Bisogna comparare gli ebrei e i cristiani al puzzo del sudore dei cammelli e a mangiatori di escrementi, come a coloro che fanno parte della cosa più impura del mondo… Tutti i governi non-musulmani sono opera di Satana, e devono essere annientati.”

L’imam di Londra, lo sceicco Omar Bakri Muhammad si espresse in un’intervista rilasciata al giornale portoghese “Publica” con parole simili riguardante il tema “rispetto” della sua religione verso gli eterodossi:

“Non facciamo nessuna differenza tra civili e non-civili, tra innocenti e colpevoli – solo tra musulmani e miscredenti. E la vita di un miscredente è priva di valore!”

Mentre le democrazie occidentali concedono teoricamente ai loro nemici infinite possibilità di disfarsi della democrazia attraverso le elezioni, tuttavia a elezione avvenuta, non ottengono da questo avversario nessuna chance di ristabilirsi democraticamente. L’esempio Gaza dimostra dove si arriva, se la democrazia non è intesa secondo il suo spirito, bensì formalmente solo recandosi alle urne. L’elezione come espressione della volontà dell’elettore non è il fine, ma solo il mezzo di una democrazia. Quindi è incomprensibile quando nel caso di elezioni, come nella striscia di Gaza, dei commentatori politici parlano di elezioni democratiche, come se si trattasse di elezioni in Inghilterra o in Francia. Chi da ad un nemico dichiarato della democrazia la possibilità di partecipare alle elezioni democratiche, accetta con leggerezza il suo annientamento. Colui che ha compreso il principio della tolleranza solo a metà, si mostra come un tollerante radicale. Carlo Schmid, uno dei padri della legge fondamentale tedesca, era uno che ha provato sulla propria pelle dove ha condotto il concetto radical-tollerante della democrazia della Repubblica di Weimar. Egli ha compreso che anche in una democrazia ci devono essere limiti della tolleranza. Carlo Schmid davanti al plenum del Consiglio Parlamentare, 1949:

“Per conto mio sono del parere che non è parte del concetto della democrazia, che questa stessa crei delle premesse per la propria eliminazione.”

Tolleranza va bene, però solo nei confronti delle forze tolleranti. Nel caso Hitler la cui elezione del 1933 fu l’ultima elezione democratica della Repubblica di Weimar, la nuova istituzione di una Germania è costata la vita a 55 milioni di esseri umani. Un numero maggiore di vite umane ha falciato l’era del comunismo intollerante, che fino ad oggi non è stato del tutto superato (Corea del Nord, China, Cuba).

Tuttavia le strategie militari non presentano un inizio di soluzione contro l’espansione culturale dell’Islam. Il vero potere dell’Islam è posto sul piano psicologico. I sacrifici che il singolo musulmano deve compiere mediante una sottomissione acritica sotto l’etica e la giurisdizione islamiche, sono compensate da un sentimento ambivalente di protezione di una spiccata collettività e una sensazione di appartenenza dentro l’umma. Inoltre c’è la certezza di appartenere per antonomasia a una elite morale che ricompensa il fallimento eclatante dell’Islam, nel generare il benessere per la popolazione. Se l’Occidente vuole sopravivere culturalmente dovrebbe porsi l’obiettivo di liberare mentalmente e culturalmente i musulmani che vivono in Europa dalle norme repressive dell’Islam. L’Islam si può vincere solo conquistando i cuori dei musulmani per il nostro sistema dei valori umanistici occidentali, affrontando, l’Occidente, i musulmani, nella consapevolezza di rappresentare il sistema più umano, e offrendo loro una via d’uscita dalle costrizioni di obbedienza dominanti dell’Islam e dalla sua giurisdizione-sharia profondamente disumana.

