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S.Quasimodo, antagonista dell'Ermetismo

Nel linguaggio della storiografia ufficiale, l'opera di Salvatore Quasimodo, si pone a fianco degli estimatori dell'Ermetismo, quando non definita, essa stessa “ermetica”. L'indebita collocazione, si spiega con l'errata convinzione che chi scrive, sempre si identifichi con i prototipi del proprio tempo, ossia della propria società, ma potrebbe anche spiegarsi, con la pretesa degli autori d'avanguardia, di vederlo quale esponente, della loro corrente avveniristica.
La poesia di Quasimodo è tutt'altro che ermetica, perché non circoscritta ad una visione frammentaria dell'esistenza. E', in termini figurativi, il “Mare Nostrum” e non travalica il tempo dello spirito. La crisi esistenziale dell'uomo, è in Quasimodo Pathos, l'espressione di un sentire Universale che si sintetizza nel grido dell'Uomo, e quel grido si esemplifica nello spazio di poche parole, lungi dall'idea di tempo, e prevaricandolo. Poesia, dunque, senza tempo, dove il tempo fa da cornice. Quasimodo sente il dolore universale, e lo compendia in versi essenziali, altrimenti, non basterebbero parole, per dire quanto siamo infelici.
Il vasto repertorio di Quasimodo, comprende liriche e carmi: le prime prendono forma attraverso uno scenario idilliaco, mentre i secondi, articolandosi in uno scenario apocalittico, trasfigurazione del dolore, sono il monito per crimini commessi in forza di istinti primordiali. E dal monito emerge l'esortazione del poeta alle nuove generazioni, affinché non si ripetano gli errori dei rei progenitori. Tutta l'opera di Quasimodo, è pervasa da grande religiosità, perché è Credo in Dio, e nella sua Legge morale. Lungi dall'essere dottrina, la Sua poesia, è fondamentalmente, sguardo introspettivo, che si immerge in una visione cosmica del Creato. Il poeta crede nell'armonia universale, che è bellezza cosmica. L'individuo, quale prototipo dell'essenza umana, è con gli altri esseri del Creato, in un rapporto di scambievole socievolezza e intesa. Tuttavia, l'universo trabocca di cose mostruose, per la predisposizione degli esseri viventi a infrangere i divieti della legge morale, e questo avviene, quando viene frainteso e confuso il desiderio d'amore, che degenera in voglia di potere.
In “Oboe sommerso” traspare lo svilimento del poeta di fronte all'oltraggio, sia nei confronti della persona umana, sia nei confronti di animali e cose; questo avviene quando l'individuo, non riesce ad andare, oltre i limiti dell'esteriore e del tangibile, per approdare al significato di Legge Morale, quel dogma, che elevandosi, sulle cose esteriori, a costo di negare l'evidenza, ci fa avere, attraverso il Raccoglimento, chiara consapevolezza, di ciò che è il Bene, di ciò che è il suo opposto.
 
Giuseppina Iannello

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