Scritto da © taglioavvenuto - Ven, 03/09/2010 - 02:49
“Chi non ha visto Venezia d’aprile non può affermare di conoscere l’inesprimibile incanto di questa magica città. La mitezza e la dolcezza della primavera si addicono a Venezia, come lo splendente sole estivo alla magnifica Genova, come l’oro e la porpora dell’autunno alla grande vegliarda che è Roma. A somiglianza della primavera, la dolcezza di Venezia commuove e desta desideri, rende languidi e accende un cuore inesperto come la promessa di una felicità vicina e misteriosa. Tutto in lei è luminoso e comprensibile, ma pur circonfusa dalla sonnolenta nebbiolina ha tutta la delicatezza di un innamorato silenzioso. Tutto in lei tace, eppur tutto sembra rivolgerci un saluto, tutto in lei è femminile a cominciare dalle stesso nome e non per niente ha avuto l’epiteto di bella”.
Ivan Turgenev
Sabato, ventotto agosto 2010, è stata aperta a Venezia, in un Palazzo Grimani restaurato per divenire sede permanente di grandi eventi artistici, la mostra pittorica del Zorzon, altrimenti detto Giorgione, nato a Castelfranco Veneto, veneziano d’adozione.
Qui sono stati esposti tre fra i suoi più famosi dipinti: La Tempesta, la Nuda e la Vecchia. Potranno essere visti fino al 10 ottobre, data di chiusura della stessa mostra, poi, molto probabilmente, saranno divisi e riportati dov’erano: all’Accademia e al Fondaco dei Tedeschi.
I media, annunciando tale apertura, non si sono fatti sfuggire l’occasione di parlare della bocciatura, da parte del Sindaco, di un maxiposter su Palazzo Ducale giudicato troppo osé e dell’iniziativa del Soprintendente del Polo museale Vittorio Sgarbi, il quale ha “arricchito” la setssa Mostra delle performances di una pornostar di puro sangue veneziano, augurandosi che l’effetto sia “ da tempesta ormonale”.
Alcuni hanno sostenuto tali proposte, altri si sono opposti domandandosi se Venezia “la bella” abbia perso quel suo antico talento per la trasgressione e la libertà artistica che l’ha caratterizzata nei tempi senza mai avere cadute di stile.
Noi di Rossovenexiano.com, così inscindibilmente appartenenti per origine, o vicini per adesione, (direi pure iscrizione) allo spirito di questa città, potevamo non ficcarci in questo piatto ricco d’arte e d’ eros?
Si sarebbe potuto prendere spunto da ogni segmento del perimetro circostante, per iniziare, ma si è preferito, anche per una certa leggerezza sentendoci brillantemente e felicemente profani in tutte le materie trattate, cavalcare l’onda, e introdurre il nostro oggetto di dibattito partendo da due punti che ci paiono comunque attinenti alle questioni sollevate e a quanto si desiderava dire.
Mi sentirei quindi sollevato se fin d’ora scuserete l’ignoranza e l’imprecisione, la incompletezza di quanto andrò a dire in merito a:
a) la novità della pittura del Giorgione;
b) il senso del pudore nell’arte.
Allo scopo riportiamo sinteticamente le reazioni agli accadimenti sopra citati. apparsi sulla stampa: quello del filosofo Cacciari, del sindaco Orsoni e quella della Presidente di Venice Foundation, signora Coin,.
“Per secoli Venezia ha avuto un senso del pudore al limite del libertino, non ha mai avuto pruderie.
Cacciari
“Il manifesto pubblicitario con una donna nuda su un divano è inadeguato per piazza San Marco.”
Orsoni
“Più che di provocazioni, abbiamo bisogno di chi ci aiuta a difendere la nostra apertura al mondo.”
Coin
Subito ci si è chiesti che significato dare alla dichiarazione di Cacciari; perché egli parli di senso del pudore, di libertino e pruderia nel contesto del “lancio” della Mostra, attribuendo manifestamente, alla catapulta utilizzata, un giudizio ci pare negativo. Certo Cacciari si sarà chiesto se il gesto era inevitabile, o così tanto produttivo di un’utilità da generare un differenziale importante, un surplus questo avvicinamento alla Nuda, alla Tempesta, alla Vecchia, di una “tempesta ormonale” maliziosamente pubblicizzata “a vivo”.
