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A Firenze mentalmente

E ricordava perfino perfettamente come e quando si scoprì la particolarità di cui andremo narrando.
Fu verso i quattordici anni.
Un'età quella ove taluni argomenti balzano prepotentemente alla ribalta.
Una compagna di scuola s'era perdutamente innamorata del ragazzo "suo" e già le stava antipatica causa molteplici motivi e figuriamoci mentre tentava, con ogni mezzo, di mettersi in mostra a suoi occhi.
E quindi, la carogna, mai avrebbe dovuto arrivare al dunque con lui ma, nel divanetto appartato durante la festa in taverna, ci riuscì purtroppo e stava per accadere l'irreparabile se non che lei ebbe l'illuminazione.
Mi concentrerò e mandando stimoli negativi farò in modo lui non abbia erezione infatti pensò e... e funzionò perdiana e... e fu l'inizio appunto della nostra avventura e la fine dell'attrazione della collega verso il medesimo obiettivo.
E successivamente, prendendo il suo posto, ebbe modo di valutare la sua prerogativa si dimostrava applicabile, ed alla grande e grossa, anche rispetto a stimoli positivi.
E cominciò a giocarci di per cui e nel giro d'un paio d'anni ne assunse pieno possesso.
In che modo?
Oh be' ora poteva eccitare a piacimento maschi e femmine nei frangenti più disparati e dentro, per esempio, ad un vagone di treno pure diverse persone contemporaneamente.
E non vi dico, in tram, le risate le proponeva la faccia della suora con la vagina improvvisamente infiammata e lubrificata oltre misura.
E non vi racconto nei particolari nemmeno di quelle direttamente estratte dalle smorfie del tipo che tentava, in tutti i modi permessi da un piccolo asciugamano, di nascondere la turgidità, con prepuzio sporgente, in sauna mista.
E non è finita ch'inoltrando la virtù, sempre mentalmente ovviamente, riuscì ad aggiungere all'elettrizzare un effetto stimolo, al che i i clitoridi ed i glande presi di mira si ritrovavano costretti all'orgasmo e qui era sul serio da spaccarsi dal ridere.
Il prete durante la predica nel momento topico sparò un oooooohhhh quanto t'amo Maria da brividi.
Ed il vescovo fece uguale dissertando sulla Maddalena ed il vigile le cancellòoooohhhooohhooooò immediatamente la multa dalla gioia.
La conobbi a Firenze e mi piaceva e ci provai e lei non ebbe obiezioni, bensì nulla.
Da lui di sotto risposte zero in assoluto.
Strano commentai, di solito è anche troppo invadente.
«Non ti preoccupare» mi rispose.
«Per ora ti tengo sotto controllo, in futuro vedremo».
Impossibile le rimandai.
Stai scherzando.
«Mettiti laggiù appoggiato alla balaustra» continuò ed io eseguii ed in un baleno ebbi un'alabarda che spingeva, tenacemente assai, in avanti mutande e calzoni.
Non vi dico lo stupore e lo stato d'animo che mi trovai ad attraversare, ma lei fu gentile e m'informò per filo e per segno su codesto suo talento.
Aggiungendo sgomento a stupore dovrei precisare.
Camminammo intanto a caso ed arrivammo alla piazzetta del mercato nuovo ed accarezzando il muso portafortuna del maiale lì famoso... dimostramelo con quella coppia di grassi sessantenni tedeschi! la sfidai ed uno spettacolo ebbe inizio.
Incominciarono a baciarsi libidinosi mezzo metro di lingua in bocca ed in un nulla, noncuranti di centinaia e centinaia di persone che guardavano, lei si spogliò si mise alla pecora e lui da dietro dispiegò una copula assolutamente animalesca e fuori controllo ed inarrestabile tanto... tanto che per separarli servirono tre poliziotti e quattro infermieri della croce verde.
E non contento le feci rifare l'esperimento ai Boboli ove un, perennemente voglioso, gay danese non credette ai propri sensi quando venne assalito, con estrema enfasi, da quattro giovani giapponesi.
In verità nemmeno stavolta la vicenda ebbe un lieto fine, però cavolo il suo potere era infallibile.
La sera al Tenax poi provocò nei cessi praticamente un'orgia nel reparto femminile, un'orgia che sfociò nell'assalto scatenato dei bagni maschili e l'intenzione d'una casta pisciatina mi trascinò dapprima a penetrare varie gnocche e nel proseguo in una caserma ostaggio della buon costume.
M'aspettava fuori.
La mattina appresso le chiesi un favore con la prosperosa e soda cameriera ai piani.
L'ottenni naturalmente.
Il pomeriggio al giardino dell'iris concordammo un agguato a due, per noi e fra loro, perfetti sconosciuti.
Lei canadese, lui angolano.
Il famoso cappuccino servito anale, orale e normale fra i colori ed i profumi.
«Non t'ho stimolato io» volle precisare.
No no rimpallai, proprio non serviva.
Fortuna niente interventi di forze dell'ordine stavolta.
Ci stavamo divertendo potrebbe essere la nota a margine.
Ed avanti pertanto.
Di fronte alla chiesa di Dante e Beatrice vidi una signora, spudoratamente morigerata fino nel midollo, che s'accingeva ad entrare.
La sua indole verginella sdegnosa s'evinceva perfettamente dal portamento.
Dai facciamo uno scherzo e diamole qualcosa da confessare che altrimenti il sacerdote s'annoia, invitai la mia compagnia.
Ed il sagrestano in due secondi si ritrovò sbracato ed in altri due spruzzò succo di palle alto quanto la fontana di Nettuno.
Arrivammo di fronte alla sinagoga.
Dentro, favorita dall'ora tarda e dalla semioscurità, altra scena da brividi.
Una donna che piangeva ed un tosto pisello circonciso di rabbino piantato sulle labbra chiuse.
Fagliela pagare a quel maniaco, le ordinai, da nascosti nell'ombra.
È sempre stata una questione che odio la preferenza degli uomini ebrei per il sesso orale estremo e portato fino all'ingurgitare.
E lei obbedì e l'infido essere se lo vide spegnersi sgonfio ed allora ci facemmo avanti.
Ma ti vedi vecchio bavoso? lo fulminai.
Almeno evitati queste umiliazioni stupido ignorante.
Una figura di schifo ed una grande lezione.
Scommetto perse parecchia della sua sicurezza in merito.
Difficile avrebbe riprovato in futuro.
Prendemmo un autobus il giorno appresso.
Alla tomba etrusca della Montagnola la poesia classica di due giovani.
Lui insisteva.
Lei tergiversava.
Gliela facciamo esplodere? chiesi civettuolo.
«Direi di sì» rimpallò.
«Mai fatto male a nessuno una buona scopata».
E felicità ed orgasmi e caldo sperma a sbiancare una rossa riga del plaid.
E via di questo passo insomma.
Turisti certo, però sensibili e molto sintonizzati.
Ed alle cascine, concludendo, l'apoteosi.
Non servì molto in verità.
Lì c'è un mantra che funziona perennemente.
Lo senti? le sussurrai.
«Cosa?» mi rispose.
Come cosa?
Messer aprile che fa il rubacuor.
È primavera, basta tergiversare svegliamelo bambina e... e non so bene se gliel'ho mai tirato fuori e tuttora non capisco s'è per volere suo o merito mio.
 

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