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Perchè scriviamo

Dal diciannove Ottobre ho ricominciato le lezioni all'unitre di Rivoli e come mia consuetitudine vi presento gli scritti dei miei amici. Ci siamo interrogati: Perchè scriviamo? Tra le diverse risposte, quella di Marina:

 

"Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso.
L'opera dello scrittore è soltanto
uno strumento ottico che egli offre
al lettore per permettergli di discernere
quello che, senza il libro,
non avrebbe forse visto in sé stesso."
                                                        Marcel Proust
 
 
Questo aforisma campeggia nella stanza che pomposamente chiamiamo studio ed è posizionato proprio sopra il computer.
Mi è stato regalato qualche tempo fa da una cara amica perché, a suo dire, non dovevo limitarmi a leggere ma dovevo “buttarmi” nella scrittura.
Ovviamente ribattevo che quelle parole erano state scritte dal signor Proust e non da una qualunque Marina. Come potevo anche solo pensare che le mie esperienze potessero offrire ad un ipotetico lettore motivi di riflessione su sé stesso? E, qualora mi fossi messa a scrivere , ero certa che non avrei permesso a nessuno di leggere i miei pensieri. Mi pareva di mettere in piazza la mia parte più intima che sicuramente non interessava nessuno, ma che soprattutto per uno strano senso del pudore mi vergognavo far conoscere.
   Ho continuato a leggere e ovviamente la massima di Proust si rivelava sempre più esatta.
Nel mio animo, a quasi ogni libro letto, si accumulavano emozioni, positive o negative, riflessioni, domande a cui un giorno ho dato sfogo “scrivendo”.
A quel punto mi sono accorta che stavo facendo una specie di “psicoterapia”,
un'auto-psicoterapia, se così si può dire.
In pratica liberavo quell'energia emotiva suscitatami dai libri, ma che certamente era già in me e che l'autore era riuscito a farmi vedere.
Non sarò mai una vera scrittrice, e mi leggeranno solo gli amici, ma in ogni caso sarà un ulteriore scambio di sensazioni che porteranno a confrontarmi con gli altri , a conoscere meglio me stessa e gli altri.
Ecco, credo sia questo il vero motivo per cui continuo a tentare di scrivere
                                                  Marina  Conrotto
                                                                 

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