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Dentro di me

M'accade di parlare a me stesso
chiamando a consulto
i tanti che ho dentro:
fanciullo curioso
amante del verso
amico del bello
nemico del falso
di certo lo so
più lungo è l'elenco
però al bisogno
fintanto che vivo
non sono mai solo
chè chiamo
e li sento.
L'albero nel prato

 

Immemori

Queste nostre città devastate dalla solitudine
insinuata tra la folla distratta e indifferente
ai richiami di cuori immemori di storia
consuma la fretta i nostri passi che si perdono
tra le vie ormai senza più nome assenti itinerari
la notte la notte fontane tristi piangono
al buio nascoste nascoste imbarazzate
le loro lacrime d’acqua gocce di pianto
cani randagi timorosi si dissetano
tra lo straziante estro di gatte in amore
che piangono una bramosia di vivere
uomini uomini sospesi pochi sfiorano il cielo
tra terra e aria e mare il mare come quello lontano
quando appariva al di là d’una nave sconsolata
che lasciava il porto per altri porti lontani lontani
sullo sfondo dell’ultima parte del mare
un rosso tramonto colorato col sangue dei poeti.

Antonio Ragone  (Da "I Passi sul sentiero sconosciuto" Liberidiscrivere 2009)
 

Dedicata al mare

Lo so perché m’incanti,
mare, e i sensi turbi.
Tu espiravi frangenti sui tuoi sassi
sciabordando il tuo schiumoso fiato.

E quando s’era l’onda infranta,
minaccioso e indolente,
l’escrescenza placata,
infastidito inspiravi

nell’ansia d’un fragoroso
silenzio, nuovamente
ti riavvolgevi scagliando
le tue rabbie sul braccio
dell’incompiuto porto.

E io aspiravo che non finisse mai
la tua pacifica smania.

Antonio Ragone  (Da "I Passi sul sentiero sconosciuto" Liberidiscrivere 2009)

sabbia sulla speranza

 Sabbia negli occhi e occhi di sabbia, sabbia del tempo in un cuore lontano dalla realtà.
Le dolci lacrime della mente collassano, si dimenano in brividi raschianti che soffocano le paure.
Paura per la paura di aver paura e lampi schizzano come sangue dalle vene di un suicida che ha trovato la soluzione piu ovvia.
Lente troppo lente, le emozioni che attraversano il binario, binario della vita che si tronca in fine ma il treno passa, non si ferma a nessuna stazione dell’inconscio, passa e travolge cio che trova sui binari, passa e travolge la vertigine di un passato mai incontrato e sfiora un futuro troppo lontano per arrivarci. Lontano come le sponde del fiume che sta sotto di noi, un fiume di paura, un fiume di terrore che porta con se la piu grande sofferenza e allontana la morte che aspetta a braccia aperte il corpo inerte dell’uomo timorato e di quello che aspetta la sua fine guardando in faccia l’irrealtà della vita vera alla ricerca della porta giusta.
Porte chiuse, porte chiuse in ogni istante, porte chiuse in ogni luogo porte chiuse davanti a me. Le porte spalancate sono sempre troppo lontane, lontane come la voglia di vivere in un guscio come difettoso, un involucro scadente di carne vecchia come la speranza per un burattino di non essere scartato.
Fili, che si stendono e si contraggono, fili che ti avvolgono e che ti comandano ma le ombre restano sempre, le ombre non abbandonano nemmeno quando arrivano le complicazioni.
Complicazioni dello spazio, complicazioni nell’uscire dalle complicazioni, complicazioni nel ritrovare una vita persa e complicazioni di uscire dalla vita stessa. Ma l’uscita resta sempre sotto, troppo sotto, profondamente sotto, in un posto troppo lontano per essere raggiunto.

Ci ricorderemo di te in un immenso mare di silenzio e tutto tacque.

Chagall Volare


 Chagall  Volare

Rosso Foto Concorso Sparkling Colours

Pensierino della sera

Concentrazione occorre
un pizzico d' idea folle
tanto simile a amore
e genio per creare
qualcosa che colpisce
come quel raccontare
ai bimbi belle fiabe
con streghe e buone fate
parlanti bestie e belle
che son da liberare
e chiedere alle rime
di far gara al narrare
così che sull'istante
magia siano da amare
è un po' come scommettere
di vita lunga avere
senza mai noia provare
felice dell'esistere
anche per gioia breve.

La pesa

 

Scusi, non le sembrano un po' care queste castagne, otto euro e cinquanta al chilo; quante ce ne sono in un chilo?
Cosa ne so io? Trentacinque forse.
Mi sembrano poche per un chilo.
Allora forse quarantacinque signora.
Ah, va bene. Sa, siamo in tre.

All'amica che legge

 

Ti penso, amica, nel mezzogiorno afoso
e l'aria immota siede sopra l'anima
a memorarmi i limiti del corpo
che vorrebbe illudersi dell'ora
sempre giovane a sè per un incanto
ma non esiste fata al desiderio attenta
così che infine devo esser contento
del canto intonato sulla lira
melopea-farmaco al cuor quando delira.

 

Un muto incontro

 
 
Un soffio di tramonto
sta attraversando l’iride
e s’infrange sull’ematoma gonfio
 
penzolante ai limiti del cielo
 
Una bella invenzione questo sogno
forse un trucco di valzer
questo ballo di lacrime e di ciglia
 
dondolante all’estremità dell’occhio.

 

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