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Quadri da un'esposizione


Nessuna compassione, non mangio e non voglio quel piatto da mensa, quella natura morta che sembra il regalo inutile del ricco al povero.
Ora, ma sempre quando è troppo tardi, capisco perchè c'era un vento che non doveva esserci. Soffi scriteriati, delle artificiosità che bruciavano i boschi. Magie, affinchè la corte possa rallegrarsi le serate con i bagliori visti dal balcone, magari sorseggiando un tè.

 
Al centro c'è gente fresca e forte, limpide statue con i denti in ordine, giocolieri che reggono l'immaginazione. Dall'altra parte ci sono incudini e burro lasciato fuori dal frigo, la solitudine e il rifiuto del tempo.
 
Un poveraccio insegue un treno correndo a fatica con delle scarpe rotte. Una signora con l'ombrellino, in prima classe, ride da dietro ai vetri. Celie e panorami pittoreschi. Il gentleman in bombetta si vanterà di storie inconsistenti, leggende, puttane e sparatorie. Le racconterà masticando tabacco e sputando catarro. Guardando lo straccione che incespica e rincorre, anche lui gli sorride con compassione prima di baciare la signora ostentando la lingua.
E il treno se ne va, con l'ampia curva del saluto.
 
Meglio chiudere questo manicomio,  le urla del pazzo disturbano il vicinato, è meglio che egli vada dove non lo si vede, accompagnato da una robusta fornitura di morfina, gratis s'intende.
'Altra torazina infermiera, 200mg'...
Se i miei occhi non fossero sbarrati, se non fossero fisse lapidi, se tu potessi solo per un attimo leggere dentro la mia follia, mi inietteresti ancora questa roba? Oppure ti sorgerebbe il dubbio di aver studiato una vita per un cazzo?
Penso che mi inietteresti una doppia dose.
'Altra torazina infermiera...'
 
L'altro ieri, ragionando sull'importanza della masturbazione, persi l'eccitazione e nella mano non mi rimase che flaccidità a penzoloni sulle impalcature mentali.
 
Eccomi qua, quindi. Un sunto. Un bel quadro proibito. Polvere e cespugli coprono le scarpe rotte, il deserto e i binari di un treno che non c'è più. Il tramonto nasconde i miei occhi folli, l'ombra del mio uccello si allunga sul selciato senza recarmi vanto.
 
 
Nessuna compassione. Nessuna carità. Meglio partire, senza parole e presenza.
Sono erroneamente diventato una qualsiasi biennale, un posto dove esporre e apprezzare le opere più assurde. Luoghi dove una merda non è più merda ma fenomenale simbologia del ciclo vitale, luoghi dove la morte non è più morte perchè l'artista respira ancora, luoghi dove l'amore non è più amore.
 
Rifletti: dopo quella che sarà un'adeguata sedimentazione, ciò che berrai sarà quello che conta.
 

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