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Tra-bel light

TraBel genio del male supera di gran lunga
diabolik, paperinik e sconik
ma simpatik..
zero
mi sovvien l'esterno al mio fianco
il gesto di sinistro non mi tange
ma all'uopo, vorrei forse
la mia regina della strada,
di poesia sopraffina, Lei.
Ah, se potessi cambiare loro la sorte
ah, se vedessi ancor altrui la corte
centrando al segno con un preciso colpo,
di spada sentirei, privarmi ora della mia
rugiada, vorrei preservarmi ancor, per amor mio,
e dagli altri ceffi per or, me ne guardi Iddio.

Mi piace guardarti

Mi piace guardarti negli occhi,
mentre svanisce la notte
e dietro ai vetri,
la luce dei lampioni,
diventa evanescente.
Mi piace guardarti nuda,
diluita dal lampo
di oscillanti desideri,
vestita solo di luce e di sorriso
Mi piace guardarti,
perché solo tu
mi fai battere il cuore

Franco

Noi

Noi, noi in uno dissero
come se
ma lessicavano
filosofavano la fronte
forse credettero i più miseri
noi intanto
difendevamo le fontane
come gorghi
quale fu
la barriera che ci uccise
oggi conservata, a lutto
oggi
 
oggi, lasciati soli come cani
costretti
dai latrati
a ridiventare uomini
 
ché tutto è bene
quel che non t’affama
oggi
 
 
 

La neve fuori

Una finestra un cancello
e dietro la neve
viene giù silenziosa
morbida fredda leggera.
Qui davanti al caminetto acceso
comoda sul mio divano
calda fuori e dentro di me
ho te vicino
il tuo calore le tue carezze sfiorate
e guardo fuori la neve
sugli alberi spogli
sugli ulivi e sul prato
neve anche sui nostri capelli…
Fuori c’è gelo
fuoco nei nostri cuori.

Musiche dal primo dopoguerra

Ho acceso lo stereo,
un vecchio vinile
pieno di track, crack, strack,
canta “Somewhere Over The Rainbow”.
 
Entrano nell’aria senza permesso,
senza bussare… restano lì appese,
note pluridirezionali vorticano
come foglie al vento.
 
Lascio scorrere i miei occhi
tra i tetti e gli abbaini, al sole della città
uguale come allora, immagino,
nel quasi Natale da una finestra aperta.
 
Chissà se era così nel ’45
sopra i sogni di tutti, sopra la storia,
sopra le speranze... sospese alla deriva,
identiche note musicali…
 
Non ha bussato stamani il tempo
e neppure allora
 
bussò

Vincitori e vinti

Da queste parti 
c'è bisogno di luce
magari di calore
e un po' di cioccolata.
Forse l'inverno tornerebbe
così sui suoi passi
solo un poco
e basterebbe per vivere.
Quel che avanza
del resto è poca cosa,
la questione troppo spesso
si riduce a scremare
vincitori e vinti.

Il settimo senso

 

La tua voglia irrefrenata
Di restare ancora qui con me,
Tra quest’aria calda e dorata,
Riscoprire il sole che è in te.

Insieme esplorare lo spazio
Curvando, agli angoli, il tempo
E frenando il solito ozio
Che rapisce ogni soffio di vento.

Curiamo il neonato senso!
E non parlo del gusto né del tatto
Ma, senza pudori, intendo il sesso

Che dei nostri cuori è il tetto!
E le paure così, per via, lasciando...
I controlli del gioco abbandonando...
 

Non solo balocchi

Santa Lucia, Santa Lucia bella
non troverò alcun regalo per me
che aspetto il tuo ritorno
sottomesso dagli anni sommessi.
Mi privo del tuo incontro nolente
tra zucchero filato e torrone
succhio la fine ormai vicina
e il mio cuore non sobbalza più
spreco lacrime al tuo venire
e dispergo sul crinale la sabbia.
Del tempo, non ci rimane che qualche
giocattolo rotto, dei ricordi
l'eco lontano delle felici risa.
Il vento sparirà con il suo fischio
al di la delle montagne, irraggiungibile
così il momento della felicità
scomparirà dai ricordi di quel tempo lieto.

Flatlandia

Puntini
puntati su un cerchio

che cercano in linea equilibri
ritornano indietro girando
gridando
lì avanti c’è il mondo
 
Minuscoli
microbi in globo
che guardano minimi istanti
si senton potenti nel tempo
perdendo
il fluire e l’amore
 
Ci studian
scienziati in vetrino
stendendo ci svendono lenti
creature da laboratorio
siam cavie
d’un Dio che ci osserva
 

Noi, che dal settantadue uscimmo quasi.

 
 
Noi che saltammo sui piedi ai celerini
noi, da tempo, abbiamo posato le battaglie
e usciamo a malapena per i funghi.
 
Li abbiamo visti i manganelli a squadra
avanzare gragnuolando,
più compatti dei rovi in pieno luglio,
e sono stati ideali duraturi
quelli di noi che infissero le mani sulle spine
e lì rimasero aggrappati a sanguinare
o poi a morirne.
 
E che rimane dei tanti canti in sorte?
Dei fumogeni passati a pezze intrise?
Delle pietraie sventrate a fare colpi?
E delle colle prese ai pesci nottetempo stese?
 
Un lampo nello sguardo tra corsie opposte:
dal fievole ricordo quasi un rispetto antico.

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