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Siamo tutti latinisti

SIAMO TUTTI LATINISTI (tratto dall'omonimo volume di Cesare Marchi-Rizzoli libri)
 
 
Piccolo dizionario delle parole latine che usiamo e magari delle quali non ne conosciamo il significato.
 
Capitolo I°
 
AB OVO
 
Nella satira terza del libro primo Orazio deride quei cantanti che, pregati dagli amici di esibirsi, se ne stanno ostinatamente zitti; se invece nessuno desidera sentirli, si scatenano e non c'è modo di farli tacere.
Uno di questi era il sardo Tigellio, che avrebbe detto di no anche all'Imperatore, ma quando gli veniva la voglia si metteva a gorgheggiare
ab ovo usque ad mala
dall'uovo fino alle mele, cioè dall'antipasto alla frutta.
Sempre in Orazio (Arte poetica) troviamo il consiglio, per chi intende fare lo scrittore, di non prendere il discorso troppo alla lontana, ma di entrare subito in argomento. E porta l'esempio della guerra di Troia: il poeta che si accinga a raccontarla non deve cominciare "ab ovo", dall'uovo che leda, fecondata da Giove-cigno, depose e dal quale nacque la bella Elena, fatale causa dell scontro fra greci e troiani.
E' già impegnativa una guerra durata dieci anni; se poi ci si dilunga sull'antefatto…..
 
 
ABSIT INIURIA VERBO
 
Traduzione letterale: l'offesa sia lontana dalla parola. Traduzione libera: sia detto senza offesa.
Con questa premessa viene tolta ogni possibilità di equivoco, di distorta interpretazione a ciò che stiamo per dire.
Speranza vana, se il discorso è rivolto a quegli ombrosi che per un nonnulla s'impermaliscono e prontamente rimbeccano: "Lei non sa chi sono io".
Absit è composto da ab e sit, congiuntivo presente di abesse, essere lontano da. La preposizione ab contiene, come
abbiamo visto in ab ovo, il concetto di lontananza, separazione, inizio.
 
 
AB UNO DISCE OMNES
 
Nella reggia di Didone, il profugo Enea racconta, in lacrime, l'inganno del greco Sinone, che aveva convinto i troiani a portare in città il colossale cavallo di legno. Il discorso di Sinone, attore consumato, è un capolavoro di astuzia dialettica e i troiani abboccano allo spergiuro, credono veramente che i greci, stanchi e sfiduciati, abbiano fatto vela verso la patria e che il cavallo, lasciato sul lido come dono espiatorio alla dea Minerva, proteggerà Troia se verrà introdotto nelle sue mura. A questo punto Virgilio commenta sdegnato per bocca di Enea
 
àccipe nunc Dànaum insidias et crimine ab uno disce omnes
 
apprendi ora le insidie dei Greci e da un solo crimine conoscili tutti (Virgilio, Eneide,II) Per Virgilio, Sinone è il simbolo della perfidia greca. Siccome lui è fraudolento e spergiuro, tutti i greci lo sono. Tale generalizzazione, che estende ad una intera collettività il comportamento di un singolo, è il procedimento arbitrario, respinto dalla logica.
Mail sentimento, la fantasia poetica hanno delle ragioni che la ragione non conosce. Analogamente, se vediamo un friulano un po’ alticcio, diciamo che tutti i friulani sono ubriaconi; se un napoletano è pigro, deduciamo che tutti i napoletani sono pigri; se un siciliano è mafioso, tutti i siciliani sono mafiosi. ma qui non c'entra l'empito del sentimento né la trasfigurazione poetica. C'entra la pigrizia mentale, il conformismo delle idee ricevute.
 

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