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Oggi forse dovrei andare al mercato

Queste giornate sembrano volare tra un pensiero di noia ed uno di nuovi azzardati propositi, l’altalena della mente non si ferma e cerca disperatamente un appiglio per poter riprendere a gioire di ogni piccola cosa. L’abitudine a questi stati d’animo non si traduce in una maggiore abilità nel trovare una via d’uscita, ma forse solo, sapendo che ce la farò, attendo con più pazienza che qualcosa accada per salvarmi….
 
…che qualcosa accada… ma nel frattempo bisogna prendere una benchè minima decisione, quel piccolo sforzo che mi porterà ad uscire di casa, di sicuro senza meta, ed assolutamente sola, con gli occhi vuoti di precedenti immagini, il cuore aperto alla novità, lo sguardo vergine come di rinascita...
 
…di rinascita…il lume sul comodino è ancora acceso anche se la giornata è iniziata da un pezzo e il sole filtra tra le persiane annoiate urlando qualcosa in maniera incomprensibile e molesta. Oggi non andrò al lavoro, andrò al mercato…
 
…andrò al mercato…non mi serve nulla, ed è proprio per questo che andrò al mercato. Non c’è nulla di preciso che possa attirare la mia attenzione, ed è proprio per questo che andrò al mercato.
Sono grigia dentro e fuori, ed è proprio per questo che andrò al mercato.
 

Nostalgia

Apri il profumo
di quella rosa lasciata quel giorno
alla luce dei nostri occhi
oggi che il tempo è grigio
e lentamente fuori dal tempo.
I nostri baci slegati dalle labbra
nell’aspro del lontano
sono ancora dolci
ma nella mente s’avvolge
amabile nostalgico dolente.
Tocca la pelle
carezzandola col vento
soffio che s’allontana
e mai più torna.

Musica - Alexis


Alexis, Musica, matite su carta, 33cm x48cm, 2009

Sono particolarmente affezionata a questo disegno perché è nato sulle note del disco Modì di Vinicio Capossela. Quei suoni, quelle note, mi hanno suggerito tutto: forme, colori, intensità della luce. Poi il foglio ruvido conserva e consacra il fascino dello schizzo, dell'istinto, del calore e della passione creativa.
Scusate la qualità della foto davvero scadente.

Come canne al vento

Osservo, in rapida successione, tutto ciò che mi sta intorno, come in uno sfogliar di pagine tra le mie mani che siano state aperte e poi richiuse. Tutto mi appare relativo e dentro, e fuori di noi in un ordine di cose che ci coglie sempre impreparati e talvolta non c' è altra terra se non quella che ci regge precariamente, in bilico sul vuoto che ci circonda. I ricordi di un tempo già remoto sembrano venirmi incontro: speranze vaghe, avvenire non ben delineato e incerto, intollerabile vacuità latente. Un benessere misto a melanconia e le illusioni che vanno e vengono, alimentate da una natura resa tanto più inconciliabile che pur contenendo ogni cosa, di ogni cosa ci priva.
La mia ragione, tenta di respingere ciò che tende a divenire abitudine incongruente ai miei principii. Ascolto il vento, seguo il turbinìo di nuvole nere che si allontanano rotolando lungo i fianchi delle montagne giù, giù fino ai bordi frastagliati di una spiaggia lambita dalla dolcezza di onde non più gonfie di rancori e incontenibile vigore... ritrovo attimi in grado di fugare diffidenze e dissipare incertezze.
 

Gocciola l'anima sulla bellezza

 

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.
Trabocca dal mio sguardo
l’immenso
in questa notte a strapiombo
cielo e mare afferro.
 
Dinanzi danze tremolanti
s’arresta il mio respiro
chiarori alla salsedine di luce agghindano
le mense raffinate della sera.
 
Frivolo perfino il cielo
s’ammira allo specchio prediletto
lampare come stelle
centuplicano il piacere.
 
E mentre sulla passerella dell’estate
continua la sfilata delle grazie
sfugge dalle mie dita
anche il riflesso più malconcio dell’amore
 
allontana allora
almeno dalla vista
anche la tonda diva
esilio dei segreti e dei cuori innamorati.
 
E visto che ho smarrito
l’invito al party della letizia
bendami gli occhi
sull’abbondanza di questa notte spoglia.
 
tiziana mignosa
08 2009

 

C.D. Friedrich, Utterwalder Grund, 1825 - Impressioni

La rappresentazione del sublime.
Un paesaggio sospeso in una dimensione quasi estranea al mondo reale.
Una cintura montuosa, quasi come una barriera, si staglia su di un cielo incerto tra una notte annuciata ed un melanconico tramonto, in cui i colori si fondono e creano un'atmosfera ultraterrena, surreale.
Una piccola figura umana osserva l'immensità del paesaggio in cui si trova immersa. È ammutolita, attonita, forse stupita e meravigliata.
E sembra di sentirlo quel lieve canto dell'acqua che attraversa la foresta.
E si invoca il Silenzio.

