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Non può finire

Non lasciarmi traboccare
dalla voglia di annaspare
nel tappeto della tua tenerezza
non posso ancora contenere
il vispo pensiero delle notti
nostre compagne di passioni
indimenticabili emozioni
che non possono sbiadirsi
in dimenticanze di sorrisi
e sguardi affamati tra noi
che ci cerchiamo e ci sfumiamo
tra la gente ignara che forse
ancora saremo li a sfiorarci
mentre tutto scorre e lascia
spazi istanti di attimi
cosparsi di rose e rosse
labbra accostante da un bacio

 

Ad occhi chiusi

Ho gli occhi impastati di fango
che scende nelle vene
e soffoca i miei sorrisi
ansante risale il corpo
e la pelle brucia di dolore
Gente avvolta nel cuore
che lento recide le dita
che contenevo in calici
delle mani vellutate
di sogni e speranze
rimaste solide illusioni
che ciò possa accadere
e di nuovo tuffarmi
nell ' inferno di fuoco
che disperde le fiamme
dell' anima e  chiede
di sognare e rimanere
sospesa nel petto
per non cadere più
ma sorretta dalle ali
che una mano amica
invola per vagare
nel paradiso di
vite pacifiche
che sgambettano
nei miei sogni

 

Come grigio

Ma quanto ti sento
in un respiro che
sgorga dai polmoni
ti sento e risuoni
negli spazi invisibili
che porto dentro 
e che vedo sotto
un velo d' acqua
e la musica che sento
scivola in superficie
giuzzando in vortici
inganni luminosi
del sole che spezza
e infrange l' azzurro
il riflesso d' un torrente
si esaurisce in un
suono distratto
e mi giro verso la distesa
di verde grezzo
di fila d' onde che
si prestano al vento
e lo portano lontano
troppo dalla vista
e si sfrangia dietro
le mie ciglia che
ferite sciolgono
gli occhi e piango
emozioni dal tutto
specchio del Mio
anima gemella dell' Io
che anima dentro...

 

Bianco

Assenza di colore che in sè tutti li assorbe
sei tu bianco davvero segnale per il lutto
così il sudario t'ha perchè simile a morte
mostrata dallo scheletro dal riso cavernoso
il bistrattato nero non è perciò a temere
chè stelle e mondi tanti tiene nell'universo
e nella scura terra s'addorme il nuovo seme
per rifiorire vita slanciata verso il cielo.

Querelle di Budapest

Sono un ragazzo fosfolipidico, alquanto triglicerico, adeguatamente glicemico, politicamente tallassemico. Epatico ed empatico nelle notti di luna piena. Un simpatico adiposo tiroideo, pseudoapollineo, non manicheo.
La mia concezione dei rapporti fra le sinapsi rasenta lo scetticismo.
Adoro assumere sostanze psicotrope come la serotonina, o l’endorfina, o l’adrenalina, o la mia nipotina.
Sono percorso e devastato da processi metacognitivi invalidanti ma esuberanti. Da recessi conativi, incoativi, cogenti; da riflessi speculari ipomaniacali e ancestrali.
In fondo, mi adagio in questa comoda ed ergonomica ciclotimia bipolare per un senso d’innata autodifesa.
Eterogabile, più che omologabile. Non tanto fallocratico, quanto falloliberaldemocratico. In fase postanale e postorale. Epidurale quel tanto da fondere l’inguinale e il supercorticale.
Sono un ragazzo complesso, munito di vocalist, basso, chitarre, batteria e tastiere. Una persona di devastante e ridente espansività leucemica. Con metastasi liriche incontenibili. Con neoplasie espressive risentite e visionarie, fra il dadaismo zurighese, il futurismo russo e il bullismo iraniano.
Ho frequentato la Scuola di Praga, quella di Francoforte. Nel ’68 ero alla Sorbona, nel ’77 alla Sor Maria. Attualmente vado e vengo fuori e dentro la Sor Angelica.
Ho conseguito anche dei Master in linguaggi non verbali a Budapest, L’Avana e Bangkhok.
La mia Bildung è complessa, arabesca, stratificata. Un castello di carta, una rondine primaverile, una paglia infuocata, un polo artico che si dissolve e autoassolve.
Un novyo de la muerte, un picaro de la vida. Una testimonianza vivente delle aporienovecentesche o delle rinascenze romano-barbariche.
Io, Angelus Novus e Homo Consumens, mi godo questo sole geneticamente modificato, tranquillamente seduto nel pergolato, qui ad Eumeswil, nella Terra del Tramonto.

