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Uguale come allora

Se è vero com’è vero
che io a te ancora
darei la vita intera,
la metterei nelle tue mani
come allora.

Confesso che ugualmente
io ripercorrerei
passo dopo passo
quel che vivo ancora
uguale come allora
il sogno rivivrei
come un gatto
sopra un tetto.

Che se “el catalan”
lì non fosse più,
lo riedificherei uguale
a mani nude
in quella via,
la stessa via di allora,
uguale salirei
le scale sue di legno
lì fino al terzo piano,
nel cuore della notte
ti amerei ancora
come allora...

Poi, dopo... 
scriverei una poesia
che ricomincerei
così:
Se è vero com’è vero
che io a te ancora
darei la vita intera,
la metterei nelle tue mani
come allora…

Periferie della vita

Laggiù dove la città non riesce ad essere e le strutture, i cantieri si alternano come in una enorme discarica spaziale, buttati più che innalzati, finiti e no a tratti. Con strade appena stese e già bordate di rifiuti antropici: dai balocchi rotti agli elettrodomestici e altro fuori uso, giù da cementi sopraelevati, sinuosi, di progetti futuribili, abortiti o irrisolti ancora: c’è una convivenza multipla. Di giorno tra fumi, rumorosi clangori metallici e scarichi di macchine movimentanti merci e risulte, via vai di fantasmi in tuta, indaffarati ma indifferenti, sino al tramonto del sole, che non recede per l’abbassarsi giornaliero all’orizzonte ma, annebbiato da polveri dense. Le parlate che si scambiano, in locuzioni stranamente amicali o di necessità lavorative, nascono e vengono “dall’Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno” , s’intrecciano e, tuttavia, da necessità mentalmente tradotte, coniugate, adattate, raggiungono lo scopo di essere loro comprensibili.

Una monta.

 
 
Si raccontava
sui banchi a sbalzo
con le timbriche dei pennini scivolanti
concetti espressi a polvere di parole
nell’ironia del riso fraudolento
quei ritagli
che le bionde concedevano ai bruni giovanotti
sulla tolda del peccato.
 
Per tutte le curve a gomito
del fiato di Chet
il suo ottone ripreso negli acuti
quelle stridule note che sgommavano i soffitti
ricadendo occhi sui ventagli delle gonne
nello sfregarsi implume di due pubi sfrigolanti
come a dire del sesso esposto
e intanto parco di clamore
per i ruvidi manovali di toilette.
 
Le bionde alle intraprese decadute
davano in cambio un senso di conquista
che nemmeno avremmo immaginato
tremando equi per il fratello e la passione.
 
Così nascemmo in protesta
quando già la protesta era solo
una monta.

Sospiro

 
clicca la foto per leggere

Di qua del velo

1.
onirica visione dell’eden
dove profuma Signore
di abele il tuo giorno
 
2.
un cielo bianco di silenzi
di qua del velo vascello
fantasma
 
© flymoon

La fredda carezza della notte

rami spogli nubi e luce

Fa da cornice la finestra aperta
 a un cielo di fuliggine macchiata
dall’arancio delle luci di città.
Una luna sottile lenta sale
sul cavalcavia dalle cime nude
delle foglie e mi percorre un brivido
di vento, lunga fredda carezza.
L’ombra luminescente della notte
si veste di un profumo mai sentito
e del sussurro dolce di una voce.

Iscrizioni anno sociale 2010

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come iscriversi? clicca qui

Ringraziamo chi si è iscritto ad oggi e lo invitiamo ad inviarci a xframmenti@gmail.com il materiale per allestire una pagina personale che sarà ospitata in Frammenti di Rosso Venexiano, sezione: scrittori fra noi. A tutti i soci, la redazione farà la recensione. Le iscrizioni sono aperte.

 

Soci sostenitori anno 2010

Grazie a chi si iscrive, grazie a chi si è iscritto.

Manuela Verbasi

presidente dell'Ass.ne

 

Sorridendo

piano, dolcemente
le mani sui tuoi fianchi
cullano il tempo, serene
non c’è la rabbia vorace
degli anni più verdi
ora il ritmo scandito dal cuore
pare essere un andirivieni
di onde sulla riva
l’approdo è consueto,
il porto conosciuto
ma ogni volta il viaggio
regala un’emozione diversa
la breve, intensa tempesta
si calma, si placa il respiro

sorrido, sorridi
 

Attesa

Ecco, mentre l’acqua mi circonda
l’isola che mi ospita attende il mio cuore.

Giro lo sguardo ed il passar fugace
di anni diversi sotto cieli alienanti
ha lasciato solchi profondi nell’anima.

Ora finalmente serena, libera da scorie
attende Selene per nuovi incontri.

Quando la dama bianca si specchierà
come menestrello ne canterò l’amore
se Crono tiranno me ne darà il tempo.

Attendo
 

 

L'Amore si legge negli occhi

 
(Sulle note di The Song of the Sun” di Mike Oldfield)
 
Sentirti è come vento
quando il nero delle nubi soffia via
fremito
lungo la schiena
occhi vogliono occhi.
 
So bene che mi osservi
oltre il muro spesso del timore
gocce di rimpianto annuso e tenerezza
mentre il sentiero tracci
dove hai esiliato il cuore.
 
Ma l’Amore
quand’è vero 
in fondo agli occhi giace
anche quando bocca e fatti
decidono di farsi attori.
 
Invisibili viaggiatori mi vengono a cercare
onde calde
di pensieri fluttuanti
annidandosi nella mente
fortificano antichi nodi
 
e mi ritrovo
spalmate sulla pelle
filigrane di silenti nostalgie
che annullando ogni dolore
raddoppiano le mie.
 
tiziana mignosa
gennaio 2010
 

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