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Alla Fine S'Impone Un Silenzio

Alla fine s'impone un silenzio
  ... che troppo dolore contiene.

Ed allora m'allago nel nulla.

 

      loripanni

non mi convince sto scritto

agli asini come noi
non è concesso sostare
nel paese dei balocchi
che abbiamo nasi di legno
ma ginocchielli di carne
e va a finire
che uno zoccolo calpesta un bacio
e davvero ne nasce un albero

 

 

Ortigia

Ortigia
respiri millenni di storia
arieggi le ampie piazze
tra sorrisi
di maschere greche
appese ai muri

nei vicoli
ringhiere fiorite
sovrastano
corinzie foglie d'acanto
a fregio di antichi palazzi
in strati di stili
sovrapposti
sfoggiando ultimo
il barocco delle chiese

e l'onda lambisce
tenera e dolce
le imponenti mura
che di difesa sicura
protessero
la tua bellezza

Cammino
e di meraviglia
inghiotto cultura
e mi espando al ricordo
che imprimo nella mente
per sempre duraturo
e di nuova goccia
riempio la coppa
a completar conoscenza
di questa mia terra
a cui tu
tassello a lungo atteso
mancavi.

La donna che non sapeva amare

Il bar del centro
era da sempre il luogo delle promesse
con la buona classe dirigente
riunita prima della messa.

Lei,
bella come sempre,
con il suo fard quasi trasparente
sorseggiava gli occhi della gente
con quella scollatura
che ricordava una madonna del seicento.

E la gente
che la omaggiava, degli sputi della borghesia
tragici lutti di una città del nord
che ha nebbia tra piazza della Loggia e la via per il cimitero.

Al centro
i soliti barboni
a litigare con la lega
a discutere della tratta degli sfollati
ed io
conducente di un calesse mezzo storto
a cercare di trovare
una ragione per un torto.

E quella rosa gialla
sul tavolo di quel bar
mentre la donna che non sapeva amare
sorrideva
per non piangere ancora.

E la gente, la gente
accalcata
dietro le vetrine
sporche di mosche e di residui di latrine.

E lei
che non aveva nemmeno il coraggio
di sentire il profumo
della rosa
che gli avevo regalato
nei giorni
della presa delle chiese al primo maggio.

Peccati voluti

jessica_biel_24

La gioia condivisa

...nei giorni vuoti.

                                   Condanna e rimorso

                                                  di peccati voluti.

   Corpi in attesa…carezze complici.

 

Orofiorentino

Muto sentire

Resto muto
gelato dall’insorgere di emozioni
incontornabili
né dai tratteggi della parola
né dallo scalpello della ragione

rare incoglibili emozioni
come fiori protetti
disseminati a caso
sui pendii delle mie vette

rapide folgoranti emozioni
inafferrabili e invisibili
all’occhio della fantasia

brutali rivoltose emozioni
che indomabili incendiano
nuovi e vecchi edifici del mio essere

Cappellino

Brilla di biancorosso
ad attirare le vanesie
cappellino di streghe
sempre a caccia di fanciulle
per il mondo di sotto
amanita schivata dalle sagge
avvertite dalle bave
di lumache messaggere.
 

Finalmente si fa sera

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.
(Sulle note di Angelica tratta dal brano gregoriano
“Veni Redemptor Gentium"
di Paul Scwartz e cantata da Lisbeth Scott )
.

 
Nell’incedere delle ore
mi tende la sua mano la malinconia
in quello che è il frastuono luccicante
nel magazzino della bigiotteria.
 
Abbagli usa e getta
solo gioie menzognere
chimere senz’anima
ingannano di splendore.
 
Finalmente poi
l’attesa si fa sera
che d’inutili fardelli il mio sentire spoglia
quando col sorriso l’amata essenza tua incontro.
 
Estraneo al mondo e alle sue mani
incorporeo è l’abbraccio
unico respiro
dell’intero correre del giorno.
 
Scivola la goccia
sul fragile filo che l’attesa imbocca
quando nel vuoto della stretta nel reale piombo
e da te mi slaccio, solitario per valore e scelta.
 
tiziana mignosa
10 2009
 

In quest'attimo di vita

 

"IN QUEST'ATTIMO DI VITA"

*il viaggiatore sopra il mare di nebbia*

In quest’attimo di vita
che mi è stato regalato
davvero avrei voluto
io diventar poeta

Comprender
ben le menti
segrete delle genti
carpir quei cinque sensi
con i pensieri intensi

Avrei voluto amare
senza causar paure
in anime discendere
per riportar parole

Toccar
dei cuori corde
da fare emozionare
commuovere evocando
immagini profonde

Se avessi in versi scritto
verrei sì ricordato
nell’attimo di vita
ch’è stato a me donato

 

Il peso del passato

chi mai potrà difenderti da te

se ogni pensiero pur innocente
sarà scritto nelle pieghe sottili
più recondite dell'anima.
se quanto hai detto fatto deciso
è stato sui banchi della fiera
dove il merciaio mise prezzo a peso
e poco o nulla fu voluto e venduto
tutto rimase rifiutato in fondo.
se ancora nell'emporio polveroso
di cose vecchie obsolete
che non hai saputo buttare
e son pesate sul buzzo sempre
non riesci a far lindura
quale sogno mai sarà possibile
e viepiù il tempo stringe ognora.

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