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di Odo Tinteri

di Odo Tinteri

Dialogando con le Ninfee di Monet

Dialogando con le Ninfee di Monet
 
Divido il disagio effimero
d'arcobaleni a svanire,
gioia dipinta d'aria liquida
in castoni di lacrime pure,
a ricordare l'essere dolce
nell'amaro esistere,
stracciando l'autunno
di ogni primavera.
 
Sottraggo la neve
dei giorni caduti
quasi per caso,
dalle arcane simmetrie
rovinate in croce al petto,
nel caotico dissenso
d'una ragione puttana.
 
Moltiplico le stelle
chiomate da punti
interrogativi in espansione.
vortici d'edera e spina
a serrare il cappio
ai polsi e alla gola,
uccidendo i gesti e le parole.
 
Così aggiungo la mia ombra,
alla natura morta
di un mare di vetro
sotto un cielo di pietra.

 

Lamento palustre

 

E va bene così fammi a fette
consumami nei tuoi rendez vous
mangiami col chili o come che vuoi tu
sono nato da una farfalla inquieta
da una giumenta che mordeva la prateria
che non conosceva altra via
che questa

io vado a farmi un goccio
noiosa è questa sera
in braccio al destino
me ne vado in un locale di Berlino
a sentire che aria tira

sbadiglio ad ogni appuntamento
mi gratto guardando Via col vento
la noia è una cosa che ti prende
e ti stropiccia qualunque cosa accada
la troia ti porta via con sé

non sono più pratico di questo posto
sono indaffarato come un ladro
a cercare oasi di ristoro

è che a un certo punto
si smanetta a vanvera sui nostri ghirigori indestinati
sui nostri casi andati di macerie
a chiederci il perché di questo ossigeno
da chi viene e che cosa è

io ladro rubo il mattino ansimando sul marciapiede
ombre intravedo fantasmi orfani di fiabe
donne indurite da tutte le contrade di questo mondo
postini che dimenticano le vie
radici fuori tempo e storie già rubate prima del refrain

non sono più pratico di questo mondo
voglio andare a pescare in una baia remota
dondolarmi in un’amaca
con per compagni aracnidi, crostacei e anellidi
granchi bisunti di palude

non sono più pratico a divertirmi dove
enigmi e mostri e libri non ce n’è
dove tutto è passato al tritacarne
dell’ubriaca maniaca ovvietà.

 

 

(dicembre 2007, dalla raccolta in pdf  RivediesisterePoesie2007-2009.

L'Albatro

Sovente, per vile trastullo, gli uomini d’equipaggio
spezzano il libero volo dell’albatro, solenne uccello del Mare,
mentre segue, indolente compagno di viaggio,
il vascello che naviga sopra le profondità amare.

Ma, ecco, l’hanno soggiogato sulle penose palanche,
questo Re dell’azzurro, ora goffo e gli occhi dimessi,
che lascia misero le grandi ali bianche
trascinare come inservibili remi accanto ad essi.

Questo viaggiatore alato, com’è confuso da se stesso espulso!
Così bello innanzi, ora è grottesco e solo!
Chi con la pipa stuzzica il becco al pellegrino avulso,
chi, zoppicando, mima lo stroncato suo splendido volo.
   
Il Poeta è questo principe dei Nembi Eterni
che vive la tempesta e se la ride dell’arciere;
esule sulla terra in mezzo agli scherni,
le ali di gigante gli impediscono d’incedere.

Antonio Ragone (Rielaborazione da Charles Baudelaire : “Les fleurs du mal”)

Da "L'isola nacosta" Ed. Akkuaria 2007

Voglio tè

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Sereno, nella tazza
galleggi e ondeggi
sorridi al gineceo
infuso giallo giallo (per me)
e la bustina del tè

Respiro attimi

 

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.
Ogni tanto mi piace rovistare
in quei luoghi dove l’adesso non mi concede di tornare
e mi lascio allora trascinare
in quel vortice accaldato
che mi fa ancora emozionare.
 
Sulla scena respirata a menadito
l’allora assaporo sul presente
sul tuo sguardo che mi veste come guanto sulla pelle
sulle labbra tue introverse
bianco e nero sulla chiacchiera degli occhi.
 
Accattivante è lo splendido sorriso
che legna secca aggiunge
sulle fiamme della voglia
non bisbiglia tenerezze al chiar di luna
ma notti estreme deste e grida di passione.
 
M’incendio dentro al rogo del tuo sguardo
tra polpastrelli e labbra di piacere oscillo
tra il ruvido che le mani col pensiero afferrano
e l’umido tepore della tua bocca
nettare prelibato per il gusto.
 
tiziana mignosa
10 2009

Pensieri

Gli stati d’animo
che mi attraversano
sono del tutto nuovi
precari, sfuggenti e mutevoli
come le onde
di un mare inquieto.

La mia meta sembra fuggire,
disperdersi fra le nebbie
e fra occhi sconosciuti.

Franco

Vecchi grammofoni

 

ti lascio agli angeli

"ti lascio agli angeli
o alle rondini
in quella traiettoria
in quelle corti
io non ci riesco
io sono malamente vivo
riesco a sollevarmi
come appena un pesce
soffocante
tu non stai bene qui
e io non ti trascino più
come fossi un monumento
il costume del mio amore"

L'Ultimo Velo, fiaba scritta ed illustrata da Antonella Iurilli Duhamel

Tutti erano lì a chiedersi: “Perché? Leggi tutto »

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