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Nuova passione

Mi hai trovata al chiaro di luna
che sognavo un amore lontano
occhi lucidi languidi perduti
nel blu della mia notte
senza stelle
Mi hai preso la mano e portata con te
nelle tue fantasie
che ora sono le mie
Hai dato un senso nuovo alla mia vita
una luce vibrante mi accende
vivi riflessi da togliere il fiato
mi colorano gli occhi e il cuore
e sono viva ancora palpitante
nella magia di una nuova passione
con te.

Vita in salita

vedersi su un piano
inclinato esistere -
sperdimento in
lunato albeggiare
su deriva dei sogni
-lama nella mente-
 
incrinata azzurrità
il vetro del cuore
 
© flymoon

Alzati

han suonato

le campane della chiesa
scomposto il suono  
tremante sapeva di resa
 
hai indossato ali di Falena
trascinando
la tua anima straziata
attonita e muta
per le strade senza meta
della città sepolta
per punirti
dell’incolpevole impotenza
 
il buio della morte
ti è entrato dagli occhi
sbandando il passo
il grido silenzioso
 
della paura
ha strappato le carni
 
Alzati
sorella mia
affonda le mani
al centro del tuo dolore
e soffocalo con forza
 
Alzati
come Araba Fenice
risorgi più bella
e più forte
sconfiggi la morte
 
Alzati anima candida
come le tue montagne innevate
il sole sorge ancora
per riscaldare i nuovi prati
 
Metti l’abito nuovo
del sorriso
io ti darò la mano
sarò con te
ritornerà di nuovo
il paradiso
 
 

Viaggio

tra i miei banchi amati

Il viaggio in otto lustri s'è fermato
inizio in un ottobre assai fumoso
quando la bruma si calò nel luogo
in borgo sconosciuto dei miei sogni

passava allora il tempo dei vent'anni
trascorsi un poco ad aspettare il tempo
gradino su gradino incominciando
a prendere per mano la mia sorte

quanti orizzonti ho visto nel mio viaggio
giochi di ruolo tra i miei banchi amati
intento ad imparare ad imparare

in edificio fatto su misura
tempio caserma oppure post moderno
secondo il vento che correva allora

 

Copyright © Lorenzo 12.12.09

I giochi perduti

Rischio supremo
finte dediche,
giochi sparsi
in piccole intimità
cosparse
fra dedali giocosi
e ricreati anfratti
odo, fra mille pressioni
le mie intime follie
rispecchiate
in un angolo di lucida
armonia

Sbriciolando monumenti dal tempo

Quel suo vestito rosa, nascondeva
un corpo da favola, amico mio, sapessi
(sorrido quand’oggi ci penso, così smaliziato)
che corpo che aveva…

Si era ragazzi allora,
il terreno sotto ai piedi filava come la luce,
il suo muoversi di ragazza dai capelli biondi
(sempre a passarci in mezzo le dita)
e rideva e ridevano i suoi occhi verdi.
(I suoi occhi verdi la nostra passione)
che a raccontarlo si parlava per ore
(e ne parlavamo, eccome, se ne parlavamo)
ed io, che avevo strapazzato quel cuore,
io, lo posso dire. Io, che avevo guardato
nel fondo del fondo del verde,
del fondo, del furbo, dell’iride che aveva
e si scherzava.

Si ma poi?
Poi sai come vanno le cose,
aveva scelto un altro
(sorrido adesso, ma come rimasi…)
mi aveva salutato con un sorriso d’estate.
La ricordo come adesso quell’estate.
Forse l’ultima estate del sole che si nascondeva
tra i grigi mischiati dalla scogliera di Nervi,
dove la sera scolpisce i ricordi,
tra un rosso-viola di un sole al tramonto
che i pittori siedono e lo fermano lenti,
sulla loro tela.

Si ma lei?
Adesso ti racconto.
Ricordo si perdeva nella folla disordinata,
e si voltava dalla passeggiata, salutandomi,
cercandomi tra gli amici e sorrideva.
Io di rimando facevo arrivederci
chissà se mai l’avrei rivista più.
Ma il destino a volte perdona e condona tutto,
a volte scolpisce monumenti di ricordi
e si perde nel tempo.