Si sarà chiesto se l’avvento del Giorgione concordasse, fosse in parallelo, con quest’altra novità di ravvivamento di un interesse popolare, di una diffusione, di un portar fuori il più possibile tali tesori.
E si sarà risposto che, a suo giudizio, no, non lo era.
Per tentare anch'io una risposta, un addentrarmi nel problema, anche se parzialmente perché infine sono specializzato in nulla, credo siano necessarie una precisazione-delimitazione che ne contiene un’altra ed almeno due incursioni specifiche, una in ambito prettamente artistico, l’altra in ambito epistemologico..
La precisazione-delimitazione, come al solito, consiste in un tentare definizioni, un farsi domande.
La prima: è l’Arte la profondità altalenante della cultura di un popolo, di individui di un’epoca, è la rappresentazione che ne delinea e sfuma i contorni tra l’invisibile ed il visibile, ne rende scoperte le nervature, i dolori, i contrasti irrisolti all’interno di ognuno e di una collettività? E’ un qualcosa di universale che rimane perché ha colto il segno del dissidio?
La secondaria contenuta nella prima: è l'arte un altro modo dell’Uomo di leggere la storia oltre a quella dei trattati delle guerre e delle paci, della lotta tra ambizioni ed interessi?
Quanto così pon-pon-samente domandatomi, prima ancora di dirigere l’attenzione sullo specifico della pittura del Giorgione, pongo a me stesso e a Voi una terza domanda che è: non avrò fatto una cazzata tuffandomi in questo ginepraio e parlando con tanta enfasi della profondità?
Mi spiego: sono così sicuro che l’arte, quella con la A maiuscola, investa tutto il suo essere sulla profondità e sarò capace di concludere questo interessantissimo discorso?
Ora, per alleggerire più che altro me stesso, ma anche voi, rimanderei qal poi uesto enorme peso che ho in animo di gettarvi sulle spalle, e passerei al caro estinto: il Zorzon, chiedendomi cosa c’era prima di lui.
Potrei rispondere: una concezione della conoscenza basata sulla somiglianza, concezione protrattasi fin quasi alla fine del XVI secolo senza grandi cambiamenti di fondo, in fondo. :)
Dico concezione globale, quindi sia nell’arte che nella filosofia; non va dimenticato, infatti, che fino al 1500 circa quest'ultima ha svolto funzione di contenitore omnicomprensivo. Mi riferisco in particolare, quale contenuto, alla Scienza che poi dal Rinascimento in poi via via si è resa autonoma.
Basterebbe ricordare, allo scopo, i grandi esordi della scrittura, (Omero con le sue similitudini) il filosofo, che prende distacco dalla Poesia definendola finzione del vero.
Qui è necessario aprire una piccola parentesi e chiedersi ancora, ma perché finzione la Poesia e non ad esempio la Tragedia? La distinzione, evidentemente, è sottile. Vediamo di coglierla.
La Tragedia aveva ed ha a specifico oggetto non solo il phatos, bensì il fatto.
In essa vengono riprodotti fatti destinati a creare, meglio a ricreare il phatos negli spettatori; non così la Poesia, la quale consisterebbe essenzialmente nel non riprodurre fatti, ma richiami, da cui la definizione, da parte di Platone se bene ricordo, di finzione.
Nella pittura d'altronde, in Occidente, ad essere imperante era la Ritrattistica, (per lo più con sfondo ed intento religioso ed ecclesiale, oppure celebrativo del Signore di turno se alla Chiesa grande committente si sostituiva un protettore e finanziatore laico).
Sulla base di tali fatti si può dire allora che fino a quel momento il pittore, l’ Uomo, l'artista, s’era guardato confrontandosi con le cose mantenendo per così dire una visione da “esterno” onde cogliere somiglianze e similitudini con esseri e cose più grandi, i quali , le quali, serbavano gli stessi difetti degli uomini oppure ne erano privi, ( le stelle, gli astri, la creazione dei Miti, la Fede)
Nell’arte e nella storia tale concezione della conoscenza era nata in Occidente con la Grecia dei cantastorie che giravano per il Paese per diffondere perlopiù oralmente "fatti" rilevanti, (Omero, Esiodo), i tragici, (Eschilo, Sofocle, Euripide), gli enormi filosofi presocratici, (Parmenide, Eraclito ecc). Socrate se ne discosta, solo ed unico in tanto panorama, scolpendo nel marmo d’Arcadia il “Uomo conosci te stesso", ma è costretto al suicidio.
