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il futuro ha mani bellissime

 

Il futuro ha mani bellissime
 
Sento quasi le tue dita
schiudermi i capelli
Sono nuvole arruffate
assetate di quella pioggia
che, da sempre, battezza il mondo
 
Non ti dirò mai
di fermarti prima del piacere
sarebbe come sfrattare
l'amore dalle mie labbra

 

Thinking, and dreaming

Bianche ali rasentano lievi festoni d'autunno
lunghe ombre s'inchinano al sole ramingo e lontano
nelle botti il vino ricorda calore e passione
ribollendo d'indomita brama di calici e gole
 
Aspettare è un malessere lieve
è una scusa polposa per chi vive di sogni
una fetta di torta prima di addormentarsi
per quietare i fantasmi e domare le ore
 
L'appetito dei sensi cerca nuovi sapori
in quei fianchi che nuovi non sono
ripercorro i sentieri della pelle tua
come lieto viandante alle fiere di maggio
 
Ti riscopro dispersa e indolente falena
nelle tiepide ombre d'assetato meriggio
i tuo piedi disegnano il sussurro del mare
mentre fonde il respiro nel crogiolo dei sogni
 
C'è più tempo per gustare l'assenza
per dipingere il vuoto con affreschi di viaggi
condividere attimi puri come cristallo
risonante di forza solinga e tagliente realtà
 
Potrai dire senz'altro che un albero nudo è un pò morto
ma in reltà sai che nessuna veste s'adatta all'amore
e quei graffi nel cielo non son cicatrici di rabbia
ma canzoni sciamane che il vento
 
ti riporterà.

Da una musica

 
 
La luna chiarissima, è alta nel cielo quasi nero.
Un gran fuoco, al centro della radura, illumina e brucia il volto degli astanti.
Una musica monotona, una nenia senza parole suonata senza cuore da una chitarra senza suonatore, appesantisce un'atmosfera senza vita.
Che baccano; che silenzio.
I volti appena distinguibili, rispecchiano lo spirito della melodia, praticamente assente.
Qualcuno rosicchia stancamente da un osso, un ultimo improbabile pezzetto di carne.
Qualcuno consuma lentamente l'ennesima sigaretta e una birra ormai non più fresca.
Qualcuno spossato per il duro lavoro è già riverso sul terreno, avvolto in una vecchia coperta
in attesa di un profondo sonno ristoratore.
Alcune coppie di occhi guardano, assenti e persi, le fiamme evanescenti, e ne riflettono i guizzi di luce. Sono puntati nel vuoto, forse scrutano l'infinito, forse dormono già.
Ma due no!
Due si cercano. Si scrutano. Brillano di luce propria. Si interrogano.
Raggiungono l'intesa.
Pedro si alza, Maria lo segue, spariscono dopo pochi metri dentro il buio della foresta.
La nenia senza parole, continua.
                                  
                          Stefano Franco Sardi
 
 
 

Ti Amo

 

È tanto che non ti scrivo e non voglio perdere quella che non è abitudine ma puro bisogno! T’immagino sempre come desidero. Ti sento stringerti forte tra le mie braccia e sai con quanta delicatezza e leggerezza. E così sarei anche in quel giorno che al momento è solo in cielo! Potesse quel vento del mistero che non ha nome unirci come due luci di stelle che non perdono mai il loro bagliore se riflesse l’una nell’altra. Com’è tenue il mio pensiero, quasi mi addormenta ripensando al tepore della tua morbida pelle e quasi svengo al rifugiarmi sotto il tuo corpo dolce divino. Sollevo la mia mano con la potenza che sento nel cuore e ti raggiungo incurante della distanza assassina che ci divide. Giunge così una mia carezza sul tuo bellissimo viso, su quegli occhi di luna e su quelle labbra dal sorriso di sole. La dissonanza non abita nel tuo corpo, sento, vedo e percepisco ancora nel mio incancellabile ricordo, il suo canto eterno e suadente, liberatorio e seducente, esteso e latore d’infinita gioia. Il suo gusto è ancora presente nel palato dell’anima, nessun motivo ha mai variato quel sapore che mi ha nutrito e che mi nutre ancora: vivo per suo sostegno, vivo per sua vita in me! Che questo mio amore possa esserti da guida e cancellare le innumerevoli ombre e l’insidioso buio e l’insulto perenne all’agguato, cacciare ogni sofferenza dall’uscio del tuo cuore, bruciare tutta l’erba orticante prima ancora che dalla terra germogli, ridarti l’amore pari all’amore che in me per te solo io sento.

