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sinfonia del lavoro che non ho (primo movimento: andante con variazioni)

untitled - 2004 - paul freidin
 
Ho perso il lavoro che avevo cinquantotto anni. Due anni fa. In questi due anni ho cercato di trovarne un altro, ma nisba, nessuno se l’è sentita di utilizzarmi in qualche valido o invalido progetto. Eppure ho sempre lavorato di grande entusiasmo, potrei ancora essere utile, ma niente da fare, tutti a far grandi sorrisi, promesse, niente di più. Ho capito che per me sarà difficile riprovare l’ebbrezza della busta paga. Ho lavorato per anni nella politica. Non come candidato o altra robaccia simile. ho solo mosso passi politici, da assunto, nel mondo delle consulenze ad alcuni gruppi consiliari regionali. Ho ragionato di leggi da perfezionare, di ordini del giorno, di mozioni, interrogazioni ed altre schifezze del genere. Poi un giorno succede che mi sono svegliato totalmente demotivato ed anzi con un certo sentore di nausea, così ho deciso di abbandonare quei luoghi. Ero soddisfatto della scelta, mi sentivo persona costruita di purezza estrema, uno che poteva guardarsi allo specchio ed inorgoglirsi per l’esistenza condotta. Una soddisfazione da poco. Sono due anni due che mi muovo a cercare un altro impegno, che sia retribuito nel giusto e che non abbia meccanismi delinquenziali. Due anni che sono praticamente a spasso e mi sto davvero arrabbiando per il fatto di aver rinunciato ad una certa comodità economica. Per me la crisi è perfino più profonda, perché le soluzioni che si prospettano ad un sessantenne sono davvero nulle. Perciò mi sono deciso a rinunciare alla dignità di uomo. Tanto sai che sforzo visto che di umiliazioni ne becco una ogni minuto.
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Per un'amica

La sposa è vestita di bianco.
nella mente la coscienza d’esser donna.
La voce trema nello scandire la promessa,
solo ieri eri bambina
ora l’anello danza sul dito.
Nei ricordi mille immagini diverse
“chissà perché si cresce”
Ma, lieve il sorriso e gli occhi bassi,
sei la sposa più dolce del mondo.

Franco

Liguria

Lirica di Vittorio Fioravanti

Ricorderò ulivi contorti
e muri scrostati
e gerani

Ricorderò barche sfasciate
e reti e lenzuola stese
sulla striscia magra di sabbia

Ricorderò strida incomprese
d'alti gabbiani
e cimiteri
arsi di sole e di mare
e scogli duri
e genti dure

Ricorderò i profili salmastri
delle tue coste
Liguria

Dicembre 1956

Mino Pausa Poesie - Premesse (2)

Breve incontro

Ti incontrai al mare, poi... affogasti. 

 

 

Mino Pausa Poesie - Premesse (1)

La gioia immensa che si prova nel riflettere

Chi prima, chi dopo, tutti dobbiamo morire.

 

Fire - spirito di fuoco


Alexis, Fire, carbothelli su cartoncino, 2009

Su davanzali di carta

Ed ora
su davanzali di carta
potrei piluccare tramonti,
appendermi dritta alla luna,
 
donarmi un corpo poetico
cosparso d’ambra e di miele,
d’essenza di rosa e vaniglia.
Si sa, il bergamotto è maschile
e sono sfiorite le viole.
 
Ma i tre Re Magi, affannati,
non credono più nei cammelli,
seduti tra le dune
si fanno il conto dell’oro.
 
Allora potrei
soffiare quartine di vento
in mulinelli d’inchiostro
per smuovere il loro deserto.
 
Ma ho in dote scabre parole
fissate tra queste  rughe
e ho spilli al posto degli occhi.
 
Seduta tra le mie dune,
ho visto scappare i cammelli,
sono animali infami
e anch'io non ci credo più.
 
 
 

 

 

A Teresa

Tesoro,

voglio usare questo spazio e riempirlo con quello come altrove non potrei mai fare.
Tutto ciò che ti dico, che mi dici, resta confinato in uno spazio solo nostro; ora voglio che tutto ciò esploda quanto più ampiamente possibile.
Chi leggerà queste parole si chiederà chi siamo. Provo a spiegarglielo.
Siamo due linee divergenti che si sono incrociate.
Siamo granelli di sabbia che si ritrovano sempre e comunque uno affianco all'altro.
Siamo aria, vento, suono.
Siamo le dita intrecciate degli innamorati.
Siamo gli sguardi complici degli adolescenti.
Siamo alba e tramonto.
Siamo tutto per noi e ci bastiamo, ma non siamo mai abbastanza appagati.

Ora che tutti sanno, Teresa, io penso che ancora una volta mi trovo senza le parole giuste per dirti quanto ti amo. Ed è frustrante e terribile non averne abbastanza da dare il senso di ciò che ho dentro.

Ci proverò con carezze e sguardi e dandoti tutto quello che posso di me.

Ti amo

Di che segno sei?

Les Folies de... © RossogeranioG

Ci credo davvero?

Posso convincermi che una volta celeste priva di significato fisico intrinseco,

possa spiombare le spille di sicurezza, prendermi per i capelli e trascinarmi via, oltre lo spazio aperto?

Se smetto di credere, non posso più vivere e nemmeno volare.

Il mio indice è attivo sul bottone scoperto.
Spingo il replay.
Il passato sul tasto sinistro e il futuro su quello destro.
Ho fede in una resurrezione.
Ritornare a giocare.
Senza violenza, né violazione.

Il tuo sorriso sarà sempre lo stesso, ma tutto il resto avanzerà usurato.

 

Di che segno sei?

© Greta Rossogeranio

 

continua su Les Folies érotique

Ascoltando il silenzio

Il silenzio:
vivendo
ne scoprirò il senso
Ma intanto
è lì che mi attende
al finire del giorno.
Lo riempio di pensieri
illudendomi di vincerlo
Ma lui
è sempre lì
forte,
austero
ed eternamente
muto.

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