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Se esistono le fiabe allora esistono pure i fiabi

Sai Giannino diceva, una sera d'estate, mamma coniglia al suo figliolo prediletto.
Noi conigli com'avrai notato abbiamo le orecchie lunghe e c'è un tipo che lo sa e ne approfitta.
Il vento.
Lui ci vede tutte le volte noi le tendiamo, ritte ritte alte alte, perpendicolari al cielo ed allora fa il birichino.
Cioè continua a portarci i profumi e gli odori ed i rumori che segnalano pericoli in quanto ama e culla e protegge tutte le creature, ma nel contempo deposita pure qualcosa di diverso in ognuno di noi.
Non so.
A te i discorsi delle betulle.
A lui la storia dei tassi attraverso le generazioni.
A loro le filosofie dell'ortica ed a me i proverbi degli uomini.
Il giorno in cui nascesti, ad esempio, eri decisamente magro brutto ed evidentemente diverso dai tuoi fratelli.
Nero integrale in mezzo a tutti bianchi o con stile pezzati e spelacchiato ed irsuto fra pelurie uniformi, lisce e soffici.
Dopo un paio d'ore d'evidente preoccupazione ed un tot agitate mi venne fame.
Tra l'altro avevo fatto una certa fatica nel partorirvi ed il latte pesava pesava nelle mammelle ed avrei dovuto dormire, bensì lo stesso decisi d'abbandonare la tana e salire all'aria aperta per gustarmi dell'erba medica tonificante, nutriente e genuina.
Ti confesso salii mal volentieri comunque.
Avevo un latente timore nell'abbandonarti lo devo ammettere.
Non m'ispiravi nessuna fiducia dal punto di vista della salute.
Di per cui salii, mangiai e bevvi in fretta ed alla fine ritornai giù alquanto rinfrancata.
Il vento infatti m'aveva nel frattempo raggiunta, consolata e ricaricata, materializzando dentro le mie orecchie, che vanno tenute costantemente ritte ritte alte alte nel periodo in cui s'accudiscono i piccoli, appunto un proverbio.
"La seta fa figura.
La canapa dura".
Ed eccoci qua magicamente ancora insieme.
Non ridere.
Non fu quello l'unico problema con te, che in seguito ho avuto il mio bel daffare anche durante l'esuberanza della tua crescita,  
caro Giannino.
La tua diversità iniziale non hai mai voluto abbandonarla.
Ingrandivi con una logica contraria ad ogni principio e sapere della nostra razza.
Di solito facciamo gruppo e tu stavi da solo.
I tuoi fratelli hanno famiglia da tempo e m'hanno resa nonna e tu?
Normalmente noi evitiamo accuratamente di mangiare alcuni tipi di pianta o fungo e tu invece mordevi giusto loro.
E l'altissimo solo sa quante volte dovetti trascinarti a casa farneticante ed in confusione emozionale, dopo che t'eri inghiottito la cicuta o l'amanita muscaria.
Il nostri migliori pregi a detta di tutti sono sempre stati l'attenzione, l'anticipo e la giusta dose di paura e... 
E tu sfidavi la volpe in campo aperto. 
Andavi ove ti pareva privo d'indugi e non volevi nemmeno ammettere forse pioverà sotto un cielo, nero nero, di nuvoloni ed attraversato da fulmini assolutamente minacciosi.
Babbo mio quanto m'hai fatto penare.
Poi la notte in cui uscisti nonostante l'ululato del branco di lupi facesse rabbrividire fin nel profondo delle tane, data la sua intuibile vicina vicina provenienza, proprio non resistetti e feci capolino di conseguenza gelando immediatamente, che sul serio d'una vera e velenosa notte da lupi si trattava.
Freddo intensissimo, neve e tormenta.
Troppo timore per allontanarmi anche d'un centimetro dall'ingresso di casa, dunque mi fermai lì ed allungai fino all'impossibile le orecchie, ritte ritte alte alte, sperando di ricavarne tue notizie e cosa c'era in mezzo alla tormenta Giannimo mio?
Chiaro il vento.
E chi fece in modo regalandomi "ogni santo ha un passato ogni peccatore un futuro" tornassi dentro consolata e dormissi beata fino a risvegliarmi con te accanto comodamente sistemato?
Ancora il vento Giannino caro.
Ancora il vento.
Ora.
Ora vuoi abbandonarmi figliolo.
Stasera m'hai resa incredibilmente triste comunicandomelo.
Dici che qui è il mondo d'una volta.
Che ti senti in dovere di provare a cambiare regole vincolanti all'essere conigli dentro.
Che vuoi dimostrare al mondo intero noi possiamo e dobbiamo ribellarci a ciò.
Che viaggerai in lungo ed in largo intraprendendo avventure incredibili, ammaestrando la lince e cavalcando l'aquila.
Ti perderai Giannino mio.
Ti perderai e dimenticherai me e le tue origini.
In che maniera riuscirò mai stavolta a parare il colpo Giannino?
«Io ho una certezza ed una speranza in proposito mamma».
Una speranza Giannino?
Non posso venire con te.
Io sono nata coniglia e coniglia morirò.
Mai andrei a rischiare la coda incoscientemente.
«No no mamma.
Niente del genere.
Primo io tornerò mamma.
Dovessi imparare a volare, tornerò.
Secondo m'hai insegnato a fidarmi del vento.
Avrai capito, a me non veicola i discorsi della betulla ma le intenzioni delle chimere e sono convinto inseguendo un motivo preciso. 
Ergo non posso sottrarmi al mio destino, però a te porta saggezza diffusa e predice il futuro.
L'ho imparato.
L'hai constatato.
Ripeto io mi fido oramai ciecamente.
Facciamo decida lui e quel che sarà noi accetteremo.
Pertanto saliamo su e vediamo se dopo la tua delusione ne rimarrà zuccherata o ingrossata.
Perfetto mamma.
Sistemati con me sopra questa gobba di terra rossa, imposta le orecchie ritte ritte alte alte ed ascolta, ascolta, ascolta».
Dice "chi ha una meta rende strada il deserto" Giannino.
Direi zuccherata figliolo.
Hai la nostra benedizione Giannino.
Vai, vai, vai.

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