Lungomare D'Italia

Correvamo sulla spiaggia
gelati alla mano
con il cuore in sobbalzo
estati d'amore
frisbee che tradiscono
traiettorie sibilando
tornano tra le mani
e ri-tradiscono ancora
la via del vento.
Le viole che all'alba
spuntano per le strade
della marina, si placano
al Grecale che smuove l'umido
salmastro aleggiante al naso.
Torpore che acuisce la piega
e l'altro veniva avanti pensando.
Il mare dei sogni, si apriva
come d'incanto, le vele serravano
sui fianchi della brezza tirata
isole i nostri teli immersi
in un mare di sabbia bagnata.

Chiudo gli occhi

Chiudo gli occhi
e mi cullo col tuo nome,
una dolce melodia,
un rifugio d'amore.
Nei miei giorni bui
disseti la mia anima.
Nei miei giorni di sole
vorrei illuminarmi di te.
Vorrei prenderti le mani,
parlarti senza parole
e darti solo gioia.
Chiudo gli occhi
e nel silenzio ti aspetto
mentre il sole sorge.

Franco

Jingle bells

La popolazione del mondo
si aspetta un salvatore
al giorno d'oggi, subisce i tormenti,
i tormentoni, le sparatorie alle edicole.
Si stanno prendendo soldi dalle parole
recitate a vanvera per perle di saggezza.
E poi il mondo mi perseguita, mi ammazzo di lavoro,
sono pieno di donne e dei soldi non so che farmene
caso mai mi sbagliassi ....
rinchiudetemi pure in una torre senza finestre.
Darò pace alle membra stanche dal tanto girovagare.

Rumore di nulla

Rumore di nulla
che nessuno avverte.

Grido lacerato,
si perde nelle tempeste.

Parole come perle
che nessuno ha indossato.

Rimpianto d'un istante
sfuggito al tempo.

Speranza dispersa
in oceano di pianto.

Foglio bianco
da inchiostro mai sfiorato.

Memorie perse
in spire di tristezza.

Tutto questo vorrei
smettere di essere.

E soltanto vivere.

 

Poesia inclusa nella mia nuova raccolta "Frammenti" (casa editrice Battei) uscita il 14 dicembre.

Vento. bacche e uva

 

Rimesciammo il nostro tempo e poi
Ci illudemmo di fermarlo con noi.
Non ci cucimmo le labbra chiuse
E non usammo raggiri né scuse.
 
 
Cosparsi sulle viti, mille soli
Ad accarezzar noi due soli,
Dopo venne il vento a solleticarci
A sorriderci e piano a sognarci.
 
Dalla duplicità facemmo una,
Una e sola, la nostra essenza.
Sfiorando le bacche e l’uva
 
Di baci ci nutrimmo, e poi senza
Ali, dal cielo rubammo Luna
Che non subì la nostra assenza.
 

sogni e incubi

all’ancora il veliero dei sogni
attende i passeggeri
decisi a salpare via
dalla banchina della realtà
verso nuovi mondi
in costruzione continua
e senza approdo
 
Si annulla il tempo
l’orologio si ferma
levata l’ancora
si va nel paese dei balocchi
dove ogni sogno
diventa  presto incubo
 
non si fugge
si attende che quel nulla
diventi vuoto
che smaterializzi il cuore
 
e preghi
che qualcuno ti svegli
e ti dica
“son qua con te,
 non aver paura,
 tutto è stato
solo un brutto sogno”
 
ma solo
alghe sul fondo
di un mare nero
dove sto annegando

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