Tale pensiero è diffuso anche nella scultura, nell’architettura, con Fidia, con templi come il Partenone, quelli che nascono nelle Colonie, (Selinunte, Agrigento).
Ma nella Grecia, oltre ad Apollo, vi sono anche Dioniso ed Orfeo.
Ed allora perché l'era che parte circa dal VII secolo avanti Cristo e si conclude 23 secoli circa dopo, mantiene come caposaldo irrinunciabile, solido come roccia, il concetto della conoscenza quale similitudine? E ne siamo sicuri?
Tale era inizia a sciogliersi definitivamente con il Rinascimento, in particolare, in pittura, con il Cenacolo di Leonardo, ove l’artista ribalta per la prima volta l'intera stessa concezione di conoscenza tendendo invece lo sforzo a cogliere e studiare non più il fatto in sé e per sé, (l’ultima Cena di Gesù) ma i "moti dell'animo" degli apostoli che lo attorniano, lo sconcerto dato dall'annuncio a sorpresa dell'imminente tradimento di uno di loro sui loro volti.
Zorzon, Giorgione, è il più attento, vicino anche per tempo, il primo studioso di Leonardo in questa circostanza.
Cosa fa Zorzon da Castelfranco Veneto?
Dipinge, tra gli altri, tre pezzi da novanta, la Tempesta, la Nuda, la Vecchia, tentando di scavare all’interno dall’esterno, mantenendo cioé iapparentemente i canoni tradizionali.
Cosa voglio intendere per all’interno dall’esterno?
Non è più il fatto l’evento cui prestare attenzione, ma l'uomo che lo guarda, la trasfusione, ciò che il persoanaggio artista sente La “somiglianza similitudine” del personaggio o della scena ad un qualcosa che sa di bello, di perfezione stilistica, la sua armonia interna ed esterna con il mondo, perdono di significato. Assume un'importanza capitale ciò per cui si è dipinto, “quel che il pittore, il protagonista sentiva nel momento della creazione, trasfuso sulla tela.
Da questo cambiamento prenderà le mosse l’Impressionismo, ma invero tutta un’altra epoca epistemologica, quella in cui noi attualmente viviamo, cosiddetta della Modernità.
Ora vediamoli questi tre pezzi prima di passare ai perché e ai percome dell’azione di Sgarbi, alle reazioni di Cacciari, di Orsoni al manifesto, della presidente di Venice Foundation signora Coin, prima di chiederci dove stiamo andando e perché.
Gustiamoceli e cerchiamo di commentarli analizzando persino, se possibile, la posizione del pittore rispetto al quadro. Cercando inoltre di vedervi il senso dell'uomo, dove è posizionato..
Per il 5 settembre, un poco prima di “gustarmi la grigliata dal vivo” di Vittoria Risi pornostar, se leggerete senza infamarmi, Vene prometto ancora delle belle.
Si accettano uova, pomodori e formaggi da slow food. I vini portarli.
Grazie

Presa dal Web: La Nuda Giorgione

Presa dal Web La Vecchia Giorgione
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Inserito da Ezio Falcomer il Ven, 03/09/2010 - 14:06. #
Superbo. Superbo. Un grande volo d'uccello.... Sono per la Venezia libertina e plurale e per la modernita' imp-espressionista
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Inserito da Franca Figliolini il Ven, 03/09/2010 - 14:05. #
bravo gabriele, bel pezzo di giornalismo! aspetto il seguito.
debbo dire che, distratta dalle vicende personali e dalle vacanze, non sapevo che il prode sgarbi fosse diventato sovrintendente del polo museale di venezia... l'ho scoperto da un servizio di ieri e ho avuto un sussulto.
