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Siamo tutti latinisti 24°

O TEMPORA O MORES
 
Che tempi, che costumi. Nella prima orazione pronunciata in Senato contro Catilina. Cicerone lo aggredisce " Non capisci che i tuoi piani sono noti a tutti?Che cosa tu abbia fatto l'ultima notte e la precedente. dove tu sia stato, chi tu abbia convocato, che decisioni abbia preso, quale di noi credi che non lo sappia? O tempora o mores. Il senato sa tutte queste cose, il console le vede, tuttavia costui vive. Non solo vive, ma addirittura viene in senato, partecipa alle pubbliche assemblee, annota e con un cenno degli occhi designa ciascuno di noi alla strage".
Nell'uso corrente "o tempora o mores" si è banalizzato diventando lo slogan dei brontoloni che maledicono la dilagante corruzione e magnificano i loro tempi passati, adorni soltanto di buoni costumi e preclare virtù. Sono vittime di un inconscio "qui pro quo": credono di rimpiangere un'epoca moralmente esemplare, invece rimpiangono semplicemente la loro giovinezza perduta.
L'eterno contrasto fra vecchi e giovani, tra le generazioni in partenza e quelle in arrivo sul binario della vita, nasconde un pessimismo eguale, ma di segno contrario: i vecchi sono pessimisti sul futuro, i giovani lo sono sul passato.
 
 
OVES ET BOVES
 
Pecore e buoi. Indica un raggruppamento di elementi eterogenei, senza alcuna distinzione né gerarchia. In stato di necessità, è giocoforza mescolare oves et boves come fece Noè quando trasferì, in fretta e furia, tutti gli animali nell'arca. Ai tempi nostri, qualcosa del genere è avvenuto, senza stato di necessità, con la liberalizzazione degli accessi universitari che consente a tutti oves et boves. di iscriversi a qualsiasi facoltà, indipendentemente dal tipo di diploma conseguito.
Noè salvò gli animali dal diluvio, questi laureati difficilmente si salveranno dalla disoccupazione.
 

PANEM ET CIRCENSES
 
Pane e giochi del circo. Per tener buona la plebe la ricetta è sempre la stessa: distribuzione gratuita di viveri e di divertimenti. Nelle Satire, Giovenale si lamenta che questo ai suoi tempi fosse l'unico desiderio del popolino. Indifferente alle vicende dello Stato:
"le civili brighe
esso non cura; quei che un dì l'imperio
dava ed i fasci e le legioni e tutto,
inerte or sta, sol di due cose pago:
pane e circensi."           ( X, 78-81, Trad. Guido Vitali)
Tredici secoli più tardi, Lorenzo il Magnifico dichiarò: " Pane e feste tengono il popolo quieto".
Nel regno delle Due Sicilie, per raggiungere lo stesso scopo, i Borboni attuarono la politica delle tre F: feste, farina, forca. L'equivalente dei circenses, ai giorni nostri, sono la partita di calcio e la Tv.Il panem non è più un problema: siamo già passati ai grissini ed ai crackers.
 

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