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V'interessa mica un cortometraggio di 4 ore e 37 minuti di un regista coreano con sottotitoli in lingua pashtu, prodotto per il mercato nero pakistano?
È una vera chicca.
Va guardato lontano dai pasti perchè ci son delle scene cruente, che colpiscono, ma ci son anche delle notevolissime scene d'amore con belle riprese e con un'ottima fotografia, ad esempio: la scena del primo bacio tra i due protagonisti dura sedici minuti e solo l'azione riguardante l'approccio ne dura quindici e viene sviscerata in ogni minimo particolare, fino ad arrivare all'inquadratura di una leggera bavettina ai lati della bocca di uno dei due con tanto di residui di pane briciolato del giorno prima.
il film s'intitola "Huspital" con sottotitolo breve che quando la Lina l'ha letto è andata in depressione: "Primi sentimenti primaverili di due orfani ricoverati in un nosocomio di Nuova Delhi a causa dello scoppio di una bombola del gas con prognosi di una settimana per leggere escoriazioni dovute alla fuga precipitosa".
Girato in luce naturale, rigorosamente in bianco e nero, a volte viene accentuato il negativo a seconda dell'umore del regista.
i dialoghi son stati curati direttamente dal chirurgo dell'ospedale, un indiano della tribù dei Medicales, trapiantato da generazioni in India dopo che i suoi avi approdarono a bordo di zattere di caucciù e peli di marmotta, sulle coste meridionali della penisola, provenienti dalle valli del Montana e sfuggiti all'ira dei cowboys.
Questi ultimi, poi, si ritrovarono pieni di bisonti e a loro faceva pure un po' schifo mangiarli, dunque pensarono di farne scatolette da esportare in Europa e di vendere le pelli ai trisavoli americani di Versace che ne fecero minigonne per le poche squaw rimaste, ma furono costretti poi ad aprire un outlet per le svendite e, per invogliare anche le obese donne dei cowboys ad indossare i loro capi, dovettero elaborare un coprigambe in budello e trippe bovine, ma questa è altra storia.
Ritornando al meraviglioso corto, mi preme sottolineare che la sottotitolazione in lingua pashtu è stata curata da tal Jamallash-Farim-Duttuz-Rinaud de Gascoigne II altrimenti detto Jafad, un talebano pentito che ha voluto vendicarsi di tutte le cazzate castratorie subite da quando è nato e, al grido di "abbassHallah!!!! vive la Fallacì!!!!", ha sposato la causa del doppiaggio nella sua lingua madre, inserendo a volte parole sconce in mezzo, come lo struggente: “Ti bacerei anche l'alluce destro se ti degnassi di farti lavare i piedi”, ma questo non lo leggerete mai perchè la censura della casa di produzione, che è la stessa che promulga i film di Siffredi e Jessica Rizzo in Arabia Saudita, ha operato sostanziosi tagli, tanto da esser definita da molti critici underground, l'alter ego di Monti e Fornero, facendo il dovuto parallelismo.
Per chi ha poco tempo per la visione è disponibile anche la versione small che dura 4 ore e 35 minuti, ma non la consiglio mai poichè si perde l'essenza del film, dato che son stati tagliati due minuti dai titoli di coda e non si leggono i nomi degli elettricisti, degli addetti al bar e alla mensa attori (attori che son solo due più una comparsa nella parte della suora di corsia, cosa raccapricciante, ma non voglio spoilerare oltre), dei facchini che spostan le scene e tanti altri nomi che han contribuito a far grande questo piccolo capolavoro.
Non vi rimane che scrivermi in pvt o anche in pvc o pet o puk o pec o pci ma non si accettan dc, psi, pri, e pli; vedrò di rispondervi in tempi brevissimi, diciamo nel giro di qualche mese... siate numerosi, confido nella vostra solerzia. Saluti&baci.

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