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Poesie spiegate dagli Autori

 

Una topologia dei sensi per una diversa logistica della parola

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Copertina del Magazine di Natale

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a cura di Anna De Vivo e Immacolata Cassalia

blog di blinkeye62

Letto

Riposo...riposo...riposo...
Senza voce cullo emozioni vergate
dal sangue di un amore che
ancora deve sbocciare...
Costrizioni ingenue come
sorrisi riluccicano senza  darmi tempo...
e in esse odorano patimenti
strasbordanti di te...
In questo covo  odorante
amo vederti esangue dopo il
mutevole deviatoio di sospiri e
lacrime corpose d'amore...
Resto là, ancora ancorato al silenzio
di un lamento di cui non oso staccarmi...
Deh...Lingua senza decisione mi darà
il tuo bisogno e di nuovo l'incontro
si sancirà del suo intento sul nostro covile...
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La spiaggia di Eva

I grandi occhi  di Eva si aprirono a fissare il soffitto della stanza. I pensieri presero in quell’istante ad affollare la sua mente. Sbatté le palpebre e volse lo sguardo verso la finestra spalancata. I raggi del sole entravano dolcemente, sfiorando i suoi capelli sciolti sul cuscino. Con i fasci luminosi faceva il suo ingresso anche la voce del mare. Giungeva come un’ antica e commovente cantilena a rammentarle l’imperfezione del suo cuore. Solo una candida striscia di sabbia  separava il mare dalla sua casa, per quella ragione l’aveva scelta: “apro la finestra e sono sul mare!” si era detta appena  l’aveva vista. Eva richiuse gli occhi per un istante, e quando li riaprì discostò dal suo corpo le coltri. Si sedette sul letto e, sollevatasi diresse i suoi passi verso la porta. Senza prestare attenzione allo spettacolo che si svolgeva alle sue spalle, …come se il suo animo fosse stato in grado di apprezzarlo. Varcò quindi la soglia della sua camera e percorse  il buio corridoio, per giungere poi nella cucina. Il vaso di vetro e il piccolo pesce rosso attirarono la sua attenzione, due passi e vi si trovò innanzi. Aprì l’anta della credenza per estrarne il piccolo contenitore del mangime e versarne una presa. Appena il cibo raggiunse la superficie dell’acqua il piccolo inquilino si proiettò su di esso e iniziò a banchettare. Un lieve sorriso comparve sul volto della donna, che subito si allontanò e aprì il cassetto dei medicinali. Flaconi su flaconi riposti ordinatamente in fila come bravi soldatini, uno di fianco all’altro.  Afferrò quindi tre contenitori ripieni di piccole perle, piccoli perfetti gioiellini. Prima di varcare ancora la porta si voltò un’ultima volta verso il pesce e la ...Leggi tutto »
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Ogni dubbio - parte ottava -

-  Ottava parte -

Il suo viso ebbe una contrazione involontaria, dettata più che altro da una tensione tangibile e da un nervosismo evidente. A quelle mie parole, reagii con un flebile sorriso e, voltandosi verso Sonia che si trovava leggermente alle sue spalle indaffarata con la bambola, disse  – il posto è sicuro per ancora un paio d’ore. Mi voglio fidare di te, ma se appena mi dovessi accorgere che mi vuoi fregare ti ammazzo come un cane…Hai inteso? -.
- Certo che ho inteso…-. Finalmente,  ero riuscito a tranquillizzarla, l’avevo convinta che di me si poteva fidare e che, per quanto mi fosse stato possibile, l’avrei aiutata. Dopo aver pronunciato quelle parole di tregua, per dimostrare che faceva sul serio appoggiò il revolver sulla tavola e fissandomi intensamente dritto negli occhi iniziò a parlare.

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Ogni dubbio

La donna, prima, guardò la bimba e poi il sottoscritto e senza proferire una parola si riversò sulla bimba, la quale, nel vederla, sorrise con calore. Senza indugi le tolse dalle mani il revolver e, biascicando qualcosa in russo, si girò nella mia direzione.

- parte settima -

La donna, prima, guardò la bimba e poi il sottoscritto e senza proferire una parola si riversò sulla bimba, la quale, nel vederla, sorrise con calore. Senza indugi le tolse dalle mani il revolver e, biascicando qualcosa in russo, si girò nella mia direzione.
- Bene…Vedo che te la sei cavata…- disse puntandomi l’arma contro.
- Non grazie a te…Traditrice…Avrei dovuto dare retta al mio istinto e non fidarmi….-.
- Hai ragione Franco…Forse avresti fatto meglio a dare ascolto alla tua prima sensazione…Evidentemente hai seguito il cuore e, purtroppo, in queste cose procedere in questo modo non sempre porta risultati…- spiegò molto freddamente. Era dannatamente bella e mi sembrava così strano quel comportamento esageratamente freddo, glaciale e oltremodo distaccato.