non si tratta certo di una realtà che necessiti di can can mediatico per essere fatta conoscere (ammesso che questa possa essere mai una motivazione per il can can). lui è la controparte nell'arte di taormina nella giurisprudenza: strilli, sceneggiate, colpi di scena inesistenti...
e prima che vincenzo me lo chieda: si, ho provato a leggere i suoi libri e li trovo deprimenti.
scegliere una pornostar, per di più sua presunta nuova "conquista", per una "performance" di chissà quale significato e significanza è tipico del personaggio. basta che si parli di lui, va tutto bene. la provocazione ad ogni costo, in ogni occasione, si rovescia nel contrario di se stessa, e genera solo noia...
quanto alla domanda di iry, invito tutti a vedere, se non l'avete già fatto, questo video: http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89
caro, scusami se sono stata sgarbata soffermandomi solo su questo aspetto del tuo bel pezzo, ma... capisci ammé :-)
baci, franca
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Inserito da Vincenzo Atzeni il Sab, 04/09/2010 - 01:30. #
Franca rispetto il tuo intendere su Sgarbi ma io continuo, se mi permetti, a considerarlo un uomo di cultura e di straordinaria forza comunicativa. E non è affatto vero che i passaggi televisivi creino solo personaggi deprimenti. Deprimenti sono e qualifico quei personaggi che la De Filippi propone quotidianamente in televisione. Passano e ripassano ma nulla lasciano se non quel costrutto insano che il mondo della comunicazione ci lascia da anni. Passano e restano solo nelle donnine e negli ominicchi che tali programmi guardano. Insultando tutti coloro che con lo studio e l'impegno sanno danno forza e forma a un vissuto di lettere ed arte. Hai provato a leggere i suoi libri, dici. Bene, male, dipende da come ci sia accosta non alla lettura ma all'autore. Nel caso specifico senza, secondo me, saper dividere "l'incontinente" uomo di parola e azione dall'uomo di cultura.
La libertà di pensiero ci consente di dissentire ma io preferisco dissentire dai concetti e dalle capacità piuttosto che da quanto l'uomo in se può trasmettermi col suo estro comportamentale. Plinio il vecchio diceva: "Ragazzo, chiudi gli occhi e ascolta, ascolta le parole di quel vecchio soldato e impara l'arte. Non aprire mai gli occhi se non vorrai considerarmi un vecchio visionario quando dovrai giudicare i suoi comportamenti fuor dai combattimenti. Ne rimarresti deluso". Ecco, Franca, l'esperienza questo mi ha insegnato, e frequento questo consesso di persone che stanno alla sostanza delle cose e non al comportamento che tengono fuori le mura del sapere. Non mi importa, e sai peché? Perché non desidero che i mie comportamenti e quelli di tutti gli esseri umani siano giudicati solo parzialmente e per chiara e manifesta antipatia. Se solo a questo dovessimo affidarci... meglio l'eremo di Celstino V., nel quale tornò dopo la famosa Rinuncia e contemplando per i posteri il Giorno della perdonanza. Perdonanza, appunto, e non continuo avvilirsi degli altrui peccati senza sapere cogliere i nostri.
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Inserito da Manuela Verbasi il Ven, 03/09/2010 - 12:28. #
Qui esce oltre alla tua vena ironica e da ragazzaccio colto, la capacità di presentare un argomento d'attualità che sta facendo dibattere. Ed è interessante che se ne parli, e se ne scriva, perché sempre di arte si tratta, pur partendo da cose altre. Il "vene" è la tua firma, lo sghiribizzo matto del genio che scrive "qual'è", sapendo di poter portar le prove, che taluni lo ritengono corretto, a chi ha una visione troppo stretta della grammatica. O anche che la lingua si addomestica e si modifica per avvicinarsi maggiormente al linguaggio comune.
Per notare che sei unico, nello scrivere di sicuro, basta quel "vene" che sottende molte altre parole e sensi, dove, come ci insegni nella tua poesia, vuoi farci arrivare spremendo le meningi, ed ognuno di noi se lo fa, riesce a trovare attraverso il suo mondo interiore, la sua fantasia, e l'acume, in questo caso specifico, fra mille significati possibili, quello più vicino al suo sentire, al suo conoscere. Aprire la mente, lo chiamo io, leggere oltre la parola, non fermarsi alla facciata troppo semplice e poco significativa rispetto a ciò che c'è in un ragionato percorso obbligatorio se ti (o ci) si vuol comprendere.