(autunno 2007, dalla raccolta inedita "Querelle di Budapest. Post comici, demenziali, ludicomaniacali")

lo sguardo

L 'abbraccio del mio rimmel
in quel minimo spazio
di buona creanza
scioglie l'assenza negli occhi
carezzando le tempie.
 
Lo sguardo.
Non conosco altra via
per giocarti

come se adesso il futuro sia passato

 Difficoltà irrisorie di un tempo che è stato.
Uno sguardo, smarrito come chi di speranza non ha.
Come chi si è rassegnato al suo destino avverso.
Come un animale circondato, smarrito e braccato ma si immagina ancora un futuro roseo.
Come una nuova vecchia speranza sempre così lontana, così assurda, così malvagia.
Speranze infide a tal punto da strapparti dalla vita, così irreali da sembrare vere, così semplici da sembrare impossibili.
Come la follia che si annida negli angoli oscuri del cervello che distorce la realtà.
Come un caleidoscopio infrange la vita in migliaia di sguardi in un viaggio lungo un occhio.

Un occhio che brillava, un occhio che osservava, un occhio aggressivo che incuteva terrore, un occhio che ne accompagnava un altro, un occhio che divenne opaco.

Un occhio che ora rimarrà per sempre chiuso e con lui tutte le vane speranze. 

pace

La mia gatta riposa sul letto.
E' silenziosa e dolce come non mai.
Un filo invisibile ci unisce.
E' semplicemente perfetta.
Contemplarla nella magia
della notte, sommerso in
questo Silenzio REALE,
mi restituisce la Serenità
tanto agognata in questi giorni.
I miei punti di domanda,
che periodicamente bussano alla
mia Porta,
finalmente possono entrare
nella stanza del Riposo.

E T'Immergi Fino Al Collo Nell'Inutile Girare

E t'immergi fino al collo nell'inutile girare
degli affanni d'ogni giorno che riempiono il tuo tempo
per colmare dentro al cuore quel gran vuoto, quell'assenza,
quel silenzio lancinante che t'insegue dapertutto.

La cadenza batte svelta il tuo ritmo quotidiano:
da una cura passi a un'altra senza mai riprender fiato,
ché se provi a soffermarti sul tuo stato e il tuo prospetto
stringe in pancia la paura del futuro buio e spento.

Passa un'ora dopo l'altra, bene addentro nella notte,
poi si spegne  la candela ed il vetro ti riflette
quello che tu già sapevi: d'improvviso sei svuotato

d'ogni forza, d'ogni senso, sei deluso e scoraggiato
ed esausto ti ritiri accucciandoti nel letto
e rimpiangendo quando avevi il caldo abbraccio dell'amore.

      loripanni

Dormo di te

E dormo in una pace
che non c'è più
dove parole
cedono il suono
e le distanze saltano
il tempo,
dove la luce
si gonfia all’eterno
e sostiene
un filo sottile per mano.
 
Dormo di te
latitante al mio destino
e quella pelle vestita di cera
muta in nulla
come la gioia di un bimbo
in fumo
il canto del mare
in silenzio
il tepore del sole
in neve.
 
Dormo di te
in pensiero
per non amarti adesso
e poi basta,
dormo
per lasciarti riposare
all’infinito
e non sfuggire
in incognito al destino.
 
 

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