 

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Ogni dubbio - sesta parte -

parte sesta
 
A quel punto, tra mille pensieri che mi frullavano in testa, ce ne fu uno che risultò vincente. E avvicinandomi lentamente alla scala, ributtai la vocina nel pozzo della coscienza e cominciai ad ipotizzare chi avesse potuto provocare quel rumore sordo. Potevano essere altri orsi russi che attendevano il momento propizio per agire o, ipotesi più plausibile, poteva essere la stessa donna bellissima che, qualche momento prima aveva tradito la mia fiducia e che ora, per timore, preferiva aspettare che la situazione s’acquietasse per poi sgattaiolare indisturbata. In cuor mio speravo che fosse proprio lei, così avrei potuto una volta per tutte chiarire questa assurda vicenda. Tanto irrazionale per le modalità, quanto illogica nei suoi aspetti più marcatamente personali. Cosa cercava di così importante Olga da buttare nel dimenticatoio un periodo d’amore così intenso, mi chiedevo mentre m’apprestavo a salire quella scala piuttosto traballante. Era stata sincera, almeno così m’era parsa e, se non lo era stata…beh, aveva interpretato una parte da oscar. La scala scricchiolava ad ogni passo che facevo e più m’avvicinavo a quella porticina socchiusa e più saliva la tensione, una volta raggiunto il mezzanino, mi fermai e, prendendo un ampio respiro, appoggiai la mano sulla maniglia. ...Leggi tutto »
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Ogni dubbio - quinta parte -

Respiravo a fatica e, per quanto fosse sembrato facile abbattere quei due rinoceronti imbizzarriti, non lo era stato affatto. Avevo dovuto fare appello a tutte le mie forze fisiche e mentali per poter avere la meglio su quegli individui  Presi fiato, m’inginocchiai appoggiando entrambi gli arti superiori sulle ginocchia e, lasciando cadere a terra la sbarra di metallo, mi guardai in giro. Era mia fervida intenzione dare una  bella lezione a Olga e con questa convinzione lo sguardo scandagliò l’intero ambiente. Mi sollevai con estrema lentezza, ma di lei non c’era più traccia. Era sparita nuovamente, ancora una volta questa sua strana prerogativa s’era dannatamente concretata. Dando un’ultima occhiata ai corpi immobili sul pavimento, raggiunsi quella che doveva essere l’uscita, mi fermai e, prima d’oltrepassarla, mi girai indietro convinto più che mai che questa vicenda doveva essere a tutti i costi risolta. Varcai senza esitazione l’uscio e mi ritrovai in un’ampia stanza illuminata a giorno. Era ampia, spaziosa e ben arredata, al centro della stessa, posizionata strategicamente, una scrivania in legno mostrava tutta la sua solennità. Su di essa, ordinati, facevano mostra di sé un registro, un faldone blu, una lampada e un bicchiere che conteneva un mucchio di penne colorate. Mi avvicinai senza alcun timore e, raggiuntala, sospirando vi appoggiai le mani. Nella stanza aleggiava uno strano odore di alcol e tabacco, come se qualche attimo prima qualcuno avesse dato un festino senza curarsi troppo di ciò che stava accadendo solo qualche metro più in là, e, magari, era proprio così, quello che stava capitando doveva rientrare in un piano prestabilito.

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banco risposta

Eccomi qui a riprendere la via che avevo lasciato un po’ di tempo fa…In questo nuovo cammino, cercherò, come ho sempre fatto, di mettervi a disposizione ciò che in tutti questi anni, che sono tanti, ho appreso…Ma lasciamo stare ed entriamo nel vivo.

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Ogni dubbio - quarta parte -

Mentre le tenevo ancora la mano premuta sulla bocca.
“Allora hai capito bene…Ti lascio se mi assicuri che non emetterai un fiato e mi spiegherai tutto”. Con gli occhi, che in quel momento avevano assunto una venatura di tristezza, mi diede nuovamente un assenso confortante. Lasciando lentamente la presa, mi scostai e con un movimento elastico m’alzai in piedi. Ma si sa che il mondo femminile è quanto mai strano, possiede un’imprevedibilità che ha mille sfaccettature…E così, non appena Olga fu in posizione eretta, cominciò ad urlare in lingua cirillica frasi che non avevano nulla di buono.
- Olga…Non puoi farmi questo – le sbraitai addosso. A quegli urli la porta del magazzino si spalancò subito e, in pochi secondi, gli energumeni si presentarono nel luogo con aria quanto mai adirata. Non potevo certo farmi catturare ancora, anche perché in quell’occasione non sarebbero certo andati giù leggeri, quindi, guardandomi attorno, intravidi vicino ad una cassa di legno, che distava da dove mi trovavo solo tre o quattro metri, una sbarra di ferro. Senza mai staccare gli occhi da quei due elefanti in costante avvicinamento, m’affrettai proprio in quella direzione pensando che quel pezzo di ferro potesse ritornarmi utile nella difesa. Con una velocità che mi sorprese non poco afferrai quell’arnese metallico,  cominciai a farlo roteare come fosse una lama affilatissima e assunsi un’espressione torva. Avevo una paura sfottuta, ma questo loro non dovevano saperlo….Anzi, non appena li vidi sopraggiungere, gli scaraventai addosso un’energia che li lasciò piuttosto disorientati. Rallentarono la corsa e si bloccarono a solo due metri dalla mia posizione, poi, guardandosi in faccia, fecero un risolino irritante…Mi stavano prendendo in giro

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Fede prioritaria

Voci senza tempo...
Il cuore non porta croci,
il velo non ha giochi di fede
ma solo vestigia di nutrimento
per chi possiede la verità...