Tuttavia la premessa sarebbe, sviluppare nell’Occidente di nuovo un rapporto positivo con la propria cultura. Poiché se siamo di nuovo consapevoli dei vantaggi e del contenuto dei valori della nostra civiltà che rispetta i diritti umani, saremo in grado di rappresentare questi come auspicabili nei confronti dei nostri concittadini musulmani. Questo dovrebbe essere il vero obiettivo sotto la voce integrazione e il contenuto del tanto esaltato dialogo con l’Islam, ossia con i suoi presunti rappresentanti. Poiché l’ideologia religioso-politica dell’Islam si scontra con le leggi antidiscriminatorie della legge fondamentale e dei diritti dell’uomo. Secondo la prospettiva del diritto fondamentale ogni concessione, per esempio, alla partheid dei sessi islamica sarebbe più che discutibile. I musulmani fondamentalisti, con la loro bramosia del potere e dell’influenza sui musulmani in Europa prima e in seguito su tutti gli europei, non accetterebbero tutto questo senza muovere un dito. Il pericolo non viene da singoli e possibili terroristi. Questi sono sicuramente un’immensa tragedia per le rispettive vittime.

Ma non possono distruggere l’ordine sociale occidentale basato sulla libertà e sull’umanesimo, fino a che esiste la volontà di tenerne fede. Molto più efficace è la djihad senza sangue della parola, perché abusa del nostro diritto fondamentale della libertà di parola per la sua propaganda e il suo lobbysmo. In base alla strategia di conquista cultural-imperialista dell’Islam l’Occidente non ha nessuna possibilità di scansare un conflitto con l’Islam, eccetto se si adegua alle pretese islamiche e rinuncia alla fine ai propri valori del diritto dell’uomo. In questo momento l’Occidente non è nemmeno pronto a una seria e argomentabile discussione inerente a questioni di principi. Tuttavia, chi per paura di un qualsiasi conflitto rinuncia a una posizione riguardante i diritti dell’uomo, e si sottomette con cieca obbedienza all’Islam, ha gia perduto. La libertà non si ottiene gratuitamente, come qualche pacifista e buonista sembra voler credere. Questa via è presumibilmente l’unica che, prima o poi, può condurre alla vittoria contro quel totalitarismo autocratico – conservando nel contempo i diritti dell’uomo. Che i musulmani riconoscano che l’Islam rappresenta non solo un sistema violento di subordinazione nei confronti dei “miscredenti”, ma che le prime vittime sono proprio loro stessi,: uomini e donne che sono costretti a commettere ingiustizie in nome di una religione disumana, e nello stesso tempo doverla pure subire. Quando riconosceranno che la loro confessione islamica non è a loro favore, ma giova solo alla bramosia del potere e alla cupidigia dei loro clericali e politici, i quali hanno imparato alla perfezione a servirsi, a questo scopo, degli strumenti ideali dell’Islam.
In occasione alla conferenza del Cairo (1990) i paesi islamici hanno stabilito la loro “Dichiarazione del diritto dell’uomo”, che da parte delle medie occidentali è stata documentata con la massima attenzione. In pochissime notizie e in pochissimi commenti si poteva leggere che quella dichiarazione del diritto dell’uomo, eccetto il nome, non aveva assolutamente nulla in comune con la “Dichiarazione del diritto dell’uomo” dell’ONU. I contenuti della Dichiarazione del Cairo si accordano con l’immagine arcaica dei diritti della sharia islamica: nessuna uguaglianza tra uomo e donna, nessun diritto di scegliere liberamente la propria religione o il proprio partner, i non-musulmani sono gravemente svantaggiati di fronte alle leggi, convalida delle punizioni corporee come fustigazione, mozzare le membra, decapitazione, lapidazione e convalida del diritto al dominio mondiale dell’Islam. Con ciò la conferenza del Cairo era niente meno che un controprogetto alla dichiarazione occidentale del diritto dell’uomo.