Cosa vuoi dirmi?
Volevo dirti che li vedi spesso camminare
mentre giri per negozi o aspetti il verde
di una strada principale.
Li vedi trascinarsi pesantemente dondolarsi Leggi tutto »

cascate

"fragore sui timpani,
assordano
le tempie
le rapide
veloci.
volto l'occhio
velo sul paesaggio,
c'è la foschia d'acqua
che
cancella tutto.
brividi sotto la pelle
è umido il mio intendere.
cielo non si asciugherà più il ciglio.
piango sul muro
ed il rimpianto va nel vento
dietro un non placido fiume
che prende le distanze".

Sono figlio del mare

Con le gambe nella sabbia attendo che un’onda più lunga mi bagni. Respiro profondamente quest’aria di mare che ancora conserva il profumo ed il tepore del sole. L’orizzonte, perso il rosso, si concede al cielo e lascia la sua linea di confine. Alcune barche da pesca lentamente svaniscono nella sperduta distesa verso l’ignoto. Il vento scende e come seguace compagno della luce, dolcemente cade. L’aria umida sale ed ogni cosa lontana vibra come vista filtrata da un trasparente velo di vetro. Il silenzio s’impossessa dell’intorno e una misteriosa quiete aleggia nell’aria e porta pace. Avrò ancora tempo di star fermo su questa spiaggia per godermi questi momenti, qui sono nato e qui vorrei restar per sempre! Questo mare lo amo tanto, anche se non ha più adesso l’onda per bagnarmi come una volta. La sua distesa immobile è pari al livello del mio sguardo, mentre mi sdraio sulla sua dolce sabbia. Alla mia vista appare come unico filo sottile, come fosse una pagina della mia vita guardata dal bordo all’altezza degli occhi! Anch’io in questa posizione sono come specchio inclinato e guardato dal suo occhio esteso. Qui la mia figura perde contorno e contenuto, ma l’essenza resta! Anch’io, trovandomi nella stessa sua stessa condizione, sulla sua stessa prospettiva, sulla sua stessa linea, sono pari al suo livello e sopporto il peso dell’aria che mi comprime e mi appiattisce ma d’aria ancora vivo. Non perdo facoltà di percezioni nell’immensità di questo spazio, non mi addormento al giungere del buio, altri pensieri sono in attesa d’esame che solo adesso può giungere illeso. Penso all’insignificante utilità che rappresenta il mio corpo in questo momento e allora, un desiderio forte incontrastato mi assale.

Una pozzanghera

 

Una banale, stupida, pozzanghera
dietro il palazzo
lontano dalla strada,
si che non la schizzavano
le macchine degli idioti;
una pozzanghera
nemmeno troppo grande,
ma grande abbastanza
da permettere al bambino
di sbatterci i piedi dentro,
"che fai?"
che fa lo sa,
mette i piedi nella pozzanghera.

Una pozzanghera
grande abbastanza da metterci
una barchetta di carta
e un tappo di gassosa
che non si trova più,
nemmeno quello di birra che sotto
sotto ha una stellina.
ci metto anche un laccio,
un laccio di scarpe
come se pescassi

dentro la pozzanghera.

Specchia le gambe
specchia il cielo
specchia il mio volto
e pure una nuvola
che così si bagna,
la nuvola
nella pozzanghera,
dietro un palazzo
di un città
che non vi dico.

Che poi fa anche le onde,
piccole,
ma fa le onde
e si prende la mia tristezza
quella pozzanghera,
la poggia sul fondo,
perchè c'è del fango,
forse persino un cuore,
in fondo,
in fondo sotto
a quella pozzanghera.

buffo

assopirsi addosso
quando tutto è leggero
tipo che oggi
è la vigilia di ieri

E tu, ieri, dov'eri?
[dormivo male]
sapevi amare

Poi faccio un sogno
che tutto è buffo
pure la felicità
 

 

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