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La neve fuori

Una finestra un cancello
e dietro la neve
viene giù silenziosa
morbida fredda leggera.
Qui davanti al caminetto acceso
comoda sul mio divano
calda fuori e dentro di me
ho te vicino
il tuo calore le tue carezze sfiorate
e guardo fuori la neve
sugli alberi spogli
sugli ulivi e sul prato
neve anche sui nostri capelli…
Fuori c’è gelo
fuoco nei nostri cuori.

Musiche dal primo dopoguerra

Ho acceso lo stereo,
un vecchio vinile
pieno di track, crack, strack,
canta “Somewhere Over The Rainbow”.
 
Entrano nell’aria senza permesso,
senza bussare… restano lì appese,
note pluridirezionali vorticano
come foglie al vento.
 
Lascio scorrere i miei occhi
tra i tetti e gli abbaini, al sole della città
uguale come allora, immagino,
nel quasi Natale da una finestra aperta.
 
Chissà se era così nel ’45
sopra i sogni di tutti, sopra la storia,
sopra le speranze... sospese alla deriva,
identiche note musicali…
 
Non ha bussato stamani il tempo
e neppure allora
 
bussò

Vincitori e vinti

Da queste parti 
c'è bisogno di luce
magari di calore
e un po' di cioccolata.
Forse l'inverno tornerebbe
così sui suoi passi
solo un poco
e basterebbe per vivere.
Quel che avanza
del resto è poca cosa,
la questione troppo spesso
si riduce a scremare
vincitori e vinti.

Il settimo senso

 

La tua voglia irrefrenata
Di restare ancora qui con me,
Tra quest’aria calda e dorata,
Riscoprire il sole che è in te.

Insieme esplorare lo spazio
Curvando, agli angoli, il tempo
E frenando il solito ozio
Che rapisce ogni soffio di vento.

Curiamo il neonato senso!
E non parlo del gusto né del tatto
Ma, senza pudori, intendo il sesso

Che dei nostri cuori è il tetto!
E le paure così, per via, lasciando...
I controlli del gioco abbandonando...
 

Non solo balocchi

Santa Lucia, Santa Lucia bella
non troverò alcun regalo per me
che aspetto il tuo ritorno
sottomesso dagli anni sommessi.
Mi privo del tuo incontro nolente
tra zucchero filato e torrone
succhio la fine ormai vicina
e il mio cuore non sobbalza più
spreco lacrime al tuo venire
e dispergo sul crinale la sabbia.
Del tempo, non ci rimane che qualche
giocattolo rotto, dei ricordi
l'eco lontano delle felici risa.
Il vento sparirà con il suo fischio
al di la delle montagne, irraggiungibile
così il momento della felicità
scomparirà dai ricordi di quel tempo lieto.

Flatlandia

Puntini
puntati su un cerchio

che cercano in linea equilibri
ritornano indietro girando
gridando
lì avanti c’è il mondo
 
Minuscoli
microbi in globo
che guardano minimi istanti
si senton potenti nel tempo
perdendo
il fluire e l’amore
 
Ci studian
scienziati in vetrino
stendendo ci svendono lenti
creature da laboratorio
siam cavie
d’un Dio che ci osserva
 

Noi, che dal settantadue uscimmo quasi.

 
 
Noi che saltammo sui piedi ai celerini
noi, da tempo, abbiamo posato le battaglie
e usciamo a malapena per i funghi.
 
Li abbiamo visti i manganelli a squadra
avanzare gragnuolando,
più compatti dei rovi in pieno luglio,
e sono stati ideali duraturi
quelli di noi che infissero le mani sulle spine
e lì rimasero aggrappati a sanguinare
o poi a morirne.
 
E che rimane dei tanti canti in sorte?
Dei fumogeni passati a pezze intrise?
Delle pietraie sventrate a fare colpi?
E delle colle prese ai pesci nottetempo stese?
 
Un lampo nello sguardo tra corsie opposte:
dal fievole ricordo quasi un rispetto antico.

Ti devasto

Ti devasto come un brivido vichingo
ad apici di archi
suoni dell'oscuro infinito
sbrechiamo questo muro di grigio
sfuoca l'istante a torrenti
di sudato mistero
succhio maree di esplosi aranceti
siamo sognanti amarene
nenie di bruciori di spezie
graffi come liriche d'egeo
mi resti in cuore
come anice a tramonto
e alghe lubriche ai piedi
su spuma che penetra la rena.

Notte Solenne

L’Avvenimento è sulla bocca di tutti; la serenità protetta da questa parola è un eco rimbombante dove fluisce persuaso il circo montato da giorni in ogni punto nevralgico del paese.
Il gran tendone in cui tutto può darsi; l’indomita passerella di figuranti pronti a prendere il volo, liberando salmi e dispendiose venture.
L’armonia giocosa della comunità offre al voyeuristico piacere dei presenti un nuovo favoloso spettacolo.
 
In compagnia della noia perenne ho comprato il biglietto che mi aiuterà a schiudere un pensiero controverso dal guscio del primevo cordoglio.
 
Strano il traffico delle automobili e della gente: scivola oltre i parati per diramarsi fuori della rinomata mangiatoia, verso traiettorie che portano ai fasti.
 
Devo cogliere il simbolo e la sua inviolabile portata.
Nella scala dei valori una moltitudine di cori rastrella veloce il segnale ampolloso.
La cittadina piccola e bruna ha messo il vestito della festa come una cortigiana pronta alla grande Notte del Sol Invictus.
 
Mi trattengo davanti alla rappresentazione.
 
I fiocchi multicolori di stoffa scendono lungo le fiancate aderendo alla grande scia lucida del corteo di persone che si allunga verso gli ingorghi in un frastuono dignitoso.
Sono partiti dal grande Santuario e raccolgono schiere di seguaci con i volti sbiancati di cerone e le braccia congiunte in remissione.
 
Nell’afflato di un esito variabile sfioro il ricordo di qualcuno che amavo.
Il Sentimento per Lui è ancora talmente forte da non aver subito il deragliamento nel tempo.
 

Vieni

Vieni nel mio cielo caldo di sole e profumato di mare. portami la tua fragranza di donna appassionata. dammi le tue grazie odorose di vita e fammi percorrere tutta la tua glabra epidermide con le labbra e la lingua bagnata di desiderio. ti bacerò gli occhi, le labbra e giù per il collo i seni morbidi, i capezzoli appena ruvidi e tesi. il ventre caldo e l'inguine di seta e a lungo il mio viso si poggerà sulla lanugine del tuo pube e la bocca giungerà fremente di voglia al calice di tutti i piaceri. lievemente con la lingua gusterò il sapore della rosa bagnata che tra le cosce si annida, mi inebrierò del suo profumo e leccherò gli umori del tuo godere che vorrai donarmi e di voglie colma lo dimostrerai carezzandomi il capo, attirandomi alle tue pudende. ancor più strettamente. quando i sensi eccitati chiederanno la grazie di un orgasmo, risalirò di carezze e baci il tuo corpo caldo, ti aprirai accogliendomi nel grembo, abbracciandomi stretto saldando due passioni, la tua bocca nella mia a cercar carezze della lingua, impugnerò lo scettro del nostro godimento e dolce e lento lo metterò dentro. con movimenti lunghi e lenti andremo soavemente in quel piacere che di felicità porta i fermenti, insieme coglieremo l'apice dello spasimo e quindi paghi ci abbandoneremo uno nell'altra nella pace del poi, sorridendo. tenendoti per mano quindi mi lascio cullare dal sogno che sdraiata accanto a me, anche tu sogni.

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