Questi musulmani - ribadendo in Europa, in Canada e negli USA il
relativismo dei valori, esigono che venga introdotta la sharia per i musulmani che vivono nei paesi occidentali, mentre insistono nei loro paesi d’origine su un totale e irrevocabile universalismo dei valori dell’Islam , il quale all’infuori dei propri valori non ne tollera altri. Con ciò è chiaro che il relativismo dei valori propugnato dai rappresentanti musulmani non è il fine, bensì il mezzo di portare un giorno l’Islam al potere anche nei paesi della “miscredenza”, come Allah lo ordina ai suoi fedeli.

La sura 61, verso 9 dice esplicitamente:
“E’ lui che ha mandato il suo ambasciatore con la guida e la vera religione al fine che la faccia vincere su tutte le religioni, anche se gli idolatri lo maledicono.”

Il relativismo è, per la sua struttura, disumano, infrange il principio dell’uguaglianza e promuove in particolare le strutture totalitarie, alle quali, indicando le “differenze culturali” procura una base ottimale per una divulgazione totalitaria Il relativismo dei valori è codardo e comodo, perché al posto di una decisione del tutto consapevole per determinati valori si pongono su un piano di gradimento, dei valori apparentemente tolleranti ma comodi, accettando con ciò, consapevolmente o inconsapevolmente, la vittoria dei valori disumani. I vincitori di questa situazione saranno comunque i propugnatori di una dominanza dei valori i quali provengono sempre da un ambito di sistemi totalitari, fascisti di sinistra e di destra e totalitari-religiosi. Una minoranza di propugnatori convinti e pronti a tutto di ideologie totalitarie – così ci mostra la Storia – è sufficiente per distruggere in breve tempo un sistema che si appoggia sulla pura tolleranza.

Una società che fa valere il relativismo dei valori sarà quindi l’artefice del proprio annientamento. Per questo motivo un sistema che non riesce a proteggere sé stesso e i propri valori non “vale” nulla sia nel senso trasmesso sia in quello materiale – e equiparando tutti i valori è il responsabile principale del disfacimento visibile e onnipresente dell’Europa postmoderna e istruita con il suo concetto classico del diritto dell’uomo. Quindi, la democrazia non è una semplice conseguenza delle elezioni, ma è l’espressione di un’attitudine mentale democratica che pervade l’intera società e l’intero Stato. Per tal motivo l’elezione a Gaza , che ha portato al dominio di Hamas, non è stato un atto della democrazia, al contrario, è stata un atto per eliminare la democrazia mediante un totalitarismo nemico della democrazia e della libertà sotto il manto della religione. Se l’Europa dovesse insistere ulteriormente sul relativismo dei valori e sul non lottare attivamente, come nel passato, per l’universalità e l’indivisibilità dei suoi valori, come a Gaza, sarà islamica grazie alle elezioni quando i musulmani avranno la maggioranza degli elettori. Precisamente questo è l’obiettivo di tutte le organizzazioni musulmane, che lo ammettono più o meno apertamente e ripetutamente.

Risultato

La gente d’Europa la quale anche in futuro vorrebbe vivere libera e indipendente e organizzata democraticamente, deve iniziare a
contrapporre il diritto universale dei valori dei diritti umani e del pensiero dell’istruzione, al relativismo dei valori e all’approssimazione dei valori. Non devono delegare questo compito, come hanno fatto finora, ai propri genitori. Questi hanno in gran parte fallito di fronte alla minaccia acuta del teocratico totalitarismo islamico nella stessa maniera come, nel secolo scorso, di fronte alla minaccia dei totalitarismi laici Comunismo e Nazionalsocialismo.

