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Idioti regali

Negretto mio il faro della sera t'illuminerà il sorriso... E' Natale si buono fatti massacrare dalla fame senza piangere troppo forte che c'è la pubblicità rulla il tamburo dalla crusca alla farina tam tam dalla farina alla crusca tam tam è la manna fa la nanna fa la nanna fra le immondizie dei sorridenti i santi impigliano il purpureo caviale tra i denti.

più che mai sarà...

 
sarai sempre
anche confuso
nella polvere
chiara orma
sulle cui tracce
confesso
 ti verrò a respirare.

non celo
 bocconi
che inghiotto
 senza fiato.

ma di sazio concetto
 non resterà mai satollo
 l'animo mio.

In attesa della befana

La strega s'imbarca sulla sedia a dondolo e prega
più delle mie scarpe di saggina e della mia gobba
possono i miei deliri e le mie pozioni strane
quando al canto del gallo vado a dormire
la scopa indugia senza sbadigli si posa
sdrucciolando il muro con un acre suono
sa la vecchia esser vecchia sia, s'accascia
e pensa a come passar la notte del domani
tra stelle e canti tra girotondi e lampi.

il colibrì

il vento...
ha l'onore
di un tuo sguardo,
è gentile amico
ci fa un cenno...
è il frullar d'ali
di un piccolo
che smuove le viscere"

Regali di Natale

Un maglione colorato
è il regalo per Renato.
Carla ha ricevuto un anello
dal suo amato Antonello.
A Paolo un cellulare,
il suo lo perse al mare.
Col libro non si sbaglia,
uno per tutta la famiglia.
“Franco! Quale è stato il tuo regalo?”
A me senza preavviso
hanno regalato un sorriso.

Franco

Caterina

Siamo a fine anno ed in vena di ricordi, forse è questa una storia che vi ho già raccontata ma sicuramente non a dei nuovi amici:

 

 

 

 

 

Io so di aver avuto una nonna speciale.
             Era nata il 21/7/1886 quindi all'alba del novecento aveva già 14 anni e mi affascinava sentir raccontare come si svolgeva la sua vita in quel particolare momento. Mi raccontava      della sua zia "monaca" che provvedeva alla sua educazione, ai vestiti che faceva arrivare da Napoli (si era ancora alla dominazione borbonica) alle abitudini del tempo e tante altre storie molto interessanti.
Del suo fidanzamento con nonno Cesare.

  Leggi tutto »

Fino a

Dietro al salice frondoso,
nell’angolo più remoto
del suo profumato giardino,
trepidante spio cosa fa
il mio amore adorato.
Eccola lì, sotto il buio patio,
la mia bella signora che nella notte
se ne esce a rimirar le stelle
e tutto ciò ch’io posso vedere
sono solo i suoi lunghi
e ricci capelli d’oro.
Mi piacerebbe prenderla
tra le mie forti braccia
e cullarla, dimostrarle
che la so amare.
Ma lei che farebbe se provassi?
mi odierebbe se un bacio
osassi darle o forse
si scoprirebbe un po’
innamorata di me.
“Conosci la risposta”.
Una volta lei mi disse.
“Io non potrei amarti”.
Deluso ho ribattuto:
“Sei così bella e ti
desidero tanto, che non mi
importerebbe affatto se anche
non m’amassi com’io t’amo.
Ti prego e ti supplico dimmi
qual è il nome dell’uomo
che odio così tanto
e per te invece è
il grande amore”.
“Lo sai che non lo posso
dire perché un segreto
deve rimanere, e anche
se mi fa soffrire,
quell’uomo io lo amo
tanto da impazzire.
Perciò, caro amico, lasciami stare,
il mio amore a te
non posso proprio dare.
Il mio cuore a un altro
appartiene che lo terrà
in pugno fino a che dovrò morire”.

Trovarsi come per non essere stati.

 
 
Se fosse stato ieri
avremmo potuto un muro o un’asola
attraversare insieme. E poi altri, a chiudere in noi
quell’accaderci.
 
E’ un caso quel tuo sguardo
scivola sulle presenze inerti
e un grido sveglia un viso, riappare un nome:
il mio, che non ricordo aperto dal tuo suono!
  
Dici dei tempi: che fummo o che saremmo stati?
Comunque parli a coste. Forse risacca del passato.
Porti le parole orlate
quelle che hanno lettere che ritrovo nelle onde uguali
agli arenili: in un diverso vuoto. E taccio.
Non avemmo aderenze a quelle plaghe:
tremori sì, ad ogni piega - un dire
o quell’affondo ai glutei, la traccia agli occhi, una parola storta.
 
Ingrossa, ma non muta l’indice dei giorni:
sono i miei bordi ora.
 
Ciò che prendemmo è dato
ora ci tocca il reso. Il pensiero muove ad una fuga ruvida:
mi scortica il rumore, mi incollo ai nuovi passi;
sarà che a lama urlata la punta è in un diverso corpo
stupisce l’aria e frena ogni corsa.
 
No, non ti porgerò la mano
hai preso dita d’epoca nell’allungo delle braccia
che ora sono corte sull’intingolo di latte
sulle sere inevitabili a trama di poltrone,
sui quei compiti passati a ripassarli a te.
 
Io non posso qui le mani come poterono gli occhi allora:
 
se fosse stato ieri
non avrei avuto all’àncora quel certo non so che
del sogno poi sgualcito
da questo divenuto tu.

Baigneuse aux cheveux longs

 
Oro, il tuo
oro e madreperla, colano
 
avorio, cieli
terre misconosciute
interno, esterni
creano
 
i gorghi azzurri
il puro

Il canto di Natale

Tra capanne
e tende in festa
divertita
una folla assiste

Alla natura
nata da note
d’anno spettacolo
solito e suonano

Giuseppe il flauto
Paolo il violino
danzan con mosse
Marta e Maria

Nessun si sente
e dormono bimbi
solo Natale
sul palco canta

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