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Parlar del bene è imperdonabile

Doomsday di A. Iurilli Duhamel
Noi siamo abituati al male. Il male conferma la nostra superiorità o conforta la nostra debolezza. Ci è così familiare che il bene ci sconcerta e cerchiamo di ridurlo al male, commutandolo di segno e assimilandolo ai modelli negativi che ci sono noti.
 
L’ho osservato nelle reazioni più comuni, compresa la mia, di fronte al volontariato. La tendenza è di interpretare l’altruismo come controfigura dell’egoismo, la generosità come gratificazione di chi la esercita, la solidarietà come aiuto provvidenziale a se stessi, il sacrificio dell’Io come ricatto di un Super-io tirannico.
 
Non si impara neppure dalla etologia, saccheggiata per spiegare l’aggressività, ma mai il suo contrario. Gli animali che si sacrificano per la prole o per gli altri sono anche loro vittime di un Super-io? No, dell’istinto, risponde l’etologia. Ma all’uomo si nega questo istinto positivo, per dotarlo invece di tutti gli altri. Il male – contrariamente a quanto si pensa – è rassicurante, o veneriamo nei mostri, giustifica le vendette mobilita le difese, rafforza la durezza del cuore.
 
Il bene è un esempio inimitabile (vogliamo confrontarlo con il male?), supera fossati e mura che approntiamo contro il nemico, elude gli infiniti cavilli della intelligenza, disorienta l’astuzia perché la ignora, è disarmato e semplice. Il male ci incuriosisce e ci eccita, stimola l’investigazione, si cela nell’ultima stanza, quella del segreto infame. Il bene apre porte, non nasconde nulla, si apparta solamente per non farsi notare. Il male promette misteri, il bene è un mistero luminoso, una presenza inaccettabile.
 
|…|Nel male, fingendo di non riconoscerlo, ci si rispecchia, nel bene un po’ meno. Per un narratore il male è la salvezza, il bene la perdizione. L’elogio del bene ha inquietato perfino il sonno dei classici ed è stato l’incubo della loro veglia. Manzoni, per farselo perdonare, ricorre all’ironia, Cervantes alla follia, Dickens alla stupidità, Dostoevskij alla idiozia, Melville alla innocenza. Solo Hugo non esita a edificare al bene una cattedrale, ma a lui, ahimè, si perdona tutto. Parlar bene del bene è imperdonabile. Infatti non me lo perdono |…|
 
Da: nati due volte - Giuseppe PONTIGGIA (Mondadori 2000)
 
Doomsday, Iurilli Duhamel, 2011
 

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