Il resto del Carlino, aveva un ottimo giornalista, si sapeva. Ora l'abbiamo noi su Rosso Venexiano!
In attesa della seconda parte, a te che sei due spanne sopra, [(parola di Ferdi) (a me anche 3)], baci Manuela
nota di manu: "Vene" per me, sta per Venezia, volutamente scritto attaccato e per questo ripetuto a fine articolo :) e sta per scorrere del sangue, tutto ciò porta al cuore, e l'arte l'apprezzi per emozione non per ragionamento (sangue-cuore-vita); essendo appunto un argomento che ha acceso polemiche, fatto scontrare i politici ed il popolo non solo veneziano. Nelle vene scorre il sangue, che è rosso, come la giunta veneziana... poi Rosso Venexiano siamo noi qui, e allora ci leghiamo ancora a quel "vene" che balza all'occhio e si fa notare e quindi invita i distattenti a leggere l'articolo. Venezia, Veneziani, Veneziane, Venerabile (per gli inciuci e per gli incroci politico economici e di alte cariche ben spartite) Veneto, Veneranda, ma anche Venere quindi il femminile, tutto riporta alla città, come il pezzo d'apertura di Turgenev.
E' un modo anche per dire: "esprimetevi liberamente" anche se tratto un argomento in cui vesto panni "seri", sono sempre io Gabriele, che tutto ama fuorché mettersi a fare il professore, che il ruolo mi sta stretto, ma vorrei dialogassimo anche di cose esterne alla poesia scritta da noi, apriamo le finestre e vediamo cosa succede fuori, e facciamolo in allegria, che è il metodo che preferisco.
(saresti il docente ideale, con la freschezza della tua intelligenza, per far seguire lezioni anche pesanti, i ragazzi ti adorerebbero e darebbero più di quanto danno quando fanno le cose con poco entusiasmo)
E chissà cos'altro... magari scritto proprio per darci il motivo che avrebbe acceso il dibattito qui su Rosso, niente è per caso, conoscendoti...
p.s.
ho letto alcuni libri di Sgarbi (Notte e giorno d’intorno girando, Il Bene e il Bello, Da Giotto a Picasso, Dell’anima, Gli Immortali, e altri che ora non ricordo) e pur riconoscendogli una dialettica ineccepibile e una cultura affascinante per come la riesce a spiegare, l'idea che sia un prodotto mediatico non cambia, e che se non fosse così com'è sarebbe un perfetto sconosciuto come tanti, e i suoi libri (quando glieli avessero pubblicati) non avrebbero tanto successo perché collocati negli scaffali più in ombra, fra quelli di esimi suoi colleghi anche più bravi e colti di lui, ma meno tv-media-attraenti. Inoltre a uno che lavora poco perché preferisce altro (vedi condanne per falso quando andava al Costanzo show stipendiato da noi tutti per occuparsi di belle arti, fra le molte per calunnia), si continuano ad affidare cariche prestigiose, per dare notizia e ricevere in cambio pubblicità, buona o cattiva, purché se ne parli. Italia rimane terra dei cachi e delle cache, con due c.
I libri che ho letto me li ha passati Iry. Baci
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Inserito da Gil (non verificato) il Ven, 03/09/2010 - 12:05. #
Un cronista è un cronista. La sua matrice impone la presentazione del fatto quanto più distaccata dall'accoramento, ancorchè lo si respiri nelle pieghe - direi nella punteggiatura -, egli non esprime, presenta. Dal punto di vista formale, quel "VENE" è una genialata di strillo che solo una mente fervida prestata alla penna poteva. La chiameremmo arte satirica, o ancor più sarcastica, se ne avessimo titolo, perchè di titolo si tratta. Lo spazio che il corrispondente lascia ai lettori è ampio e, benchè ristretto per numero di cartelle dovuto al web, sufficiente a che il lettore si formi un parere e lo esprima. Direi che questa è una lezione di giornalismo tout court, pur non potendo io sapere se chi l'ha composta mai ne abbia fatto parte. Qualora ce ne fosse stato bisogno, ancora mi sorprendi, ma mai ne ho dubitato. Sono certo quelle "VENE" saranno ancora più godibili: non ti fermare!
