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Nicaragua

Era schierata con le truppe in autunno,
mentre le foglie cambiavano colore.
Donna senza un domani né un sorriso,
lo sguardo dolce fisso alle trincee
e io solo un ragazzo appassionato,
che non capiva i suoi lunghi silenzi
e il domandare scusa ad ogni passo.
La vedo ora da sola per le strade di Leòn,
tra gli edifici crivellati d'odio
nel vento che alza polvere e miseria.
E penso ancora al sangue e alla follia,
suo paese atrocemente violentato,
alle carezze perdute chissà dove.
Mio dolce amore di una notte appena,
che chiede ancora scusa ad ogni passo.
 

Applauso.

Fatica e affanno
scaliamo montagne
affinché qualcuno
ci dica
che siamo bravi.
Terribile la bravura
forse temibile
di certo lusinga.
Mai rido tanto di me
come quando
consapevole o meno
rincorro l'applauso.

Confidenzialmente...

Traspiri come goccia su di un vetro…
Traspari come pioggia in un pineto…
Nei miei versi scorgesti l’infinito…
Ti gettasti insieme a me sulla metro…

Ti scorsi in un corso di storia…
Si parlava di guerre e battaglie…
Tu non udivi e giocavi a biglie…
E facevi il vuoto con la memoria…

Per te il tempo si curva ad ogni angolo…
E lo spazio s’accorcia lentamente…
Poi fra me e te l’eterno solo…
 
E l’ombra di un’ombra che sovente…
Sovrasta i canali e in cima al polo…
Svanisce poi confidenzialmente…

Direi: sono così.

 
 
Lo stagno non ha rancori
in danno dei bastimenti
chè nemmeno un’elica
si può tra i giunchi
neppure dirsi un molo
un discorso di traverso
tra le rive
da sponda a sponda
 
lo stagno sogna
raggranellare un mare
alla fonda.

Tutta la clemenza di un ateo per il suo Dio

Quel giorno che vidi Cristo
al bar delle quattro stagioni
quel giorno che urlava
verso un bastardo razzista
in nera calzamaglia
quel giorno alla vigilia
di un Natale strambo
provai ad offrirgli del vino.

Lui si voltò
che era ancora incazzato
e mi si rivolse con voce
che era ancora alterata
"che vuoi? che cerchi?
miscredente ateo
con quei jeans che ti scendono
sotto il Peloponneso?"

Io ridevo
dei suoi modi
e della sua lingua
e ci sedemmo al tavolo
che Maddalena ci versò da bere
lei con la sua gonna nera
e le mani piene di vesciche
di freddo e paura. Leggi tutto »

Sognai

 

Sognai un insieme di sogni, sognai.
Un camminar erratico, sognai.
Terre lontane, vicine,
eppur mai pensato avrei
varcar di montagne
e lavar piedi come a benedire.
Non avrei pensato mai,
pianger mai
alla fine dello stesso identico sogno
lo stesso sogno, ripetita...

La strada che scese a un fitto di bosco
Estenuante e  poi, la paura,
e il bambino lì a giocare, alla cinta la sua lama
ed io ero il bambino e del tronco le radici
che impercettibilmente mosse
sentii nascosta, la mia parte vigilare, attenta.
Ma questo già dissi che non mi ripeta.

  Leggi tutto »

L'attesa

 

Rispondendo me assente
all'appello di vita
ebbi un duro futuro
che dura e scongiura
il presente a restare
e il passato a passare
Passo
e chiudo
I miei occhi sul verbo
che mai si fa carne
Tra croci
resto sempre un rosario
nell'attesa d'un gloria

 

Silenzi dell'anima

 

Prego...
mentre intorno
silenzio regna
 
solo...
il rumore delle mie lacrime
nel petto ruggisce
 
illusorio gaudio
in questo giorno che germoglia
 
fili dorati
catturano echi del mondo
 
ascolto sospiri amari dell'anima
 
nella quiete,
si risveglia
-muta-
 

© Antonella Poleti

Brividi

Brividi lungo la schiena
mi sfiori con le tue mani
dolci sulla mia pelle
delicate sul mio viso
pungente profumo d’erba
e di pioggia
corriamo in cerca di riparo
e d’amore

Andar per mare

Crociera (2002)
 
Come nave di stecchi
piegandomi in sette
sono entrato nella bottiglia
della mia vita. Ho rizzato
alberi pennoni e salde sartie
cime ai gavitelli tese le vele
inamidandole
surrogato di vento.
Bronzee bocche alle fiancate
il nome a poppa a caratteri d'oro
su ceppi in legno color azzurro
prendo il mare finto verso nulla.
Alla barra sul ponte
l'odore di colla e vernice
riempie l'aria stagnante chiusa
con gli occhi vitrei della polena
guardo sicuro il mondo
in trasparenza.
 
 
 
Ri­_crociera (2008).
 
Quando ho infranto
la bottiglia barriera
trasparente teca prigione
e io nave dal fasciame
di fiammiferi spenti
ho preso largo il mare
l'ancora dei miei pesi vivi ancora
ho mollato in porti e fondachi
dove ho lasciato più che preso.
E lì, negli angiporti, ho cercato
tra l'anima e la carne
penetrare tra le cosce la vita
che mai l'avevo avuta. 

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