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Quella sera, a Venezia

Ora sono qui, seduto su questa sedia stile Luigi XVI, in questo salotto dove respiro Venezia e dove tutto ciò che mi circonda me la ricorda e descrive. Sono qui, arrivato buon ultimo in punta di piedi per non recare disturbo alcuno, che mi guardo attorno e cerco di trovare una posizione meno scomoda sulla sedia. Non sono abituato evidentemente. La tazzina con il caffè che gentilmente mi è stato offerto al mio arrivo ora viene rigirata pigramente tra le dita, il caffè freddo non l’ho mai amato, è una vera schifezza. Giro lo sguardo intorno a me e vedo molte facce note, ma anche molti nuovi convenuti. Manco da tempo, si vede. Le conversazioni si intrecciano, colgo mozziconi di frasi e di argomenti. Il fastidio per la posizione innaturale assunta sulla sedia sta viepiù crescendo. Raccolgo un sorriso complice dalla padrona di casa che sta farfalleggiando impegnata tra i nuovi ospiti. Non ho profferto una parola, finora. Dopo aver cercato inutilmente un tavolino appoggio delicatamente la tazzina colma della schifezza nera gelata sul tappeto e mi alzo.
Sfoderando uno dei miei migliori sorrisi idioti saluto gli astanti con un cenno del capo, inarcando un sopracciglio e mi avvio in punta di piedi, come sempre, verso l’uscita. Sulla sedia una rosa rossa fiammeggia il mio grazie alla padrona di casa. Chiudo la porta alle mie spalle, senza far rumore. Mi accolgono le note del Rondò Veneziano provenienti da chissà dove. Ah, Venexia…
 

Non è terrestre.

se veste di madreperla
di fili d'oro ha il crine
smeraldi topazi brillanti
gli occhi
musica celeste la voce
in purezza l'anima
certo è un angelo
ma non conosce il bacio
neppure l'ombra allora
lo lascio volare via.
 

Del buio e della luce.

Che ne diresti tu
se mi perdessi all'improvviso
e scivolassi di furia repressa
mischiandomi al fango
e ti chiedessi un bacio
-umida e sporca-
solo per un assaggio di sollievo?
Ora assecondiamo la luce
che  pare ci accechi
del buio però
cosa mi dici?
 

Uno sguardo e ho capito

Lirica di Vittorio Fioravanti

In quest'ora nascosta
posso stracciarti nell'aria
fendere le tue membra aperte
bruciarti a pezzi
posso
appendere un cerchio in cielo
scompigliarti di luce i capelli
e adorarti a strati
la brezza
è un sussurro d'amante
soffre la curva nuda
giù
del tuo corpo striato
d'ombre e sospiri
amica
m'afferrasti negli occhi
andavo chino fermo incupito
sprofondandomi lento
nella pelle di certe illusioni

uno sguardo e ho capito

c'è un giorno o quest'ora
in qualunque momento
della vita di uno

ora sono qui a spiarti
la gioventù levigata e tersa
appena offerta
morsa col vigore riaffiorato
e la sete subito spenta
a spiarti mentre me ne vado
con una voglia antica di frutta
fra le fronde tra i rami
e l'orizzonte verde che chiude
con una linea di polvere
il cammino di sempre
d'una strada di terra battuta
giá bianca di sole

20 novembre 1986

ancora

vara l'epilogo di un giorno disumano
prestandoci  la pioggia da sgranare

esordirà tra poche ore l'alba
restaurando la smorfia di miseria
se l'ombra, sì, se l'ombra saprà accostarla
in primo piano, seppure non a fuoco

nessuno si accorgerà del mio andirivieni
tra cubi di rottami e le radici
con l'ennesima grotta da scavare
nel tuo mare acerbo

ancora

Nostalgia

nostalgia
che fai stillare lacrime
dai suoi occhi verdi
prendi l'umile canovaccio
del mio sentimento
ricamaci un nuovo amore
e asciugherò le gocce
che imperlano il suo viso
quando la bacio.