Alexis
24.10.2009

Notte di Halloween

Quella notte dormii male. Un sonno agitato, convulso, abitato da presenze, sogni, incubi. Mi giravo e rigiravo nel letto ansiosamente, come in attesa di un evento ineludibile. Nel dormiveglia contavo le ore scandite dalla luce fredda del led della radiosveglia sul comodino. Assurdo, pensai, alla mia età vivere queste sensazioni di timore latente, paura dell’ignoto. Improvvisa una luce rischiarò la stanza, o almeno così a me apparve, senza minimamente incidere nel sonno di chi mi stava accanto, mi catturò e sprofondai in una sorta di coma profondo, sospeso in un limbo tra ragione e follia, consapevolmente inconsapevole dell’incubo che stavo vivendo. Eppure mi piaceva, un sottile senso di libidine interiore, quasi fisica, mi attirava verso la scoperta di quella strana forma di malia che mi attanagliava. Ombre danzanti dapprima indistinte, viepiù precise col tempo pullulavano la mia mente impedendone un percorso logico. Con uno sforzo, che a me apparve immane, distolsi il mio sguardo dalla rappresentazione e mi vidi. Sì, mi vidi. Disteso su un piano di marmo. Nudo, immobile, gli occhi chiusi, dormiente. Vittima sacrificale in attesa di un verdetto che sancisse finalmente la fine della dicotomia che da sempre aveva caratterizzato la mia vita. Perché assistere alla fine di una parte di me stesso? E poi, chi aveva organizzato questa messa in scena? Perché? Scientemente mi ribellai, utilizzando una vecchia tecnica: svegliandomi. Il led azzurrino della radio sveglia disegnava ombre rassicuranti sul muro della stanza. Il respiro regolare accanto a me rassicurava il mio ansimare calmandolo. Solo un particolare, un piccolo particolare stonava in questo quadretto rassicurante: in un angolo della stanza, per terra, un cappello da strega stagliava irridente un’ombra incerta sul muro.
 

Ho visto...

 

Ho visto sotto di me ammassi di carne umana
scomporsi e ricomporsi in orgiastiche forme.
Trasvolando il tempo come Icaro incanutito,
le ali ormai stanche appese ad un filo di cera,
fotografo nei miei occhi scene immutabili
che solo gli stolti credono rinnovarsi nella storia.
E’ ora che io smetta le ali ormai consunte
e incida con le unghie il tempo che mi rimane.
Schiavo della mia innata inquietudine
convivo con me stesso nonostante i sussulti
dell’anima che anela libertà ormai irraggiungibili.

(immagine da web)

Arte e Morte

 

Solo ciò che hai amato per davvero 

non ti sarà strappato 

ciò che hai amato per intero 

è la tua vera eredità

Esdra Pound







Una delle maggiori virtù dell’arte è la capacità di narrare la vita. Sentiamo spesso dire “ l’Arte è ciò che siamo”, ma se l’arte riflette e documenta la vita, dobbiamo ammettere che anche la morte è parte del suo

contenuto.



Fino al quindicesimo secolo l’arte aveva familiarità con la morte ma progressivamente e di pari passo con l'attitudine culturale generale, è stata ignorata, isolata e relegata a spazi ghettizzati.



Spesso nella storia dell’arte questa è stata è stata simbolizzata da una giovane vergine corteggiata da figure orripilanti, riecheggiando l'antico mito della giovane Proserpina/Persefone, rapita e condotta da Plutone/Ades nel suo regno sotterrano.


Il rimando al rapporto tra Eros e Tanatos è lampante, basti pensare a certi quadri di: Schiele, Eduard Munch, Hans Baldung in questi casi la morte è puntualmente rappresentata da una giovane fanciulla circuita da raccapricianti figure, e nel caso di “ La morte che abbraccia una donna” di Kate Kollwitz’” abbiamo una potente espressione di questa dicotomia . 



Fra i tanti il mio preferito è quello di Klimt dove la polarità Vita/morte è rappresentata da un intreccio di figure teneramente e calorosamente abbracciate, mentre uno scheletro in agguato veglia il loro sonno sereno. 

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Aspettandomi

Raggomitolato fuori e dentro, accucciato come un cane in un angolo con lo sguardo perso dentro me stesso, attendo indifeso che passi la tempesta. Tra gli sguardi indifferenti del mondo alieno c’è chi ancora sa leggere tra le rughe inespresse sui fogli di carta e questo mi dà la forza di resistere. Quando l’acqua avrà calmato le ansie dell’anima tornerò sulla mia nuvola e guarderò con distacco di lassù quell’ammasso informe accucciato in un angolo.
 

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