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blog di Elisabetta Rotondi

Al continente degli antenati

Sottobosco blu e marrone

come un manto di morbida terra

cammina con una corona di basilico

fresco è il suo passo.

 

Fredde le mani, trema il fiume

che gli scorre tra i sandali bassi

una casa, bassa, vicina, vecchia

sedia di ferro coperta di foglie.

 

La grande missionaria Madre Teresa

In ginocchio

in remoti sobborghi

di multiformi città

coi suoi piccoli occhi

affondati tra gli incavi

delle rughe senza tempo

coi suoi zigomi tenaci

e il sorriso candido

ugualmente pronto.

 

E’ motore di carità

concepita e offerta

che sospinge

A ridosso dell'orizzonte

La morte si avvicina

con lenti passi

si sente nelle ginocchia

si vede sotto gli occhi

e dai lividi violacei.

Minaccia la fine

costringe a salvarti l’anima

appena dopo l’errore,

a ridosso dell’orizzonte.

Ogni giorno che fa

la sua spietata comparsa

ti mostra lo specchio

Tramps

Appollaiati lungo i binari dell’anonima stazione

illegittimi figli del mondo

briciole sporche gettate via da tavole pulite

indifferenza dell’uomo cinico

non chiedono nulla

solo di stare lì a terra

lontani dalla frenetica quotidianità

vicini al darwiniano mondo parallelo della sopravvivenza

T'ho trovato in lacrime

Un resto di magia

su di un altare

di rose e panetti.

 

Son passata a cercarti

ma non c’eri

tra gli scanni e le pentole.

 

Sono venuta a dirti addio

e allora sì che t’ho trovato

in lacrime.

 

Sotto la polvere (L'Aquila 2009, Genova 2011)

Sotto la polvere

delle macerie,

 

fra libri bruciati

e matite spezzate:

 

voci di uomini

e sorrisi di donne,

 

di un passato vicino,

per sempre nella memoria.

 

(in Viaggi diVersi. Antologia poetica, Roma, Pagine, 2012)

Una casina francescana (dedicata a S. Pio da Pietrelcina)

camera di Padre Pio a Pietrelcina (foto di Elisabetta Rotondi)
Una casina di pietre grigiastre
bassa e calda
tetto spiovente
fu la tua dimora
 
Padre dolorante
amante di Dio
e della Madonna.
 
Tutte stradine lucide
per il perenne passaggio

I dolori del vento

Notte dell'Angelo

Notte, oh notte fredda!

Duole la testa, gli occhi,

la schiena e le mani.

Non è arrivato stasera

mentre la nebbia passeggia

tra gli alberi bui.

Passano scene di sogni,

di film, di gesti andati.

Rivedo i passi, le suole,

le corse.

Sento l’eco delle risate.

Per non dimenticare

Bahnrampe (rampa dei treni) nel campo di Birkenau. Dal 1944, vi arrivavano convogli di deportati.

Ammucchiati in un angolo

gli uni sugli altri

corpi inermi, smagriti,

marciti,

altri in piedi

per sopportare l’ultimo strazio

dinanzi ai loro occhi,

 

l’ultimo respiro concesso

in quel buio, lugubre,

infernale fosso

dove entravano uomini,

donne, bambini e

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