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alba e tramonto nella memoria

Odo Tinteri

Anche le nuvole sognano

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 Ophelia 1889 di John William Waterhouse

Col cielo dentro agli occhi
erba e capelli  tra le dita
ingoi nuvole e nostalgia.

Batuffoli accecanti di zucchero cristallino
soffici guanciali di luce e desiderio
dalla vista accarezzate
ma col cuore amate.

Anche le nuvole sognano
quando aggiungi sogno al sogno
e cogli occhi le vai a cercare

quando
tutto quello che non riesci qui a trovare
nel loro morbido silenzio
lo vai a depositare

tiziana mignosa
settembre 2009

Perchè scriviamo

Dal diciannove Ottobre ho ricominciato le lezioni all'unitre di Rivoli e come mia consuetitudine vi presento gli scritti dei miei amici. Ci siamo interrogati: Perchè scriviamo? Tra le diverse risposte, quella di Marina:

 

"Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso.
L'opera dello scrittore è soltanto
uno strumento ottico che egli offre
al lettore per permettergli di discernere
quello che, senza il libro,
non avrebbe forse visto in sé stesso."
                                                        Marcel Proust
 
 
Questo aforisma campeggia nella stanza che pomposamente chiamiamo studio ed è posizionato proprio sopra il computer.
Mi è stato regalato qualche tempo fa da una cara amica perché, a suo dire, non dovevo limitarmi a leggere ma dovevo “buttarmi” nella scrittura.

grazie a tutti ...una lettera

 
Scrivo questa lettera per tutti ,
ho saputo che una delle mie poesie è stata messa  in
rosso venexiano perle,
ciò mi ha fatto un enorme piacere e vorrei dire due parole se mi consentite,
nella mia timidezza , è difficile ma ci provo…
 
E’ bello sapere che ciò che il cuore ci indica ,ci fa sentire, ci fa comprendere,
venga tramutato in versi, in frasi che noi tutti indistintamente ci trasmettiamo,
è bello , leggere frasi dalle più semplici , alle più complicate,
da quelle che esaltano a quelle che si intersecano nelle nostre profondità nascoste,
dove noi coi nostri sentimenti,a volte felici a volte di rabbia,, ci esprimiamo,

E intanto la parola.

 
 
Non saprebbe chi ancora coglie l’umido
dei muschi sulle grotte
quanta strada ha fatto quella roccia
pur non muovendosi sui piedi
e non saprebbe ancora quanto imparare
dalle margherite
il loro cauto sbocciare a temperature adatte
non nude
né che l’oro può essere in qualche vena
passato al fondo del fiume lento come le rive dell’universo
tra cui fluisce l’inizio e la fine di ogni cosa
senza mai essere completamente fine, né inizio né cosa.
 
E chiederebbe chi
non è felice del percorso delle nuvole
che queste svaniscano d’incanto
ma non saprebbe più della pioggia
e degli accidenti sfavillanti vita
ch’essa imprime sulle secche risposte delle dune
e le dune
- quelle fantastiche danzatrici del vento,
il ventre stesso delle carovane -
le dune,
saprebbero anche starsene incinta dei palmeti
fiorendo altrove.
 
Ma così va il mondo e intanto la parola asciutta
è la lingua delle risposte.

Ora

Ora, è appeso a quello stecco
tra i rami alti della quercia_vita
l'abito ambra cesellato ad arte
di quando fosti crisalide.
 
Ora, in abito alato sgargiante
a volte, di tinte pastello altre
in giardini di rose e fiori
svolazzi splendida leggera.
 
Ora, questa vita ti spetta
che del lungo duro cammino
il mezzo è superato
in bellezza al chiaro sei sortita
statti serena a rimirar le stelle.

Il ciclo

Si cominciò a parlare di questa faccenda quando un giovane, brillante frequentatore di prestigiosa università di tecnologia, appartenente a importante famiglia della provincia, raccontò al preside, di essere stato oggetto di molestie sessuali, anche violente, nel giardino della scuola, da parte di una donna coperta dal burqa. Se ne era liberato chiamando aiuto ad alta voce e contrapponendosi fisicamente alle avance della sconosciuta. Non seppe dire quale lingua parlasse né se veramente proferì parola, oltre gli ansimi e cupi mormorii. Un fatto analogo, accadde su un ascensore, non servito da lift, nel palazzo di importante compagnia assicuratrice, dove un avvenente funzionario, venne anch’esso fatto oggetto di pesanti approcci, palesemente sessuali, da una donna coperta completamente dal burqa, azzurrino, che non rimosse mai, neanche quando tentò con forza di venire a contatto col viso di lui, baciare, pensò il giovane. Anche questa volta, le grida della vittima, fecero allontanare la malintenzionata e tutto finì con una lacunosa denuncia al distretto di polizia.

 

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Io e il mare

Mare impetuoso travolgente
come i miei sensi
al pensiero di te
Spume bianche s’infrangono
su scogli inermi
spruzzi salmastri
m’imperlano il viso.
Mi manchi
Stringimi a te riscaldami
prendi questo sale dalla mia pelle
coi tuoi baci
calma la mia voglia smaniosa
sazia la mia sete
col nettare del tuo fiore.
M’inebria la salsedine
il salmastro mi esalta
il ricordo di te
alle onde sussurro struggente
il tuo nome.

Divertimento

**********
Ho combattuto
contro i battiti
del mio abbattuto cuore
Non l’ho battuto
ho perdo
ed ora pulsa
ma in cattività
ma che attività?
*****
Le ho combattute
e le ho battute
tutte quelle mie battute
che da pagliaccio faccio
per togliermi d’impaccio
ora mi boccio!
*****
Li ho combattuti
e li ho battuti
tutti i miei bottoni
che stretti
porto al petto
Nudo e muto
sarà velluto?
*****
Seta ritorno
se scrivo e sogno
soffice vento
nell’immenso mio divertimento
**********

Falafel

Stasera mi son fatto un falafel
perché gli angeli mi hanno detto
che è come neve questo vivere di squame
come lisca ben succhiata
da mio nonno ubriaco
con un cancro alla mascella
stasera mi son fatto un falafel
pensando ai crocefissi che ho baciato
di mia nonna
e riandando alle bestemmie
che dicevo, bambino
per far ridere i parenti
salamandra
non piango più il fuoco che urla dentro
è un animo da sbarco questa storia
passeggiata ai bordi delle frane
ah mia cerbiatta, ti amo
così arabo che il falafel è un semolino al confronto
ti avessi fra le mani, adesso
ti mangerei l'anima
di morsi farei omaggio alle tue cosce
sono semita e mi chiamo adamo
sono polvere e argilla densa
mia lilith
che platone mi stia lontano.

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