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Il meccanico

Era finito in quel paese deviando dalla statale. La moto faceva le bizze. Aveva tentato inutilmente di sistemarla, ma continuava a strattonare. Aveva già pulito la candela della vecchia F. B. Mondial 125, facendola saltellare tra le mani con uno straccio per non scottarsi. Ma quell'intervento non era bastato.

Ora serviva al più presto un'officina.

Erano gli anni settanta e queste erano le sue vacanze premio per il conseguimento della “maturità”. E a quel viaggio non voleva proprio rinunciare.

L'officina, come in un set di un film, apparve al fondo della strada.

Sul muro, l’insegna “a fresco”, con la scritta in blu, era in parte sbiadita, ma manteneva del tutto inalterata la sua leggibilità. Un uomo molto anziano, leggermente claudicante, si affacciò alla soglia mentre Paolo si fermò davanti a lui con la moto.

- A quanto pare il motore oggi fa le bizze. – disse Paolo all’indirizzo del meccanico, - Può dargli uno sguardo?

L’uomo lo guardò per alcuni istanti silenzioso, mentre puliva una chiave a rollino con uno straccio, poi disse:

- Ha problemi di accensione e di carburazione, e anche un leggero battito di valvole. Bisogna registrarle a freddo. - poi entrò nell’officina e dopo alcuni istanti uscì con uno strano attrezzo: un piccolo parallelepipedo di legno sul quale era piantato un tondino di ferro.

- Ragazzo, lasciala accesa e fissala sul cavalletto, - disse, mentre appoggiava il tondino sul motore, appoggiando l’orecchio sul blocco di legno.

- Ecco, vieni a sentire. - Paolo appoggiò l’orecchio sul legno e sentì un rumore strano, un’acuta vibrazione sonora, poi disse:

- Se vengo a riprenderla domani, può sistemarmela?

L’uomo scosse il capo, si pulì le mani sulla tuta, poi accese un mezzo toscano che rigirò pensieroso tra le labbra e disse: - Non so, ho alcune cose da finire…

- Ehi, ma quello è Tazio, …Tazio Nuvolari! – lo interruppe Paolo, illuminandosi con un sorriso mentre indicava una fotografia in bianco e nero appesa al muro grigio dell’officina.

- Già, proprio lui, e quello a fianco in tuta sono io. –

- Davvero? senta, le va di bere qualcosa con me? – disse Paolo. L’uomo inclinò leggermente il capo valutando la cosa, poi disse:

- Va bene ragazzo, qui dietro c’è l'osteria di Luigi, andiamo lì. – S’incamminò trascinando lentamente la gamba destra. Paolo camminò al suo fianco, cercando di uniformare il passo al suo. Si sedettero sotto un pergolato. Un glicine forniva l’ombra necessaria per coprire quattro tavoli in cemento che si trovavano dinanzi all’ingresso dell’osteria.

- Porta un mezzo litro di rosso. – disse il meccanico all’indirizzo di una ragazza che, dietro al bancone di zinco, stava pulendo i bicchieri.

- E una birra per me – disse Paolo.

L'uomo lo osservò un attimo in silenzio, poi disse:

- Così, ragazzo, anche tu hai sentito parlare di Tazio?

- È stato un grande mito. Ho sentito raccontare storie incredibili su di lui. Si dice che correva di notte a fari spenti per superare gli avversari... ma mi parli di lui.

- Già… eravamo giovani e correvamo come il vento, - disse pensieroso il meccanico, poi aggiunse: - era il marzo del '21 quando sul circuito a Belfiore, vinse con quell'Harley Davidson 1000. Nel '24 la gente raccontava di una corsa vinta con l'acceleratore fuori uso, dove lui tirava il filo con la mano. Quanta polvere! Iniziava così il suo mito.

- È stato il migliore! Ho sentito dire che gareggiò ingessato sulla motocicletta e vinse e che guidò un'auto con una chiave inglese in sostituzione del volante.

- Già, ma la sua specialità era, sulle vetture, lo sbandamento controllato. Una manovra eccezionale, in piena curva e calcolata al millimetro. Ah... quante corse alle Mille Miglia – l'uomo sospirò, osservando la sua gamba invalida, mentre un’ombra di tristezza gli percorreva il viso, poi si scosse e sollevò il bicchiere dicendo:

- Prosit!

- Salute - fece eco Paolo.

Bevvero in silenzio con gli sguardi fissi sulla strada, poi l’uomo disse:

- Vieni domattina a ritirare la tua moto, la troverai pronta. Paolo, dopo aver pagato la consumazione si avviò in strada. Fu allora che l’uomo gli chiese:

- Dimmi una cosa ragazzo, come mai porti i capelli lunghi?

Paolo strizzandogli l’occhio rispose:

- Questo glielo dirò domani. - e si incamminò verso la statale a fare l'autostop.

 

 

 

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