Occhiata

Che follia
 
 
Il miele d’api
sul limitare del sopracciglio,
lì dove s’infrangono dolci intese
odi e ruvidi cipigli.
Occhio pazzo
occhio pozzo.
Isteria curvata
nel turbinio avvolto
al bordo del tuo sguardo.
Che follia
aver capito la stupida bugia
celata in quella furba occhiata.

A4ismi

(produzione 2007-2008)
 

1-Statistiche
Le statistiche dicono che un uomo su quattro soffre di disturbi mentali.
Eppure le tre persone che conosco più intimamente mi sembrano perfettamente equilibrate!

2-Diritto internazionale
Faccio appello alla Convenzione di Ginevra
e anche a quella di Lancillotto.

3-Reincarnazione
Penso che mi reincarnerò in un pelouche.

4-MP3
Sento sempre parlare degli MP3.
Ma su YouTube non ho mai trovato video di questo gruppo.

5-No al fumo.
Io ho detto no al fumo.
Lui, offeso, se n’è andato portandosi via anche l’arrosto.

6-Lavoro di squadra
Quando sono in un gruppo di persone che devono fare qualcosa,
dopo una mezz’ora si mettono a fare anche quello che dovevo fare io.
Questa è disabilità o abilità?

7-Controcorrente
Ho deciso. Andrò controcorrente.
L’Enel mi fa un ottimo piano tariffario.

8-Le grandi domande
Tutti abbiamo delle domande da porci.
E, inoltre, tutti abbiamo delle domande da pòrci.

9-Occasioni perdute
Io sono.
Io... vorrei essere.
Io... avrei voluto essere ma c’era un casino di traffico.

10-Ego inflazionato
Le Monde - Il blog rischia di inflazionare l’Ego?
Nemamiah - Assolutamente no! L’ho detto anche nell’intervista al New York Times.

11-Acidità
Mi dicono che sto diventando acido.
Solo perché ho fatto la pipì in mare
e avrebbero riscontrato sospetti shock anafilattici
su delle meduse morte nei miei paraggi...

12-Immobili
Ho solo cucina, bagno e camera da letto.
Per il soggiorno mi manca il permesso.

(continua)

La delicata ebrezza della vita

Mi è caro pubblicare le poesie più meritevoli dei componenti il mio corso:

Il succo di una fragola
Fra labbra dischiuse,
Quel mio maglione giallo
Sotto i fanali opachi.
Un profumo di agrumi
Fra i tuoi capelli chiari:
La delicata ebrezza della vita.
 
Tu che guardi e sorridi,
io che intreccio perplessa
fili di giada e d’oro
senza dire parole.
Negli occhi l’aria fredda
di una sera d’inverno’
l’allegria trattenuta
nei miei passi decisi.
Una musica calda
che risveglia ricordi,
che rintocca vibrante
nel tuo cuore gentile:
La delicata ebrezza della vita.
 
Il respiro di un bimbo
che riposa innocente,
il mio cane festoso,
un rumore di porte,
io che trattengo un libro
poggiato sopra il petto
ora assorta svagata
già distante, sommersa
dal verde dei miei sogni:
la delicata ebrezza della vita.
 
E’ tutto questo amore che mi inonda
ed il tempo che voglio dilatare,
nell’infinita voglia di creare,
nell’inesausta sete di cammino,
nello stupore, nella meraviglia
di una piccola foglia trasparente
che si allarga nel sole,
dolcemente,
la delicata ebrezza della vita.
 
                          Danila Corlando
 

Signora che rubi ai fogli un canto.

 
Per tutte le rose che possono
darti l’aria che ti traspira
non un sentiero d’inviti precorri sedendo
 
ed eri un lusso estivo.
Canta ostro nelle vie a spina
alti panni ballano l’andirivieni della sabbia col vento
spade di colore
tra due no in croce:
il muto gesto di domanda
e la risposta a fil di voce.
 
Il tuo mento sollevato al colle
si regge sui vitigni del profilo.
 
Altera come la prua che doma la tempesta
muovi gambe di tiglio chiaro
guarnite di seta antica
e fruscio di agave del giardino.
 
Musica dagli spilli sulla lavica coltre della via
peripli dei fossi
spinte
tesi polpacci contratti a ritmo
 
di queste mani
che sudano le tasche e un sorriso vinto.
 

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