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Canto.

 
 
Canto alla gioia degli orli di gonne
le linee continue dei salti che fanno da profili alle grida
nei balli di festa.
Canto di ventre sui pubi sui volti sul riso
in ogni esercizio di languori
intrecciati.
 
Canto il cantare la voglia di esserci
in piena anidride
a bolle richieste nei pizzicori di gola.
Canto, con frange di voci
che fanno merletti sul raso dei glutei.
 
Ci sono i tormenti a corolla che vita si fanno:
ecchisenefrega!, io canto la goduria del calice o delle lingue sfrenate.
 
Io canto come canterebbe l’unisono dei tappi fiondati
dalle angosce del fondo
 
e le esala.

Era raro

Era raro
mietere in mare grano
mozzare mani e arare
senz’aspettar stagioni
 
Era raro
amare per errore
numeri e nuovi nomi
per padri e autorità
 
Era raro
studiare o frequentare
stranieri
e strade proprie
 
Era raro
quel diritto all’infanzia
tra futili rimpianti
della tua
e della mia
ormai persa innocenza

Sabato

E' già lunedì.

Sabbia tra le dita

Ho passato il mio tempo
a guardare il tuo passato,
 
ti ho vista giocare
con le onde del mare,
dal soffio degli Alisei presa per mano
e come un palloncino rosso volare lontano.
 
Hai planato come l'albatro
su infranti scogli e sull'orlo del baratro,
su mari profondi e tempestosi
e con bonacce amorfe hai toccato paralleli misteriosi.
 
Nelle atmosfere di esotiche latitudini
ti ho vista dissetarti con il calore delle spezie,
ti ho vista mischiare con le lacrime il colore degli aromi,
ti ho vista morire nelle tue ovattate abitudini.
 
Ti lambisce l'onda il corpo disteso,
dissolve l'acqua sulla spiaggia l'orma del tuo peso.
Come naufrago ardono le labbra salate al sole,
chiudi gli occhi arrossati su un passato che duole.
 
Stringi il pugno, ma scivola tra le dita la fine sabbia,
come il tempo in una clessidra, lentamente e senza rabbia.
Si spargono i grani nel respiro del vento,
brezza che lontano porti i suoi sogni, ormai, più non ti sento.
 
Ho guardato nel tuo passato
un castello di sabbia…
 
***********
…e la voglia tu avrai
di sdraiarti al suolo
per guardare come in un film
i colombi in volo…
…e a me diranno che il vento
è il respiro di una donna…
 
Marcovaldo - Mogol
 
 
 

Is Argiolas. Sardegna 2008

Il vermentino è un vino ingannatore
Fresco disseta con intenso sapore.
Ad occhi socchiusi pensi di meditare
E non ti accorgi che, invece, sai volare.
Un aquilone al tramonto di sera,
alto nel cielo sulle onde del mare,
cullato solo dal soffio del maestrale.
 

Stella che vai

Una notte ho allungato una mano
Per prendere il cielo.
Ho chiuso il pugno così forte
Da piangere per il dolore.
Volevo le stelle dentro di me
Ho aperto piano la mano
E una lucciola è volata lontano.
L'ho guardata andare via,
Addio mia piccola unica stella,
Anche tu, sola,
Provi ad illuminar la notte.
Ormai è mattino e non brilli più.
Aspetterò che il tramonto porti la sera
Per vederti volare via.
O, forse, restare nel palmo della mano mia.
 

Regalo

Ho regalato
alla mia musa
un dolce di Natale
di cioccolato puro nero,
lo ha assaggiato
e mi disse:
non è dolce caro,
ho il palato
amaro amaro.
Io le dissi del segreto
di Afrodite per addolcire
il suo palato,
devo darti tanti baci
lunghi baci,lenti,
appassionati,
fino all'estasi d'amore,
ci siam baciati,
con passione ore e ore.
Chissà Catullo a Lesbia
cosa ha regalato
per perdere il conto
dei baci dati,
di sicuro Afrodite c'era,
e il cioccolato puro nero.
Come Renato ora
alla sua musa amata?
 
renato finotti.

Tessitori di miele

Oltre le dune
di Al Berath,
dolve la luna
rimane a lungo
sul dorso del cammello
anche quando il sole
spegne le stelle,
lì trovi la terra
dei tessitori di miele.

Una zingara è la regina
del popolo che intesse
favole e miele
per venderle al mercato delle utopie.

Tu che sai sempre
il bene ed il male
chiedi a loro dei bambini
saltati sulle mine
o delle bimbe violentate dai soldati
chiedi a loro
ti regaleranno un canestro
di datteri e favole amare.

Io conosco la regina
dei tessitori di miele
dice i ragazzi non hanno bandiere
nemmeno dei
o succhi di odio
solo amore tra un cammello
e un delirio miraggio.

Il suo nome è Anbar
perchè profuma d'ambra
il suo nome è Anbar
ed è lei la regina
dei tessitori di miele.

Agnello tra i lupi

Se con l'andare amaro
sento di avere a che fare
d'improvviso mi sperdo
e mando gli occhi in missione
e dietro le mani
a ricerca di appigli sicuri.
Eppure d'abitudine
mi ritrovo a vagare
io
solo agnello tra i lupi.

Urlo

Ho fame di noi
la carne urla altra carne
mai si sazia
e la maledico.
Tormenta le notti
asseta il giorno
però non combatto
e allora m'affanno.
Torna la fame
più cattiva di prima
e tentando la calma
scopro nuova passione.
La guancia si riga
al solo immaginare
la presenza intorno a me
di una tua improvvisa assenza.

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