Burka, minareti frastagliati in
tremore giallastro di sole coperto
di finisima sabbia s'innalzano
senza tempo...

E noi,
arroccati senza apertura...
gli uni di qua...gli altri di là...
ferro, scimitarre, siure e vangeli
non basteranno a lenire il
sangue dei morti che segneranno
gli ottusi estremismi...

Basta...
il mio cuore è stanco,
svilito in tesi pregne di non fede...
ché tutti danno sicuri d'essere nel giusto...
ma che verità di fede si palesa
nella morte o nei veti politici...

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Ogni dubbio - terza parte -

“Come sto un corno, ti vuoi decidere una buona volta a dirmi dove lo hai messo? Ma messo chi, cosa... Senti tesoruccio, non fare lo gnorri che con me non attacca...Se non me lo dici... giuro che ti faccio un buco in testa... A fatica cercai di mettermi in una posizione migliore di quella che i due energumeni mi avevano messo, ma visto che ero impacchettato come un salame non ne fui capace. Olga, con un cenno della mano, diede ordine ad uno dei due uomini di slegarmi, cosa che lui fece subito senza battere ciglio. L’ammiravo per la sua forza e la sua arroganza che non guastava affatto la sua matura bellezza, ma ancor più ammiravo la sua dolcezza e la sua sensualità. Erano state proprio quelle sue qualità ad affascinarmi. Mentre la osservavo in quella bellezza tipicamente russa, ricordai il nostro primo incontro. “Quel giorno ero così intento ad ammirare e fotografare la piazza Rossa con i suoi monumenti: la cattedrale di S.Basilio, costruita da Ivan il Terribile, e il Cremino, che tutto quello che mi stava intorno non aveva più consistenza. Il Cremlino di Mosca, il più famoso dei cremlini, una cittadella fortificata posta nel centro geografico e storico della città, sulla riva sinistra del fiume Moscova e sede del governo, il più importante complesso artistico della nazione. In cirillico=kreml che significa fortezza per l’appunto, circondato dai “giardini di Alessandro” uno dei primi parchi pubblici moscoviti e che si affaccia sulla piazza più suggestiva e conosciuta al mondo. Era una giornata fredda ma luminosa, il cielo era terso, i raggi del sole dardeggiando sulle cupole della cattedrale facendone risplendere gli ori e creando attorno ad essa un alone di mistero. Tanta era la gente che come me affollava la piazza, turisti e non.

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Ogni dubbio

Perché sono qui? Mi chiedevo ancora intontito dall'anestetizzante Intorno, nel fioco bagliore di una lampadina appesa ad un filo che penzolava come un sudicio cappio, le cose mi sembravano ancora indistinte, prive di quella chiarezza che te le fa riconoscere nel loro significato intrinseco...La testa mi doleva come se una mandria di bufali, arrabbiati, avesse preso possesso del luogo fregandosene del mio divieto...Eppure, se non ricordavo male, a livello pratico, era stato così. Due energumeni erano entrati nell'appartamento sbattendomi a terra e, dopo avermi imobilizzato come un salame, avevano dato il via ad una perquisizione in bello stile...Erano stati talmente veloci che prima che potessi reagire ero stato messo a tacere senza colpo ferire. Ma chi erano, ma soprattutto cosa volevano da me...Da sul divano li potevo vedere. Si muovevano velocemente, le mosse erano da professionisti e, mentre agivano, nemmeno una parola. Silenzio...silenzio e ancora silenzio. Il primo mio pensiero si focalizzò sulla rapina, ma subito dopo qualche istante, vedendo come si muovevano, la scartai a priori. Cercavano qualcosa, ma cosa...Ero completamente frastornato e cominciavo ad avere paura, anche perché, dopo una ventina di minuti, visto che ciò che stavano cercando non era stato trovato, di comune accordo decisero di portarmi fuori. Uno dei due prese un cappuccio e, infilandomelo in testa, disse secco "Non parlare e non cercare d'attirare l'attenzione...e non ti accadrà nulla". Ridicolo. Come avrei potuto parlare. Il bavaglio, che mi serrava la bocca, era così stretto che non sarebbe uscito neppure un fiato. Compresi che mi stava pendendo in giro e l'ultima cosa che vidi della sua faccia fu il suo ghigno. Poi fu solo buio e svenni. Mentre stavo lentamente riprendendomi, in lontananza, percepivo rumori di traffico cittadino.

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Torre di gioia

Piango e ancora piango ma la ragione non so. Eppure ho occhi puntati sul cuore di chi non conosce dolore, ma sa tutta la sofferenza che porto dentro...Mi alzo ogni mattina con il respiro di chi sa che presto o tardi dovrà pagare un fio troppo oneroso per la vita che ho seguito con cura e passione. Pazienza.

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Tag. Poesia Orientale
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a cura di Ezio Falcomer

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