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Inserito da Vincenzo Atzeni il Ven, 03/09/2010 - 11:34. #
Taglioavvenuto, risponderò con calma su quanto ci hai proposto. Al tuo posto, però, comincerei con cassare quel... "VENE prometto..." Poteva sembrare un errore di battitura ma visto che lo riporti anche alla fine... Lasciamo vene ed arterie al loro posto.
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Inserito da taglioavvenuto il Ven, 03/09/2010 - 11:47. #
bravo vincè, notando vene hai notato la mia riservatezza :)
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Inserito da Vincenzo Atzeni il Ven, 03/09/2010 - 19:00. #
Da quel che leggo dai commenti immaggino ti chiami Gabriele. Giusto? Bene io Vincenzo e non vincè che lascio solo a chi mi è amico. Ti si appella, anche e scherzosamente, quale "ragazzaccio", ma non ho idea di quanti anni tu abbia. Io ne ho 64 e sono stupido come una libellula (ma no, la libellula è magnifica ed elegante e più intelligente di me). Sono ironico quanto basta per sapere cogliere elementi che si distaccano dalla seriosità di eventi e cose della vita. Grande abbastanza da essere, evidentemente, non capace di cogliere l'ironia che si presume, secondo te e altri, si debba evincere da persona che non si conosce? Mah!
Avrei voluto rispondere compiutamente al tuo "articolo" ma, considerando gli altri commenti me ne guardo bene. Magari dirti, come sicuramente saprai, che fu Roma la città che meglio affascinò Turgenev. E che Venezia fu un suo incanto ma, se estrapolato dal contesto dell'opera che scrisse dove ne magnificò la bellezza, nulla dice se non come indicazione di una città d'arte che lo esaltò da un punto di vista spirituale, questo sì, rispetto ad altre. Che non sopportava i dogmatismi, i soprusi e tutto ciò che si avvicinava a quella parte di economia che risultava solo sfruttamento.
In "memorie di un cacciatore" descrive la natura e le bellezze che testimoniano l'universalità delle bellezza tutta. Chi ti ha commentato, magari, non avrebbe condiviso, se avesse letto l'opera, la sua quasi malvagia follia per la caccia. Sai, gli ambientalisti sono severi ma non giudicano mai coloro che esprimono posizioni di parte (ed è evidente a quale parte mi rivolgo).
Magari ti avrei anche detto che nella sua opera "padri e figli" da molti considerata la miglior opera del XIX secolo, ha infilato una serie di banalità concettuali di pura fantasia retorica privo di sostegno adeguato. Quel sostegno che i saggisti del '900 descrissero per poi negare dopo avere visto i disastri del loro intendere e comunicare.
Se nessuno o quasi ricorda il nome di Turgenev (io le suo opere le ho lette quasi tutte, purtroppo) è perché, contrariamente ai grandi capolavori dei grandi crittori russi, decantava la sua inquietitudine e la sua quotidiana contraddizione passando dal quietismo e la ricchezza dei Romanov alla transumanza verso Hegel quando frequentò la Germania. Per poi tornare nella sua Russia quando qualcosa sentiva "puzzare" nella città che lo ospitava. Vai e vieni nelle città come nel suo pensiero mai fermo né coerente. Esaltazioni e tristezze hanno inframmentato la sua vita e mai concludendola dal un punto di vista letterario per comprendere quale fosse il suo vero intendere. Poeta? sì. Scrittore?, sì. Materialista? anche e soprattutto quando questo faceva lui comodo alla corte di chi lo ospitava. Vicino ai contadini? sì, quando il benessere non era più un suo problema. Nobile? sì, di antica nobiltà ma di quella nobiltà (fallo sapere a chi ti ha commentato) comprata dai Romanov per puro benessere che il titolo concedeva (i contadini non potevano comprarsi alcun titolo ma li diffendé solo quando gli era comodo per venere le sue opere in occidente).
Insomma, quante cose avrei potute dirti se avessi voluto veramente commentarti. Ma tant'è!
