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L'amore mio

Timido s'annacqua d'uno sguardo perso nel vuoto appena davanti. Un raccogliersi le spalle in una malinconia calda,  una trasfusione di sentire, nel tocco delle mani benedette da un sorriso. Riprese le redini, deglutito il pane e il crudo del mattino, le tessere spostate di un puzzle difficilmente tornano al loro posto. Vorremmo. Odora la pineta d'estate, odoro anch'io. Ha il palmo lucido,  come anche gli occhi degli attimi in lontananza. Pesa questo cuore. Guarda ancora il vuoto, disperato, in preda all'amarezza. Suda l'inverno di vertigini, il desiderio, le carezze, l'amore, la follia.
 
Manuela

 

scrosciando

 
 
 
 
Cosa saremo noi che abbiamo
dentro ringhiere, dissomiglianze
come ustioni, quella innocenza
appesa a una lanterna
 
 
sfrattati dall’ultima panchina
o quinte di un mercato, orfane
castigate d'ingratitudini e occhi
assaporano sudori
                            il giorno più nero
 
questa pioggia che non consegna ali
 
 
Resto d’insieme noi, e aggregazioni
intercalare di solitudini
 
 
Dateci un bosco, dateci le lenzuola
un motivo per aspettare
se ci saranno ancora carreggiate
il fuoco sulle dita, scrosciando

 

 

 

Quella che scalza

onde di mare cavalcanti
come i miei impulsi
che sempre sormontate
e montate una sull'altra
stendendovi poi sulla riva
datemela quella che scalza
accarezzate alle caviglie
inebriate di profumi salsi
eccitate di pensieri ventosi
di desiderati amplessi
che io la possa vestire
del mio amore del mio desio
insieme bearci ed io
esser ancora vivo.
 

Lei

lei mi prese per mano
mi trasse dall'infanzia
arrugginita che copriva
le mie speranze di essere
e mi portò in quell'estasi
che ognuno spera esserci
in un amplesso d'amore.
come vento forte di mare
per naviganti consumati
mi teneva sveglio desiderarla
notti e giorni a pensarla
e stordirmi nel corpo
per volerla possedere.
ogni tanto peregrino un pensiero
come una brezza lenta di sera
viene la nostalgia di quel tempo
e ogni volta il labbro trema
si fa umido l'occhio
ho palpiti appena scomposti
al rammentare i giorni
quando credetti davvero
d'essere quel che volevo io.

amore in bolle

contieni arcobaleni
fluttuanti per portarli via
saliscendi nella mia vita
come nell'aria calda del meriggio
a spogliarti e rivestirti
di colori e riflessi nuovi
così ti perdo e ti riprendo
e impaziente attendo
che mi sorvoli un'altra volta
un attimo ancora
per cadermi da goccia
sulla bocca.
 

Pensieri

Sul filo dell’emozione
corrono i pensieri
allineati.
Le menti loro madri
li nutrono di
fantasia
allegorie perché
possano fuggire
dalle prigioni dell’anima.
S’incontrano festaioli
danzando con
le vergini parole.
 
Antonella Crepaldi

Riprendersi la vita

Cercai di acchiappare il sole
ma era troppo grande per fonderlo con il mio cuore.
Guardai l'azzurro del cielo
ma era troppo limpido per paragonarlo al mio umore.
Poi mi si avvicinò un cieco e mi strinse la mano,
disse che i miei occhi erano profondi.
Allora presi una scatola di colori
e iniziai a ridipingere la mia vita.

Franco

Un muro di mattoni novembrini

Ho cucito la bocca
e fragorosamente ho parlato
scandendo la ragione tanto
che caddero le menomazioni
della gente farsa
che d'un senso soltanto si spingevano
e all'unisono ridevano
del baritono storpio

come la pagliuzza che tale resta,
pianta senza affanni
scorta l'ultima volta
non ricordo dove.

mi alimento di te

Il crepitare che senti
è il  fuoco che non mostro.
 
Le giunture  dolgono,
e ancor più dolente quel ceppo di cuore
che ti spacco ogni giorno sul ginocchio
afferrandolo a due mani.
 
Mi alimento di te
mentre t'infiammi e tutt'intorno
di miele e di timo si sparge il profumo

Inaugurazione

Maria Luisa Agnisetta Predon prof/ ed ex preside di un liceo di Rivoli, oggi fa parte dei miei 15 del gruppo laboratorio di scrittura, ha ricordato l'inaugurazione dell'unitre di Rivoli in qualità di una delle prime docenti:   Inaugurazione 25 anni fà.
 

RIVOLI

Siamo nella nuova, austera Sala Consiliare del Municipio.
Mi guardo attorno, un po’ smarrita, un po’ intimorita, ma anche interessata.
            La sala è affollata; il Sindaco sta parlando.
            Sono accanto a lui, con gli altri esponenti dell’Università della Terza Età, che comincia ora, di fronte ad un mare di facce intente, curiose, alcune sorridenti, altre con espressione disorientata e spersa.
            Anch’io mi sento un po’ frastornata.
            Per più di quarantacinque anni ho avuto di fronte solo visi freschi, di ragazze e ragazzi adolescenti. Il ricordo dei loro faccini giovani, dalla pelle liscia, gli occhi splendenti, i capelli folti e lucidi dalle fogge più strane, è profondamente inciso nel mio cervello; lo porto inconsciamente dentro, sempre; e ora, dal fondo della mia mente, emerge, non volontariamente evocato, a formare un drastico contrasto con ciò che mi sta davanti.

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