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la terza dimensione

Ditemi
esiste una terza dimensione
che non sia la morte
che troppo coraggio richiede
per aprirle le porte

un luogo dove fuggire
dalla realtà che spinosa
ci punge i piedi
impedendoci il cammino

un angolo remoto
dove nascondersi  dal  sogno
con le ali spiumate
che ci precipita giù nell'abisso?

Ditemi
Vi prego
prima che io ceda
alle lusinghe della disperazione
che spegne la mente
e la dà in pasto
alla pazzia
la quarta dimensione
peggiore della morte

Strada

La religione è una droga
l'integralismo un'overdose.
La libertà è un peyote:
tre piogge per marcire
Senilità non è curare gli affanni
ma abituarsi alle vecchie manette.
Disinnescati i cucchiai e le stelle
come bulimici vomiteremo
l'ansia e la noia davanti allo specchio.
Riprendiamoci le nostre scelte
disarmiamo i fucili dei capi
diluiamo il dolore in boccali
che carichiamo di troppa importanza
Spaventiamoci di un nuovo sorriso
produzione seriale di inganni.
Vedrai un esercito disobbediente
e non avrà un capo e nessun subalterno.

Sono solo anche quando mi parli
e ho i vestiti zuppi di pioggia
e se stanotte mi offri rifugio
sotto il tuo tetto o tra le tue cosce
domani sarò nuovamente
un Gesù di plastica nel cassonetto.
Nei miei passi la sola salvezza
non conta dove, ma importa farlo:
dal mio balcone
l'alba
è sempre uguale.

L'orsetto

 
Fuori posto abbandonato un orsetto di peluche
sta sul parapetto muto della fontana
mentre intorno è il solito passeggio.
 
Ha occhi liquidi che guardano stupiti
la bocca disegnata di nero
con l'aria sperduta di chi ha perso un amico:
il bimbo strattonato a nolo
che lo piange più in là
per un po' d'attenzione
e qualche moneta dai passanti.
Alla fontana del corso cittadino

Le fiabe

 

Sono freddi i giorni delle fiabe
perchè scaldi il cuore grigio
il lume di speranza nella notte.
 
 Stavano i bimbi accanto al focolare
tremando nel sentire che vien l'orco
contenti quando se lo gioca il gatto
e gridano "Attenta Biancaneve
la mela avvelenata non si morde!"
in ansia finchè non la salva il bacio.
 
Sono le storie che ci fanno crescere
ci insegnano che il bello vince il brutto
come le tenebre s'arrendono alla luce.
Gioco di sguardi

Perchè

Perchè?

Interrogativi che segnano la fase aurorale dell'uomo
che mettono in difficoltà i savi del pieno giorno
che non sapendo rispondere talora sgridano il bimbo
e mi vien da pensare che piccoli nel cosmo infinito
schifati dal vivere incerto e dal male del mondo
invano risposte chiediamo per l'essere nostro
sul senso di premio e castigo al morire
perchè ci tocca un dio muto al soffrire.
Perchè?
Apparenze

languidi sms scambiati in una domenica pomeriggio

 

"Lory..."
"dimmi...."
"nulla"
"OK"
 
dopo circa un quarto d'ora...
 
"Giu'..."
"dimmi"
"nulla"
"OK"
 
(a 4 mani MaLaLingua & dolceamarena)

Anubi

E tu pensi, o anima stolta,
di poter varcare adesso
le porte di quel regno
di cui Osiride è sovrano?
Reo il tuo cuore
giace su questo piatto,
di troppe empietà macchiato,
nero si torce di vergogna.
La piuma di Maat rifulge
al mio divino cospetto,
reclamando la giustizia
che in vita non t'appartenne.


F. Kupka, The Black Idol

Alexis
4/5.10.2009

ferite

 

Se ancora avvicinerai
la tua bocca senza denti
alla mia anima sbeccata e fumante
ti colorerò di rosso le labbra
e sarò lì
nella  goccia di sangue
caduta sul candore del petto
A sinistra.

Tempesta nella notte

Sento lo scroscio della tempesta
questa notte respira col fumo bagnato,
finalmente la pioggia disseta la notte,
la quiete smarrita nel giorno agitato
si riprende la piazza il gioco rubato
barando s’un tavolo con carte truccate
illusi momenti vissuti di niente
fissando nel vuoto immagini assenti
fuggendo fuggendo la fretta che insegue
insicuro si sente il cuore ferito
non trova dimora selvatica l’ansia
l’ingannevole scena che agita il palco
diffonde finzioni di luci fraintese
si perde il coraggio soffocato da voci
proviene la voce da esterne visioni
falsifica il senso più vero di quella
che sgorga dai cuori assetati di pioggia
come questa che sferza i selci e zampilla
questa pioggia che i rami degli alberi scuote
odora la notte di cose più nuove.

Antonio Ragone   (Da “I Passi sul sentiero sconosciuto” Liberidiscrivere.eu 2009)

Rocca d'Angera

 
Come donna bellissima
sul lago t'affacci
inespugnabile rocca
dai candidi merli.
 
L'incarnato splendido
vago come gioielli
brilla di perla sull'azzurro
e per corona hai le nubi.
 
 
Affascinato sempre mi prendi
nè so lontano restare
dal canto dolce cui attendi
al cuore che chiami ad amare.
Amorosa visione

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