Io ho la cattiva abitudine, anche, di leggere chi diversamente da me pensa intende e ragiona.
Desidero sempre farmi una mia precisa idea e non farmi forgiare dalle altrui idee specialmente se forgiate ai lumi dell'interesse politico. Da vecchio e stupido liberale quale sono mi offende l'ingratitudine e chi elemosina consenso sapendo di coglierlo elaborando concetti di uno scrittore che poco ha consegnato al mondo. La sua idolatria lo consumò e si spense per se e per i posteri. E per fortuna.
Quante cose, sì, avrei, ragazzaccio, voluto dirti. Ma io sono vecchio e ignorante e non sono un postulatore.
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Inserito da taglioavvenuto il Ven, 03/09/2010 - 22:46. #
gent.mo vincé, avresti potuto citare anche il fumo, ad esempio, molto più bello di padri e figli a mio parere. ma tant'è. per il resto, per tutto il resto, non sono assolutamente d'accordo sulla tua lettura di turgenev.
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Inserito da Vincenzo Atzeni il Sab, 04/09/2010 - 01:47. #
Iry, è evidente che, come moltissimi, ti sei fermata all'antipatia che Vittorio Sgarbi riesce equamente a distribuire ai suoi interlocutori sia che discetti d'arte o altro. E' altrettanto evidente, però, che non hai letto un solo saggio di Vittorio. Sospendi il giudizio estetico e leggi i suo saggi e comprenderai quanto ti sbagli sul suo conto. Ho sempre amato l'arte ma avevo sempre tanta difficoltà a saperla comprendere, Da quando cominciai a sentire Sgarbi parlare e scrivere d'arte, ogni cosa già vista mi sembrava diventare poesia; quella che trasforma una immaggine in contenuto a prescindere dall'estetica. Non so dove tu abbia colto la concezione di uno Sgarbi "che dell'arte ne fa passerella dell'eros e dell'eros conclamato arte." E' una affermazione assolutamente falsa. Sgarbi è un libertino e un prepotente ma declama altro rispetto all'eros, ma qui sarebbe troppo lungo da spiegare. Se mi permetti, tra i tantissimi saggi di V. Sgarbi te ne consiglio due: "Il sogno della pittura - come leggere un'opera d'arte" e "Vedere la pittura - La scrittura d'arte da vasari a Longhi". Potrei recensirli perché ne faccio strumento di frequente rilettura se desidero applicarmi e meglio cogliere il significato di un'opera. Ma dovrei entrare in troppi tecnicismi, e non mi pare il caso.
Sgarbi mi è sempatico? No, soprattutto se va oltre, col suo carattere arrogante mi costringe a spegnere il televisore; preferisco il divulgatore che con la sua immensa cultura desta in me emozioni quando riesce a farmi cogliere un particolare di un'opera che mai avevo colto.
Se con lo stesso criterio dovessi giudicare i grandi del Rinascimento (e anche qui bisogna leggere e conoscere) li aborrirei tutti. Donnaioli, assassini, pedofili, caratteriali etc. Fortunatamente rimane a noi e alle sucessive generazioni la loro immensa arte. La donna è arte, la si può vestire o svestire ma come tutti nasce nuda e a differenza dell'uomo diventa arte pura a prescindere dall'eros. Francisco Goya in "La maya vestida e La maya desnuda", è un classico esempio di amore senza una concezione deviante della donna. Non le rappresenta perché ci eccitino, ma unicamente per differenziare due concezioni dell'eros; e cioè che l'eros non è sessualità (spesso si confondono sesso ed eros) ma una delle tante forme poetiche dei sentimenti di purezza che un uomo può avere per una donna .La donna è vita ma è anche quell'opera d'arte che dà vita. Non c'è nulla di meglio che assistere o vedere un dipinto di una donna che allata. Quel seno che nutre non può, se non nelle persone deviate, favorire l'eros, perchè quell'immagine è soggetto e fondamento della poesia dell'estetica. Una simile visione può solo inumidirci gli occhi perché sono immagini di vita, nascita, crescita e morte. Un intero ciclo vitale rappresentato dalla bellezza di una donna che allatta il suo bimbo al proprio seno.
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Concorso fotografico di Rosso Venexiano.
qui il suo blog