Invece di cancellare i privilegi dopo ogni atto terroristico, i politici hanno fatto l’esatto contrario: hanno premiato l’Islam con ulteriori concessioni inerenti alle loro pretese politiche e giuridiche. In questo modo si educano i terroristi a commettere altri atti di terrore. Ogni singolo cittadino europeo che ama la libertà è necessario di fronte alla minaccia Islam. Ogni singolo cittadino può fare qualcosa: sia attraverso la corrispettiva votazione nelle prossime elezioni, sia attraverso iniziative d’informazione private e pubbliche, sia attraverso lettere al direttore dei giornali e annullando l’abbonamento delle medie islamofili, o partecipando a dimostrazioni corrispondenti. Ogni cittadino europeo ha inoltre la possibilità di denunciare i giudici e i sostituti procuratori, se è convinto che questi ledono il Diritto europeo o l’abbiano infranto. Questo è lo scenario pacifico. Esiste un altro scenario, il quale viene ritenuto possibile da sempre più analisti e conoscitori della scena: e precisamente lo scenario, che prima della presa del potere in Europa da parte dell’Islam, potrebbero verificarsi dei tumulti simili alla guerra civile che costeranno la vita a migliaia o centinaia di migliaia di vite umane.

In seguito ad uno studio segreto della CIA dell’anno 2006 in molte zone europee di maggior concentramento si possono prevedere delle guerre civili. In questo studio esistono numerose indicazioni dei luoghi dove ci si potrà aspettare per primo delle guerre civili. Il capo della CIA Hayden è citato a questo proposito dalla rinomata “Washington Post” con le parole: l’Europa dovrà registrare ancora un forte incremento della popolazione musulmana. Nello stesso tempo continuerà a diminuire il numero delle nascite della popolazione originaria europea. L’integrazione di questi migranti musulmani porrà gli Stati europei di fronte a grandi sfide – e crescerà sensibilmente il potenziale per guerre civili e estremismi. (Fonte: Washington Post maggio 2008) Anche lo storico e studioso dell’Islam americano Daniel Pipes arriva alla conclusione che l’Islam non si accorda con la democrazia, la libertà e i valori liberali delle società occidentali e vede quindi l’Europa condannata, a media scadenza, ad una guerra civile. Il suo pessimismo lo motiva con il fatto che gli europei “sono affascinati dall’Islam”, e animati da sensi di colpa per il loro fallimento davanti ai totalitarismi Comunismo, Nazionalsocialismo e Fascismo in Italia, non apprezzano più la propria Storia e la propria cultura, e quindi si sono allontanati dalle proprie radici. Anche la polizia criminale mette in guardia contro una guerra civile in Europa. Alfred Ellinger, presidente della Federazione della Polizia Criminale Austriaca e conoscitore dell’Islam scrive:

“Non facciamoci delle illusioni. L’Europa diventerà il campo di battaglia per un grande conflitto tra l’ordine dell’Islam e i suoi nemici.” (…) Al nuovo Paese, così credono (l’Islam) non si deve nessuna lealtà, tuttavia l’assistenza sociale, il diritto di asilo, l’internet e il telefono sono assolutamente graditi. Integrazione e assimilazione sono parole che a loro sono sconosciuti. L’idea degli europei, che il pluralismo e la molteplicità del mondo europeo aperto potrebbe condurre ad un’altra comprensione dell’Islam, non si è realizzato. (…) “Un musulmano non ha nessuna nazionalità, eccetto la sua fede” (Sayyd Qutb, un pensatore all’avanguardia dell’Islamismo radicale, che è stato giustiziato in Egitto nel 1966.”
Fonte: Alfred Ellinger: Tra dialogo e jihad

Per i fedeli musulmani la loro via è tracciata da molto tempo, Allah stesso ha indicato loro la direzione:
“E combattete contro loro fino a che non ci sarà più nessuna guerra civile e fino a che tutti crederanno in Allah..”

sura 8, verso 39 L’immigrazione islamica è aldilà di ogni folklore multiculturale. O l’Europa si sveglia, o non esisterà più.
Germania marzo 2009

Michael Mannheimer

Trasmetto questo essay per contribuire alla discussione sul Relativismo proposta da taglioavvenuto, non condividendo, naturalmente, certi toni iconoclasti, proprio perché intolleranti.

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